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E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono

In questa domenica la liturgia, seguendo il Vangelo di Luca, ci propone la chiamata dei primi apostoli. Le chiamate da parte di Dio hanno scenari diversi: dalla solennità che il libro di Isaia ci propone, alla riflessione che fa su di sé san Paolo, fino al racconto dell’evangelista per la missione affidata a Pietro; il racconto di Luca, segue, nella sostanza il racconto di Marco. Nonostante scenari diversi, ciò che conta è la “parola” di Dio indicata a Isaia e agli apostoli, dettata da Gesù. I discepoli obbediscono alla parola, perché hanno fiducia del Maestro.

Tutta la terra è piena della sua gloria

La scena che ci offre il brano di Isaia è solennissima: descrive Dio, seduto su un trono, con un mantello grandissimo, circondato da angeli.
Il profeta si sente smarrito, non degno di stare alla presenza di Dio. Un angelo, con un segno di purificazione (carbone ardente) fa capire al profeta che egli può parlare in nome di Dio.
Una voce dal cielo lo rassicura: « Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
Da una parte occorre un’investitura di Dio e dall’altra la disponibilità ad essere obbediente, per poter parlare in nome di Dio. Una missione difficile; se ne fa portavoce, in altra parte della Bibbia, il profeta Geremia che si lamenta: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; [….] Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome! Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di ntenerlo, ma non potevo.» (Ger 20, 7-9).
Un impegno di grande responsabilità perché, pure attenti alla verità divina, le parole umane nascondono sempre sensazioni, emozioni, distorsioni che spesso non hanno nulla a che fare con la parola di Dio.

A voi ho trasmesso quello che anch'io ho ricevuto

San Paolo, nella lettera ai Corinti, comunica ai fedeli di quella comunità il contenuto del messaggio evangelico. Egli non è stato apostolo, ma ha ascoltato dai testimoni diretti le gesta e le parole del Signore. Inizia con lui, la trasmissione del messaggio evangelico.
Questa trasmissione continuerà nella storia millenaria della Chiesa. Il Vangelo, con gli altri scritti del Nuovo Testamento, è garanzia della corrispondenza con il Signore Gesù. I commenti, la teologia, la morale, i culti cristiani hanno origine dalla veridicità di questa parola.
Prova dell’autenticità è data dal martirio di quei primi discepoli che non hanno voluto tradire Cristo, ma hanno rinunciato alla loro vita pur di non diventare spergiuri.
Ancora oggi, in terre ostili, ci sono cristiani che nel silenzio, nella persecuzione, a volte nella morte, testimoniano una fede viva e vera. Non si tratta di pensieri o di opinioni, ma di verità profonde, vissute con intensità. Non bisogna confondere i dettagli umani con la sostanza del messaggio evangelico. Il rischio di perdere il significato delle parole di Gesù può condurre a una religiosità generica e, tutto sommato, a buon mercato.
Seguire il Maestro è un impegno serio e vitale. Coinvolge la vita nella prassi quotidiana e nella concezione del mondo e dei misteri del creato.

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono

La finale del brano proposto è la descrizione dell’impegno dei discepoli nel seguire il Maestro. All’inizio quegli stessi discepoli non capirono bene che cosa Gesù volesse da loro. Significativa la richiesta di due discepoli della prima ora. «E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 35-37). 
Gesù dovrà intervenire più volte per far comprendere che la sua missione aveva il segno spirituale della conversione del cuore. Annuncerà la passione a cui sarà sottoposto. Solo dopo la sua morte, gli apostoli inizieranno il vero cammino di discepolato.
Tra i primi interlocutori di Gesù, egli si rivolge a Pietro offrendogli l’incarico di guidare la prima comunità appena costituita.
Da quell’affidamento trae origine la dimensione gerarchica della Chiesa. I Vescovi sono i successori degli apostoli, con il Vescovo di Roma (il Papa) che è elemento di unità e di verità.
Nel corso dei secoli la missione “primaziale” del Pontefice ha subito distorsioni. Recentemente l’unità è stata ricomposta nel principio di “popolo di Dio”. Ogni battezzato ha la funzione di partecipare alla missione della Chiesa, con gradi e modi diversi.
Dice il Vaticano secondo: «Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde per tutti la verità e la grazia. Ma la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l'assemblea visibile e la comunità spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino.»
E’ la sintesi migliore per sentirsi uniti nella fede, protesi tutti, alla fedeltà evangelica.

10 Febbraio 2019 – Anno C
V Domenica del Tempo ordinario
(1ª lettura: Is 6, 1-2. 3-8 - 2ª lettura: 1 Cor 15, 1-11 – Vangelo: Lc 5, 1-11) 

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