23 maggio 2020 ore: 10:00
Famiglia

Fase 2, manca un piano per i bambini: “Ci vuole maggior coraggio”

L’Alleanza per l’infanzia: “Segnali positivi ma troppo timidi”. Nel decreto Rilancio poche risorse e risposte parziali o nulle per le famiglie con figli minorenni: “La conciliazione non si fa con il lavoro agile”. Dai nidi alla scuola, passando per i centri estivi, ecco tutti gli appunti

Segnali positivi ma ancora troppo timidi sui bisogni sociali ed educativi di bambini e adolescenti: il decreto Rilancio – è il parere dell’Alleanza per l’Infanzia e dei suoi tre portavoce, Emmanuele Pavolini, Alessandro Rosina e Chiara Saraceno – inizia ad affrontare il tema della loro socialità ma di fronte alla realtà “serve un passo diverso e maggior coraggio”. E ci vogliono “maggiori risorse e investimenti, nel breve e medio periodo”, perché lo sviluppo delle capacità di bambini e ragazzi “devono essere considerate un ambito di investimento tanto importante quanto la sanità e le attività produttive”.

Il documento, nel dettaglio, mette in luce come sia “indispensabile” investire nel personale della scuola e nella loro formazione, per garantire la didattica in presenza rafforzando al contempo la parte non frontale; come appaia inaccettabile che non sia programmata alcuna attività di aiuto nei prossimi mesi, prima della ripresa a settembre, a favore di quei bambini che hanno avuto poco o nessun accesso all’offerta di didattica a distanza (circa il 20% del totale degli alunni); come occorra organizzare al meglio le attività dei centri estivi puntando alla riduzione delle disuguaglianze sociali a livello territoriale; come occorra prestare particolare attenzione a bambini e ragazzi con disabilità sia nelle attività estive sia nel rientro a scuola; come sia essenziale sperimentare aperture per piccoli gruppi di bambini della fascia 1-3 anni in modo da contrastare l’isolamento in famiglia; come la concessione del lavoro agile come diritto per coloro che hanno figli entro i 14 anni non possa essere lo strumento principale di conciliazione famiglia-lavoro, e tanto meno possa esserlo il congedo parentale. Guardando al decreto Rilancio e alle “risorse relativamente contenute destinate specificatamente alle famiglie con figli minorenni”, l’Alleanza rimarca come manchi “un piano strutturale di rilancio dei servizi per la prima infanzia” e un “sostegno economico al costo dei figli” (l’ipotizzato assegno unico universale per i figli è infatti rimasto lettera morta).

Decreto Rilancio: segnali positivi ma timidi sui bisogni sociali ed educativi dei bambini, degli  adolescenti e a favore delle famiglie

L’educazione e lo sviluppo delle capacità dei bambini e ragazzi nella prima infanzia e durante gli anni della scuola devono essere considerate un ambito di investimento tanto importante quanto la sanità e le attività produttive se vogliamo favorire la ripresa ed il rilancio del nostro paese. Partendo da questa forte convinzione, l’Alleanza per l’Infanzia - pur valutando positivamente il fatto che nel Decreto “Rilancio Italia” si inizino ad affrontare i bisogni educativi e di socialità dei bambini e degli adolescenti nella fase di perdurante emergenza epidemica - ritiene tuttavia che serva un passo diverso e maggior coraggio, con coerenti maggiori risorse e investimenti, nel breve e medio periodo. In particolare:

Ritorno a scuola: sicurezza e didattica

E’ positivo che vi siano fondi per una messa a norma degli edifici scolastici alla luce dei nuovi indirizzi sul distanziamento in presenza fra studenti, per investimenti infrastrutturali e per nuove assunzioni. L’auspicio è che ciò avvenga in tempi brevi in modo da garantire un inizio ordinato dell’anno scolastico, tanto più a fronte dell’eccezionalità cui sono stati costretti allievi, famiglie ed insegnanti in questi mesi. Tuttavia appare indispensabile che - per garantire a tutti quella didattica in presenza che tutti gli esperti ritengono indispensabile per un corretto approccio e relazione pedagogica - si investano più risorse di quelle attualmente previste in personale, formazione del personale ed anche per affrontare il tema della messa in sicurezza degli edifici scolastici e della loro adeguazione ad una didattica non esclusivamente frontale, problema non certo recente della scuola italiana.

Prima della scuola: sostegno a chi si è perso nella didattica a distanza

 A fronte dell’elevato numero di bambini e ragazzi che hanno avuto accesso a poca o nessuna offerta di didattica a distanza (il 20% circa le stime del MIUR), soprattutto in famiglie con inadeguate risorse socio-culturali, appare inaccettabile che non venga programmata alcuna attività di sostegno nei prossimi mesi prima della ripresa a settembre, lasciando che a rispondere sia solo l’associazionismo civile (dove lo riuscirà a fare su base volontaria). Il rischio molto concreto è, da un lato, una drastica perdita di competenze e conoscenze da parte di molti studenti, dall’altro, un forte aumento dell’abbandono scolastico. L’Italia già si segnala per un alto tasso di dispersione scolastica e per la presenza di molti NEET (i giovani che non studiano e non lavorano) così come di molti studenti con basse competenze. E’, quindi, fondamentale non abbandonare questi giovani a se stessi in un periodo di forte fragilità. Ciò richiede, innanzitutto, di individuarli all’interno delle scuole (grazie all’aiuto di dirigenti e insegnanti) e poi di proporre loro un sostegno durante l’estate, anche con piani personalizzati mantenendoli agganciati al sistema dell’istruzione, con risorse aggiuntive per gli insegnanti ed anche con la collaborazione dell’associazionismo civile. Una tale sperimentazione potrebbe costituire un’utile esperienza da sviluppare in modo sistematico alla ripresa dell’anno scolastico e, quindi, anche in tempi normali.

Centri e attività estive in ogni territorio

E’ necessario che le attività estive organizzate (centri estive ad altro) si pongano anche l’obiettivo di aiutare i bambini e ragazzi ad elaborare quanto successo in questi mesi e a prepararli a un rientro diverso a scuola (dove ci saranno regole sanitarie da rispettare, modalità di organizzazione dei tempi e degli spazi diverse…). Inoltre, il finanziamento dei centri estivi deve tener conto delle diversità territoriali in termini di offerta, anche al fine di ridurre le diseguaglianze sociali a livello territoriale, prevedendo forme di finanziamento e supporto orientate a colmare queste diseguaglianze.

Centri e attività estive a misura di bambini con disabilità

Nelle attività estive previste dal decreto “Rilancio”, comprese quelle di recupero indicate al punto precedente, ma anche nella programmazione della riapertura dell’anno scolastico, occorre prestare particolare attenzione ai bambini e ragazzi con disabilità, senza per altro considerarli un gruppo omogeneo. Al contrario, occorre tenere in considerazione tutte le diverse disabilità, non solo le intellettivo-relazionali, ma anche motorie e con diversa vulnerabilità a malattie; occorre prevedere adozione di ambienti classe, e di piattaforme DAD ove opportuni, disegnati in maniera inclusiva e non discriminanti. Occorre anche includere i bambini e ragazzi che vivono in comunità o che sono ristretti in carcere con le loro mamme.

Asili nido, non abbandoniamoli

E’ comprensibile e condivisibile la preoccupazione che frena la riapertura dei nidi per i bambini sotto i tre anni, dato che è impossibile applicare a loro, e alle loro educatrici ed educatori, in maniera rigida e tassativa le norme di distanziamento fisico e igienico. Tuttavia, è importante bilanciare (come è avvenuto e sta avvenendo in altri paesi) il rischio di una riapertura controllata con il rischio degli effetti, sul piano della socialità e dello sviluppo cognitivo ed emotivo, di un prolungato isolamento entro la famiglia, o, viceversa, di soluzioni informali al di fuori di ogni controllo. Rischi che possono essere superati solo parzialmente, e per un lasso di tempo limitato, attraverso legami educativi a distanza messi in atto da alcuni nidi in queste settimane e che in ogni caso non offrono soluzioni all’altra funzione del nido, ovvero alla necessità di provvedere alla cura dei piccoli quando i genitori sono al lavoro. E’ auspicabile che, approfittando dell’estate e della possibilità di stare all'aperto, si sperimentino aperture per piccoli gruppi, almeno per i bambini sopra l’anno, nel rispetto non solo delle norme di sicurezza, ma delle esigenze pedagogiche e relazionali la cui acquisizione è ormai esperienza consolidata nel sistema 0-3 italiano, anche in vista di auspicabile riapertura a settembre.

Conciliazione famiglia – lavoro: così non basta

Per quanto riguarda specificamente il tema della conciliazione famiglia-lavoro, l’Alleanza accoglie positivamente la norma prevista dall’art. 95 del Decreto “Rilancio” che rende il lavoro agile un diritto esigibile dai genitori di figli fino ai 14 anni. Ribadisce tuttavia che la possibilità non è accessibile a tutti i tipi di occupazione, perciò non può essere intesa come lo strumento principale, tantomeno unico, di soluzione del tema della conciliazione. Inoltre, è importante che il lavoro a distanza preveda la possibilità di negoziare gli orari (inclusa la possibilità di fruire di part time) e sia regolato attraverso percorsi partecipati dalle rappresentanze dei lavoratori. Anche il congedo parentale straordinario rappresenta uno strumento di conciliazione molto limitato per la sua durata, livello di indennizzazione e target (solo lavoratori dipendenti. Andrebbe inoltre garantita la possibilità di fruirne in ogni forma di part time.

Un piano di rilancio dei servizi per la prima infanzia

Infine, l’Alleanza rileva come, nel pur enorme impegno finanziario dispiegato nel decreto “Rilancio”, le risorse destinate specificamente alle famiglie con figli minorenni sono relativamente contenute. Riguardano sostanzialmente, da un lato, i fondi destinati ai centri estivi e al contrasto alla povertà educativa, dall’altro, il prolungamento del bonus baby sitter e del congedo genitoriale straordinario (limitatamente ai soli lavoratori/trici dipendenti). Mancano un piano strutturale di rilancio dei servizi per la prima infanzia, in un periodo di gravi difficoltà, ed un sostegno economico al costo dei figli, che riguardi tutte le famiglie e abbia un carattere almeno in linea di tendenza strutturale, come l’ipotizzato “assegno unico universale” per i figli che pur era nel programma del governo e che avrebbe dovuto razionalizzare e includere i trasferimenti monetari esistenti, superandone il carattere insieme frammentario e categoriale.

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