22 ottobre 2020 ore: 11:20
Salute

Sudafrica, "nei distretti carbonieri oltre 2000 morti ogni anno"

La denuncia dell’ong Swedwatch nell'ultimo rapporto che cita conseguenze che vanno dall’insicurezza alimentare alla mancanza di acqua potabile, alla povertà

Germania, Svezia e Francia hanno favorito la crescita del carbone in Sudafrica, con buona pace dell’ambiente e della salute. A denunciarlo è l’ong Swedwatch nel suo ultimo report, “Up in Smoke: diritti umani e impatti ambientali dei crediti all'esportazione per il carbone”. Il Sudafrica è tra i più colpiti dai lavori di estrazione e dall’uso di questa materia prima. “Un paese che ha registrato un riscaldamento doppio rispetto alla media globale, dove le centrali elettriche alimentate dal carbone rappresentano circa la metà delle emissioni totali”. Le conseguenze citate nel documento vanno dall’insicurezza alimentare alla mancanza di acqua potabile, alla povertà. E non è tutto: “Si stima che il numero di morti legate al carbone nei distretti carbonieri del Sudafrica sia di oltre 2.000 ogni anno”, scrivono i ricercatori.

Il ruolo dell’Europa. L’organizzazione sottolinea come i soldi arrivati dall’estero abbiamo permesso la crescita di questa industria, soprattutto laddove la dipendenza dal carbone era già accentuata. “Questo sostegno è in parte facilitato e garantito dalle agenzie di credito all’esportazione (Eca)”. Di fatto, queste agenzie sono istituzioni sostenuti dagli Stati e fanno intermediazione tra i governi e società che esportano. “Dal 2007, le Eca e le banche di esportazione sostenute da Germania, Svezia e Francia sono state importanti attori finanziari nel settore carbonifero sudafricano garantendo i crediti all’esportazione e fornendo macchinari, know-how e attrezzature”.

La speranza viene da un’inversione di tendenza, anche se ancora parziale. La Francia, in particolare, ha introdotto già nel 2015 la proibizione per questi crediti all’esportazione. Una mossa a cui si sono accodati, in maniera diversa, anche Svezia e Germania. Le due Eca svedesi, “Ekn” e “Sek”, hanno annunciato che riusciranno a chiudere i rubinetti già entro quest’anno. Più problematica la situazione in Germania. Scrive Swedwatch: “Dei tre sistemi di credito all'esportazione esaminati in questo studio, la Germania è stato, attraverso significativi crediti all'esportazione, il più grande finanziatore dell’industria del carbone tra il 2014 e il 2019 e, anche se i crediti all'esportazione dell'Eca Euler Hermes sono diminuiti negli ultimi anni, rimangono consistenti”. La Germania, infatti, non ha ancora vietato questo business.

Il contesto. Più del 90% del carbone bruciato in Africa LINK arriva proprio dal Sudafrica, che è uno dei primi cinque esportatori del Pianeta. Il paese, inoltre, è il 14° maggiore emettitore di gas serra. La ricerca è stata condotta nel distretto di Mpumalanga, nel nord del Sudafrica. Nel corso degli ultimi due anni, l’ong ha studiato i crediti e le garanzie fornite dai tre paesi europei per l’export di attrezzature destinate all’industria del carbone africana tra il 2014 e il 2019.

L’articolo integrale di Irene Masala, Carbone in Sudafrica: l’Europa finanzia miniere ed esportazione, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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