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Natale. La presenza umana di Dio

Sono molte le letture bibliche dei giorni di festa del Natale. Quest’anno l’ultima domenica di Avvento è a ridosso del Natale stesso. Per la festività della nascita del Signore sono previste ben quattro liturgie: Messa vespertina, Messa della notte, del mattino e quella del giorno.
Commentando la liturgia del giorno sono due i grandi filoni di guida: il ringraziamento, frammisto a speranza del tempo che verrà, la radice della presenza di Dio in mezzo a noi con la nascita di Gesù.
Questi due momenti diventeranno un solo anelito che vive in ogni popolo: la tranquillità di godere del bene del creato.

L’inno di Isaia offre la speranza:

«Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.»

L’attesa della salvezza è il sentimento che il profeta suggerisce. Nelle sue esortazioni aveva anche ripreso duramente il popolo che si era allontanato da Dio. Ora, dopo i lutti dell’invasione e della devastazione, offre speranza e gioia. L’opera di pace è attribuita a Dio perché egli provvede al suo popolo. Nel tempo – con la venuta di Gesù – questo orizzonte sarà allargato. Non solo il popolo eletto, ma tutta l’umanità sarà salvata. La creazione è opera di Dio. Per questo la presenza divina è stata rafforzata in uno slancio di visione futura. Un’opera che sarà possibile se gli abitanti della terra seguiranno la strada indicata dal Maestro.

La presenza umana di Dio

L’inno con il quale si apre il Vangelo di Giovanni, nella sostanza, conferma lo speciale modo con il quale Dio si fa presente nel mondo. Il linguaggio dell’evangelista è difficile e i dubbi che fa sorgere sono molti.
Ma al di là delle incertezze, la nota caratteristica dell’inno è la rassicurazione della presenza di Dio in mezzo a noi: la presenza vera di un uomo chiamato Gesù che rivela il volto di Dio.
Seguendo le scritture si scopre che cosa Dio vuole da noi. Lascia intatta la nostra libertà. Lo si comprende con i modi di proporre la strada evangelica. Non sono obblighi, ma inviti. Fondati sull’amore verso il creatore e verso i propri simili. Il rispetto della sensibilità umana arriva ai termini dell’abbassamento divino alla dimensione umana.
Una grande occasione di poter seguire le vie indicate dal Maestro di Nazaret perché condivide in tutto la condizione terrestre.
E’ possibile, per chi lo voglia, avvicinarsi al modo di pensare e di agire di Dio. Gesù lo fa con molta semplicità: parlando in parabole, con linguaggio comprensibile anche ai più semplici, elevando ad una dimensione veramente eccelsa i comandamenti pure indicati già al popolo Ebreo.
Il progetto che illustra Dio si incarna nella sensibilità umana raffinata. Chiede di essere umili, miti, consolatori, giusti, misericordiosi, sinceri, pacifici, fedeli. Fa sognare un’umanità tenera, attenta a tutti i suoi componenti, generosa ed attiva.
I due termini del grande problema umano della creazione e della continuazione della vita vengono portati ad unità. La via con la quale si giunge a Dio è unica: attraversa l’umanità e riceve risposte dai comportamenti umani.
Si può così benedire Dio per quanto ha offerto a ogni individuo, con la natura, con gli animali, con tutta la terra. Ma è richiesto ad ogni creatura umana di essere benedizione.
Benedizione per sé e per gli altri. Avere la consapevolezza di essere persone privilegiate, con la possibilità di essere e fare felici. Per questo essere di benedizione è un’ulteriore occasione di diventare utili a chi è in difficoltà. Prima tra tutti i propri cari, ma anche chi si incontra per offrire risposte di aiuto e di soluzioni.
Il Natale, al di là della tenerezza della nascita di una creatura, è portatore di speranza, di fiducia e … di amore.

25 Dicembre 2018 – Anno c
Natale del Signore – Messa del giorno
 (1ª Lett.: Is 52, 7-10 - 2ª Lett.: Eb 1,1-6  - Vangelo: Gv 1-18)                                                                            

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