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"Amerai il tuo prossimo come te stesso"

I testi della Scrittura di questa domenica sono disarmanti per la loro semplicità. Nel primo brano tratto dal Deuteronomio, Mosé esorta ad amare Dio, osservando la sua legge. Il risultato sarà una terra dove scorre “latte e miele”.

Dello stesso tenore il salmo 17:

«Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici. 

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.» 

Infine il Vangelo offre la risposta di Gesù allo scriba (esperto delle Scritture) che gli chiede quale sia il più grande comandamento. Il Signore risponde:
«Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Sono frasi che ascoltiamo da quando eravamo piccoli. Forse è utile chiedersi come scoprire e applicare queste indicazioni. 

Una sola indicazione

Nella storia della Chiesa sono state fatte molte riflessioni su queste parole del Vangelo. Una delle domande centrali è che rapporto c’è tra amare Dio e amare il prossimo.
Ha ragione san Tommaso che ha risposto scrivendo che, in realtà, si tratta di un solo comandamento “Ama Dio”, aggiungendo, “ama tutto ciò che Dio ama”.
Sono possibili tre modi di scoprire e amare Dio. Il primo modo è quello di “leggerlo” attraverso i misteri della natura: sia vegetale, che animale e umano.
Non è difficile scoprire le bellezze del creato per chiedersi: “come è stato possibile?” La risposta è solo una grande amorevolezza (sia intellettiva che affettiva) poteva creare un equilibrio che sa di miracolo: una nascita, le stelle del cielo, le stagioni sulla terra, il mare, i monti, gli alberi, gli animali sono “miracoli viventi” che rispondo alla legge naturale, lasciando senza risposta la domanda di chi abbia creato tutto questo.
I cristiani rispondono: è stato Dio, nell’immensità dei suoi poteri e della sua attenzione al creato.

L’altro da amare 

Il secondo modo di accostarsi a Dio è la relazione con chi sta accanto. E’ stato chiamato in molti modi. L’altro, il prossimo, il diverso da sé. In realtà ogni persona ha gli stessi sentimenti, reazioni, sogni e desideri dei propri.
In alcune circostanze sono molto intensi, quali la famiglia, gli amici, i legami di sangue. Ma anche per chi è lontano, non è difficile scoprire che chi è vicino è perfettamente uguale a te, anche se parla in modo diverso, veste e mangia a suo modo, parla un’altra lingua.
Il cristianesimo ha il primogenito di ogni prossimo che è Cristo. Uomo come tutti, ha lasciato il segno per il rispetto,  la dignità, la mitezza, la donazione.
E’ diventato il faro di ogni esistenza perché ha incarnato in sé ogni parola, azione e dedizione. Egli ha rivelato il volto di Dio; l’ha reso umano, comprensibile e raggiungibile per ogni creatura. In fondo ha detto di essere umili, miti, consolatori, giusti, misericordiosi, sinceri, pacifici, fedeli.
E’ quanto desideriamo che gli altri siano nei nostri confronti. Così indica il discorso della montagna. In esso coesistono l’introduzione e la conclusione del progetto di Cristo. La chiamata ci avvicina a Dio in una spiritualità alta che sottolinea la “somiglianza” delle creature a Dio. 

Nel profondo di sé

Infine c’è un terzo modo per incontrare Dio e amarlo. Avere la capacità di interrogare se stessi per scoprire i motivi profondi del proprio esistere. Nelle contraddizioni tra virtù e peccato, tra santità e perdizione trascorre il tempo della vita.
Ad un esame attento si intuisce qual è la luce e quale perfezione. I dettagli inconsistenti non meritano attenzione. Sono significative le tentazioni di essere superbi, aggressivi, indifferenti, prevaricatori, intransigenti, bugiardi, bellicosi, infedeli. Il tutto per delizie passeggere e nemmeno complete Si dimentica l’altro per innalzare se stessi. Giustamente la Scrittura ricorda nel Magnificat (Lc 1, 51-55):

«Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; 
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi. 
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia, 
come aveva promesso ai nostri padri.»

Sarebbe sufficiente un po’ di saggezza, senza scomodare la santità.

4 Novembre 2018 - Anno B
Domenica XXXI tempo ordinario
(1a Lett.: Dt 6, 2-6 - 2a Lett.: Eb 7, 23-28 - Vangelo: Mc 12, 28-34)

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