Giustizia

LETTERE DA UN CARCERE Racconti e volti di un'amicizia

Autore: di Ida Matrone - prefazione di don Claudio Burgio
Anno: 2021
Editore: Edizioni Ares
Pagine: 192
Lettere da un carcere
Nel libro di Ida Matrone, le lettere dei detenuti del carcere di Bollate diventano il racconto intimo e sincero di chi sta intraprendendo un percorso di speranza all'interno di una situazione carceraria aggravata dalla pandemia, che spesso non incoraggia scelte di bene.
"Vivere nella prospettiva di un passato irreversibile è disperante: nulla può essere cancellato - scrive don Claudio Burgio nella prefazione, cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria e fondatore dell'associazione Kayros -  eppure, il senso di quanto avvenuto può essere trasfigurato, risignificato, soprattutto se vivificato dalla potenza di un incontro.” E proprio dall'incontro con le persone detenute si snoda il racconto di Ida Matrone in questo libro. L'autrice, volontaria dell'associazione Incontro e Presenza presso il carcere di Bollate, in queste pagine ci porta a varcare la soglia del mondo carcerario e ci fa entrare in contatto con la moltitudine di storie di chi vive dietro le sbarre.
Il libro è strutturato in una prima parte in cui si dà conto sinteticamente dell'ispirazione originaria dell'associazione Incontro e Presenza, fondata da Mirella Bocchini 35 anni fa, del metodo e del possibile esito che i volontari perseguono nella loro relazione con i detenuti, delle attività e degli incontri tra "chi sta dentro e chi sta fuori", al fine di conferire ai detenuti una nuova consapevolezza focalizzata sulla propria persona e non sull'immedesimazione del reato commesso. "Il nostro desiderio - scrive Ida - è sicuramente quello che da queste relazioni possa nascere un mondo migliore e, nello specifico della realtà carceraria, che questi incontri aiutino i detenuti a scoprire, o perlomeno a desiderare di scoprire, in che cosa consista la verità di sé e della realtà, così da sentirsi sollecitati a iniziare un cammino di cambiamento della propria vita".
Nella seconda parte prendono forma le storie di Rocco, Dejan, Filippo, Matteo e altri detenuti, che attraverso uno scambio di lettere con i volontari dell'associazione, raccontano le proprie preoccupazioni, i propri sentimenti e le proprie idee, in relazione soprattutto al lockdown generale che aveva impedito ai volontari di proseguire le attività all'interno del carcere. Gli effetti della pandemia, infatti, hanno ulteriormente amplificato l'esperienza di isolamento che nei penitenziari è la quotidianità, inasprendo le regole di sicurezza e soprattutto sospendendo i colloqui con i famigliari e i volontari, provocando in molte carceri d'Italia vere e proprie rivolte.

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