12 giugno 2019 ore: 12:22
Immigrazione

Università della Calabria, torna la Summer School sulla cultura rom

In programma dal 15 al 20 luglio il progetto che mira a costruire comunicazione interculturale nelle comunità e negli atenei e a portare avanti azioni di contrasto alle discriminazioni

COSENZA – “Cultura, Attivismo e Leadership Romanì”: torna anche quest’anno dal 15 al 20 luglio, all’Università della Calabria, la Summer School promossa dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, in collaborazione con l’Ufficio Speciale Relazioni Internazionali dell’ateneo e con la Fondazione Romanì Italia.
La Scuola Estiva è dedicata agli studenti e attivisti rom e pro-rom con esperienze documentate, è finalizzata al potenziamento di alcune competenze essenziali per le comunità romanès ed è strutturata in seminari, che si terranno al mattino, e laboratori pomeridiani. Mentre la didattica è offerta da docenti, attivisti e ricercatori.

Il progetto pilota mira a costruire comunicazione interculturale nelle comunità e nelle università e a portare avanti azioni di contrasto all’anti-ziganismo. In particolare, la Summer School vuole sviluppare conoscenze su importanti elementi storici delle comunità romanès, fornire competenze comunicative per la diffusione della cultura romanì, stimolare abilità necessarie per la promozione e protezione dei diritti sociali, di cittadinanza e dei luoghi di appartenenza, ridefinire il ruolo dell’attivismo per il potenziamento delle comunità romanès e per la risoluzione dei conflitti, creare una rete di attivisti romanès capaci di riconoscere, attraverso un metodo intersezionale, le differenze e le disuguaglianze di genere, etnia, cultura, sessualità, età, religione e fronteggiare le situazioni di discriminazione multipla.

Come è nato e con quali obiettivi il progetto Summer School?
“L’idea – spiega Laura Corradi, Direzione Scientifica Gypsy Summer School - è nata nel 2017 quando l’associazione internazionale di studi italo-americani (Iasa) tenne una Summer School molto interessante presso l’Università della Calabria: in quella occasione tra i docenti ebbi modo di re-incontrare persone che avevano fatto il dottorato Usa (Ph.D.) ai tempi in cui anche io ero studentessa. Oltre al piacere di ritrovare amici e amiche dopo un quarto di secolo, fu una bella esperienza di apprendimento: mi resi conto di come si struttura e funziona una Summer School. Cominciai a lavorare al progetto e trovai subito persone che si resero disponibili ad aiutarmi: il mio ex-studente Fiore Manzo, che appartiene alla comunità Rom di Cosenza, il Direttore del mio Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Francesco Raniolo, e il Direttore dell’Ufficio Relazioni Internazionali, Giampiero Barbuto”.

Quante persone coinvolge, tra studenti e docenti?
“Al momento si tratta ancora di un progetto pilota, iniziato lo scorso anno con un pugno di studenti e docenti. Quest’anno i candidati che abbiamo ammesso in graduatoria sono 12 tra Rom e pro-Rom e i docenti 18, di cui 5 Rom. Quindi in tutto una trentina di persone”.

Come si inserisce il progetto nell’attuale clima politico e sociale?
“L’anno scorso – sottolinea Laura Corradi - l’organizzazione della prima Summer School ‘Zingara’ era così complicata che, confesso, stavo per demordere. Non solo per le difficoltà che sempre si incontrano nelle imprese un po’ ‘pionieristiche’, ma anche per quanto riguarda il reclutamento: superare le diffidenze, trovare forme di comunicazione valide, stabilire relazioni di fiducia reciproca con persone che portano i segni di un’oppressione secolare, della schiavitù e di una persecuzione nazifascista che ha riguardato i loro nonni e nonne. Se non ho mollato è stato proprio per reagire ad un clima politico e sociale di anti-zingarismo e rom-fobia anche della politica istituzionale. Eravamo in pochi ma la ricetta ha funzionato, il riscontro è stato positivo. Quest’anno siamo tanti e tante, con un programma di lezioni bellissime. Spero che questo evento, unico in Italia, abbia l’attenzione che merita”. (Teresa Valiani)

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