4 luglio 2020 ore: 10:00
Salute

Jesus Jaime guarito dal Covid 19, presto riabbraccerà la famiglia

L'uomo è un informatico di 49 anni di nazionalità italiana, che si trovava ricoverato per Coronavirus nell'ospedale di Malabo, nella Guinea equatoriale. La moglie Chiara: “L'incubo è finito. Grazie a tutti”

PALERMO - La vita ha prevalso sulla morte. Jesus Jaime, dopo un forte travaglio fisico in cui ha rischiato di morire, è ormai guarito definitivamente dal Covid 19. La prossima settimana - se la fisioterapia a cui si sta sottoponendo presso il centro di neuro-riabilitazione intensiva Maugeri di Sciacca darà esito positivo - dovrebbe già poter riabbracciare la sua famiglia, ritornando definitivamente a casa. A dirlo con gli occhi luminosi e lucidi dalla forte commozione è la moglie Chiara Beninati, che, in questi lunghi e sofferti mesi, lo ha sempre sostenuto a distanza in tutte le forme, insieme al loro figlio Riccardo di 6 anni.

L'uomo, un informatico di 49 anni di nazionalità italiana, che si trovava ricoverato per Coronavirus nell'ospedale di Malabo, nella Guinea equatoriale di cui è originario, grazie all'interessamento della Farnesina, con un volo della Aeronautica militare, era stato portato in condizioni di salute molto gravi presso il reparto di terapia intensiva dove, dopo tre settimane, è stato trasferito al reparto malattie infettive dell'Ospedale Cervello di Palermo per altre tre settimane. Con la guarigione definitiva dal Covid 19, Jaime ha pure sviluppato gli anticorpi necessari che gli permetteranno di donare il plasma per aiutare chi ha bisogno.

“L'incubo è finito facendo prevalere la vita. Grazie per tutta la grande solidarietà che ho ricevuto che non mi ha fatto mai sentire sola. Essendo ormai guarito dal virus – racconta commossa Chiara Beninati che lavora a Palermo come infermiera in una clinica privata – mio marito dieci giorni fa, dopo la dimissione dal reparto di malattie infettive dell'ospedale Cervello, è stato portato nel centro di Sciacca. In quell'occasione, dopo tanta attesa, io e Riccardo abbiamo potuto finalmente dargli almeno un abbraccio. Per il momento sta riprendendo la sua funzionalità fisico-motoria. Fra una settimana i medici hanno detto che Jaime potrà ritornare definitivamente a casa con noi. Ha sviluppato anche gli anticorpi ed è anche un possibile donatore di plasma”.

“Abbiamo sofferto molto in cui non sono mancati i momenti di scoraggiamento. Oggi, invece, abbiamo lacrime di gioia e di grande gratitudine per la guarigione di Jaime - racconta ancora -. Per nostro figlio Riccardo sapere che presto riavrà il suo papà è una felicità immensa. Pur essendo molto piccolo, abbiamo cercato di non appesantirlo ma ha seguito lo stesso in buona parte le vicende di salute di Jaime. Mio marito tante cose, per adesso, non le ha volute sapere perché per lui è stato un momento di sofferenza molto forte. E' sempre stata una persona molto buona e generosa ma oggi il suo sguardo è cambiato ed è pieno di forza e di tenerezza perché ha rivalutato il grande valore della vita. A sostenermi, nei momenti più brutti, è stata anche la mia grande fede e il sostegno di tutti coloro che in vario modo hanno manifestato il loro affetto e continuano a farlo. Attraverso, infatti, diverse persone che ho incontrato, non mi sono sentita mai sola, ritrovando la giusta energia per continuare il percorso per il bene e la salute di Jaime. Anche nelle varie prove della vita, occorre aprirsi sempre alla speranza e continuare con caparbietà a seminare bene perché prima o poi si raccolgono i frutti”.

“Ricordo che prima che Jaime arrivasse con il volo di Stato, avevamo già raccolta la cifra da persone generose - di tutte le parti del mondo - per attivare un volo privato in biocontenimento che lo potesse riportare a Palermo – continua -. Era stata avviata, infatti, una campagna di raccolta fondi attraverso la piattaforma GoFundMe. Quando mio marito è arrivato a Palermo con l'interessamento delle istituzioni, ho sentito di restituire le somme ad ogni donatore affinchè potessero andare a beneficio di altre situazioni difficili”.

“Non appena la nostra famiglia presto ritornerà unita - conclude Chiara Beninati - potremo pensare al nostro futuro. Jaime avrà bisogno di trovare una sistemazione professionale. E' una persona che conosce tante lingue che si è sempre spesa per gli altri per cui, sono sicura che non mancheranno le possibilità di rimettersi in gioco anche professionalmente. Adesso che il virus è stato finalmente sconfitto, siamo una famiglia disposta ad attivarsi per gli altri in maniera aperta e senza frontiere. Così come la mia casa da bambina, essendo la seconda di sei figli, è stata sempre aperta, oggi, la nostra famiglia, forte di questa esperienza, vuole continuare anche in altre forme, a sostenere ed aiutare tante altre persone in difficoltà. Anche Jaime la cui famiglia di origine ha 14 figli, ha imparato cosa significa la sopravvivenza, il sacrificio e l'impegno per raggiungere gli obiettivi in cui si crede”.

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