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Il garante della parola sacra

Seguendo il Vangelo di Luca, la liturgia offre l’inizio della missione di Gesù. Il Vangelo si apre mostrando l’intenzione con la quale l’evangelista vuole narrare la vita e le parole del Maestro. Si rivolge a Teofilo, un personaggio noto della Chiesa di Antiochia, dichiarando le intenzioni del suo scrivere: «Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.»

Luca dunque non è testimone diretto della vita di Gesù, ma si informa da coloro che hanno ricevuto gli insegnamenti dai testimoni oculari. Scriverà un secondo libro (gli Atti degli Apostoli) per raccontare le vicende delle primitive comunità cristiane. Gli esperti datano i suoi libri agli inizi degli anni 90.

Il garante della parola sacra

L’inizio del storia di Gesù parte da Nazaret dove il Signore viveva, esattaemnte dalla Sinagoga che Gesù frequentava come fedele osservante.

Prende spunto da un brano del profeta Isaia:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».

Lo scopo del Vangelo è chiaro. Gesù si inserisce sulla linea di Isaia ben conosciuto dagli Israeliti del suo tempo. In termini chiari egli è profeta: parla a nome di Dio e, come tale, è attento a quanti sono in difficoltà. La preoccupazione è la liberazione dal male; per questo Gesù, oltre che profeta, sarà anche salvatore.
Questa attenzione si spiega perché, da sempre, le disparità privilegiano alcuni a svantaggio degli altri. Il richiamo è all’umanità delle relazioni e alla giustizia sociale della quale Dio si fa garante.
Il passaggio cruciale del brano è l’affermazione finale: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
A questa affermazione i primi cristiani credono; per questo si ritengono seguaci del Nazareno. Riconoscono a Gesù l’autorità di essere profeta, mandato da Dio. E’ il nuovo profeta che interpreterà la scrittura, volendola compiere. Un primo passaggio era stato fatto con il Battista, il quale aveva proclamato che non era lui il Messia, ma qualcuno dopo di lui del quale non era degno “di sciogliere i lacci dei sandali”. Seguiranno parole e gesti che riveleranno che Gesù è più di un profeta: è il Figlio di Dio.
Fin dall’inizio Gesù incontrerà difficoltà nella sua predicazione, nonostante i miracoli e le folle lo acclamino fino a volerlo fare re.

I nemici dichiarati

L’opposizione più forte che Gesù incontrerà ha un triplice volto: i sacerdoti, le famiglie importanti (gli anziani) e infine gli scribi.
Per i sacerdoti la predicazione di Gesù è dirompente: Dio può essere pregato ovunque, da chiunque; il tempio è un segno ma non dimora esclusiva di Dio; i sacerdoti sono servitori del sacro, ma non dispensatori di grazia.
Le famiglie potenti del tempo vengono svergognate nella loro cupidigia e falsità. I farisei ne sono un significativa rappresentanza; la polemica di Gesù con loro è molto forte, fino ad essere recepita dagli interessati come calunnia.
Infine gli scribi (interpreti della parola) che hanno stravolto il significato profondo delle scritture, facendo perdere alle parole il significato vero, ma riducendole a interpretazioni formalistiche e ininfluenti.
In altre parole la predicazione di Gesù scardina una serie di sicurezze che il popolo viveva. Reinterpreta la scrittura, a partire dalla concezione di Dio Padre e dello Spirito. Si fa mediatore tra la realtà umana e quella divina. Egli non ha alcuna pretesa nella conquista di posizioni di prestigio, ma offre una visione veritiera dell’agire di Dio.
Lui se ne fa portavoce e per questo sarà soppresso. Il suo messaggio, nell’universalità della proposta evangelica, trapasserà i confini di Israele per essere accolto nel mondo.
L’autenticità delle parole di Gesù non può essere annacquata: si ritornerebbe a ciò che san Paolo chiama “la legge”. La legge è un impulso esterno che ha i limiti della parola umana. La proposta evangelica è divina e oltrepassa le piccole questioni che la legge umana può affrontare e risolvere.
Offre una visione dell’eternità che non è – a differenza di altre religioni – umanoide. Rispetta l’umanità ma la dirige verso orizzonti oltre il tempo e lo spazio. L’orizzonte è Dio in tutta la sua grandezza e misericordia.

27 Gennaio 2019 – Anno C
III Domenica del Tempo ordinario
(1ª lettura: Ne 8,2-4.5-6.8-10 - 2ª lettura: 1Cor 12,12-30 – Vangelo: Lc 1,1-4; 4,14-21)

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