MINORI… DI CHI? Minorigiustizia n. 3/2019
L’irruzione dei nuovi media nella vita personale, professionale e sociale, sta modificando in maniera radicale le modalità delle relazioni interpersonali a tutti i livelli ed investe in modo significativo anche la qualità delle interazioni che si instaurano tra genitori e figli. L’emergenza di nuove patologie, reali o da verificare, in periodi evolutivi “critici” per una positiva costruzione della personalità , è da considerare un indicatore di rischio sociale. L’aumento esponenziale di diagnosi precoci di difficoltà di adattamento già nell’ambito della scuola dell’infanzia e primaria apre alcuni quesiti relativi alle cause dell’incremento di tali fenomeni.
La parola “minore”, che risponde all’esigenza di unificare in un solo termine astratto i soggetti che non sono ancora maggiorenni, può indicare la permanenza di una concezione dei bambini e ragazzi come esseri incompleti, oggetto di minore attenzione anche da parte delle discipline che hanno studiato l’età minore come fenomeno sociale e giuridico.
Eppure i bambini sono soggetti attivi nel rapporto educativo quando ad essi viene riservato un ascolto autentico da parte degli adulti e l’adolescenza, come passaggio all’età adulta, può essere riscoperta come stagione per sperimentare la vita come offerta e possibile cammino, anche per ragazzi che vivono esperienze di solitudine migratoria e di rischio di devianza.