12 luglio 2019 ore: 10:13
Società

Messico, il maestro Damiàn Gallardo e una protesta pagata a caro prezzo

Una storia di diritti violati: insegnante messicano, sette anni fa si è unito ai “maestri” di Oaxaca per protestare contro la riforma dell’istruzione voluta dall’allora presidente Enrique Peña Nieto. Una scelta che gli è costata 5 anni e 7 mesi di prigione. E la tortura
Damiàn Gallardo Martinéz - Foto: @Laura Filios Damiàn Gallardo Martinéz

Il racconto di Damiàn Gallardo Martinéz svela una storia di diritti violati. Insegnante messicano, sette anni fa si è unito ai “maestri” di Oaxaca per protestare contro la riforma dell’istruzione voluta dall’allora presidente Enrique Peña Nieto. Una scelta che gli è costata 5 anni e 7 mesi di prigione. A partire da quel 18 maggio 2013, quando è stato imprigionato in un carcere dello stato di Jalisco senza alcuna spiegazione. E dove ha subito torture e quindi l’isolamento per aver detto pubblicamente gli orrori a cui era stato sottoposto.

L’appoggio internazionale
. Il caso del maestro ha fatto il giro del mondo. Tanto che oltre 50 organizzazioni non governative hanno deciso di difenderlo e lo stesso Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite, nel 2014, aveva definito il suo carcere come “arbitrario”. La liberazione di questo difensore dei diritti è arrivata a fine dicembre dello scorso anno.

Il racconto dell’arresto
. Osservatorio Diritti ha intervistato Damiàn Gallardo Martinéz. Che ricorda così il momento dell’arresto: “Ero a casa. Tra mezzanotte e l'una ha fatto irruzione in casa mia un gruppo armato, senza identificarsi, senza un mandato d'arresto. Dopo avermi immobilizzato mi hanno trascinato via con gli occhi bendati. Mi hanno portato in un posto, non ho mai saputo dove. Per 30 ore nessuno ha più saputo nulla di me, ero desaparecido, scomparso. In quelle 30 ore mi hanno sottoposto a torture fisiche e psicologiche. Un'aggressione "a tutti i sensi", ma attuata in maniera così scientifica da non lasciare neanche un'impronta sulla vittima”.

In cerca di nomi
. L’insegnante racconta che “attraverso me, volevano colpire altri attori del movimento sociale di Oaxaca, volevano che incolpassi i dirigenti del movimento di lotta contro la riforma educativa di quegli anni, la dirigenza della sezione 22 del Cnte (Coordinamento nazionale dei lavoratori dell'educazione, ndr). A un certo punto mi hanno detto: “Se ci dici che quei tre sono i leader della banda, ti lasciamo andare”. Io non ho ceduto e per questo ho passato 5 anni e 7 mesi in prigione”.

Il Messico di Nieto
. Il maestro ricorda che a fine 2012 era stato eletto presidente del Paese Peña Nieto, che, “oltre a radicalizzare il processo di privatizzazione iniziato negli anni '80, ha avviato una serie di riforme neoliberiste, tra cui quella del sistema educativo. Più che sull'istruzione, incideva sul lavoro”. “Ma la cosa più grave - insiste - è che si stava aprendo una breccia per avviare la privatizzazione dell'educazione pubblica. Quando la riforma fu approvata, alla fine del 2012, suscitò molte polemiche ma anche proteste – in alcuni casi violente – come a Guerrero e a Oaxaca. Fu a quel punto che iniziò il processo di criminalizzazione nei nostri confronti”.

L’intervista integrale di Laura Filios, "Difensori dei diritti umani: storia del maestro Damiàn Gallardo", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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