Immigrazione

RAPPORTO IMMIGRAZIONE E IMPRENDITORIA 2015

Autore: a cura del Centro studi e ricerche IDOS
Anno: 2015
Editore: IDOS Edizioni
Pagine: 155
Rapporto immigrazione e imprenditoria - copertina libro

Crescono nel 2014 le imprese condotte da lavoratori immigrati e superano la soglia del mezzo milione di unità (525mila). Incidono mediamente per l’8,7% sul totale delle imprese registrate nelle Camere di Commercio e per il 10,1% al Centro-Nord, dove si concentrano per oltre i due terzi. In 6 casi su 10 operano nel commercio e nell’edilizia, ma forte è la crescita anche nel comparto “noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese” (3.500 imprese in più nel 2014) e in quello ristorativo-alberghiero (2.900 in più).
Questi i dati che emergono dal rapporto “Immigrazione e Imprenditoria 2015” redatto dal Centro Studi e Ricerche dell’Idos, in collaborazione con CNA e Moneygram.
Gli imprenditori immigrati sono oltre mezzo milione in Italia: un dato importante che colloca il nostro Paese al primo posto nella classifica dei lavoratori autonomi e imprenditori attivi, e tra i primi tre posti per lavoratori autonomi e imprenditori nati all’estero. La scelta del lavoro autonomo-imprenditoriale rappresenta un’alternativa alle difficoltà di inserimento nel lavoro dipendente, ma anche una spinta verso l’autonomia e l’integrazione nel tessuto socio-economico. Gli imprenditori di origine straniera, che qui in Italia provengono principalmente da Marocco, Cina, Romania, Albania,
Bangladesh e Senegal, preferiscono aprire una ditta individuale, anche per gli esigui capitali di investimento che di solito dispongono. Tuttavia, anche le cosiddette società di capitali hanno subìto un notevole incremento. La distribuzione delle imprese nel territorio, ovviamente, ricalca la dinamicità economica e imprenditoriale italiana. Più della metà delle imprese sono attive nelle regioni settentrionali, mentre la parte restante si divide tra il Centro, il Sud e le Isole. Dai dati emersi è la Lombardia la regione che vanta il maggior numero di imprese aperte e gestite da residenti nati all’estero. La stessa distribuzione dipende anche dal profondo rapporto che esiste tra gruppi etnici e attività correlate. Non è un caso che la maggior parte degli immigrati impegnati nella manifattura sia cinese; e non è un caso che nel commercio siano impegnati i marocchini, o nell’edilizia i romeni e gli albanesi. Ciò che ancora manca e rappresenta un ostacolo alla crescita delle imprese, è la possibilità di creazione di imprese ibride, gestite in collaborazione da nativi italiani e immigrati. Un ostacolo che non facilita il superamento di un’economia ristretta al mondo dell’immigrazione. Tuttavia, i numeri parlano chiaro: nonostante il periodo di crisi, e in controtendenza rispetto l’andamento generale, in Italia gli imprenditori immigrati sono considerevolmente in crescita.

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