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Una umanità completa si raggiunge con l’invito a volersi bene

Dopo aver ascoltato, domenica scorsa, l’inizio della missione di Gesù nel suo paese di origine, Nazaret, con il riferimento esplicito al profeta di Isaia che indicava la liberazione dal male (proclamare ai prigionieri la liberazione ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore) l’evangelista racconta la reazione dei suoi concittadini.
E’ una reazione violenta fino a far proclamare la celebre frase che “nessuno è profeta in patria”. Un episodio che è narrato da tutti e quattro gli evangelisti, segno della sua autenticità.
I tre brani di questa liturgia costituiscono il contenuto della proposta (seconda lettura), la conferma che tale proposta garantisce sicurezza (prima lettura) e infine il rifiuto esplicito alla proposta stessa (Vangelo).

La proposta evangelica

Troppo spesso si è confuso l’invito evangelico a seguire Gesù con un obbligo. E’ un grave errore perché tutta la tradizione biblica indica invece un invito. Con Gesù è esplicito: per gli apostoli (venite e vedete; se siete affaticati e stanchi, chi vuole mi segua), ma anche per ogni cristiano.
L’agire di Dio è di aiuto e di misericordia. L’obiettivo dichiarato è la costruzione del “Regno di Dio”. In altre parole è la proposta esplicita per aderire a una umanità completa, che si raggiunge con l’invito a volersi bene.
E’ il senso del celebre brano della prima lettera ai Corinti, quando l’apostolo Paolo descrive che cos’è l’amore. Quel brano può essere riassunto nei quattro verbi finali: tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
Un’esperienza che si concretizza umanamente, quando si vuol bene. Il cristianesimo assume questo atteggiamento di benevolenza e ne fa la linea di spiritualità profonda. Non solo perché è esperienza positiva comune, ma perché si riallaccia, in maniera profonda e vera con l’agire di Dio. In questa concordanza si chiarisce l’atteggiamento di Dio: è origine della fraternità per indicarne la meta finale. Le creature possono amare perché Dio l’ha volute così. Possono continuare a vivere sicure perchè è l’atteggiamento corretto per avvicinarsi a lui. L’umanità viene assunta ed elevata a grazia. L’amore è un dono di Dio; per questo, liberato dalle limitazioni umane, può portare alla “visione” di Dio stesso.
Non c’è discontinuità tra amore di Dio e amore umano, ma continuità e compimento dell’amore totale.

Il salmo 70, in forma poetica, accoglie l’invito di Dio:

«Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.»

Io sono con te per salvarti

Il brano di Geremia vuole essere la sicurezza che ciò che è stato promesso sarà avverato:

«Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».

Non sono molto importanti i paragoni che il profeta fa per dimostrare la grandezza e la fedeltà di Do, quanto la finale del salmo: «perché io sono con te per salvarti».
L’amore che è stato donato all’umanità e che può portare alla visione di Dio è la radice dell’agire di Dio stesso. Sono qui per salvarti significa attenzione, vicinanza, fiducia, intervento provvidenziale.

Il rifiuto

L’invito di Gesù può essere rifiutato, anche violentemente. Nella storia del cristianesimo sono molte le persecuzioni, fino alla morte, di persone che proponevano il messaggio evangelico. S. Stefano è stato il primo testimone del rifiuto a Cristo.
Anche chi è vicino potrebbe manifestare un ostile disaccordo. La ragione vera del rifiuto non è la disistima o la diversa opinione, ma si basa sul rifiuto di Dio. Infatti il cristianesimo non è soltanto una forma di umanesimo, ma una richiesta di fede al di là delle proprie convinzioni.
Non sempre si riescono a distinguere le inimicizie derivanti da conflitti di religione, di razza, di interesse. Rifiutando i testimoni del cristianesimo, il termine finale del rifiuto rimane Dio stesso.
Tra i santi c’è chi è dichiarato martire in “ragione della fede”, perché la vittima non rinuncia alla propria fede. Gli esempi sono molti: da P. Massimiliano Kolbe morto nei campi di concentramento nazisti, al Vescovo Romero difensore della giustizia.


3 Febbraio 2019 – Anno C
IV Domenica del Tempo ordinario
(1ª lettura: Ger 1, 4-5. 17-19 - 2ª lettura: 1 Cor 12,31 - 13,13 – Vangelo: Lc 4, 21-30)

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