24 novembre 2020 ore: 10:24
Non profit

Manovra, "stretta fiscale sul Terzo settore, molte associazioni rischiano di chiudere"

Preoccupazione nel Terzo settore per l’art. 108 della Legge di Bilancio: associazioni assoggettate al regime Iva. il Forum: "Questa iniziativa rischia di dare il colpo finale a gran parte del non profit". Arci e Acli: "Siano ascoltate le nostre ragioni"

ROMA -  C’è molta preoccupazione nel Terzo settore per l’art. 108 della Legge di Bilancio: migliaia di associazioni che non hanno scopo di lucro e che svolgono essenziali attività di interesse generale verranno assoggettate al regime IVA, con un forte aggravio di adempimenti burocratici e del carico contributivo.
“Il Terzo settore è stato duramente colpito dalla crisi della pandemia, moltissime attività sono state sospese e rischiano di non riaprire più; questa iniziativa rischia di dare il colpo finale a gran parte del non profit. Da una parte viene stanziato un fondo straordinario per il Terzo settore non commerciale, intervento positivo anche se ancora insufficiente, dall’altra gli si complica la vita con nuova burocrazia e nuovi costi: una scelta francamente incomprensibile - afferma Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore -. Ancora più grave è che in questo modo si cancella per legge l’idea stessa di mutualismo, uno dei valori fondanti della solidarietà ed elemento caratterizzante del Terzo settore italiano perché cosi tutto viene assimilato al consumo individuale. Ci auguriamo che Governo e Parlamento ci ripensino”.

Un problema che si aggiunge a quelli legati al nuovo regime fiscale introdotto dal Codice del Terzo settore che ha forti limiti. “Con l’approssimarsi dell’entrata in funzione del Registro nazionale gli enti hanno necessità di scegliere il loro futuro in un quadro di certezze e invece, a tre anni dall’approvazione del Codice, siamo ancora in attesa di una interpretazione di norme spesso confuse e contraddittorie e che rischiano di appesantire ulteriormente il carico fiscale”, afferma in una nota il Forum.
Conclude Claudia Fiaschi: “Abbiamo accettato di buon grado le nuove stringenti norme di trasparenza, a volte più impegnative che per tanti soggetti profit. Ci aspettiamo ora che gli apprezzamenti che vengono rivolti quotidianamente alla meritorietà delle nostre azioni si traducano in norme fiscali coerenti con lo spirito della riforma. Senza una fiscalità effettivamente premiante è tutto l’impianto della riforma ad andare in crisi. Nei prossimi giorni terremo una serie di incontri con esponenti del Governo e del Parlamento: chiederemo la modifica dell’art. 108 e l’introduzione in Legge di Bilancio di alcune modifiche interpretative della parte fiscale del Dlgs 117/17. Sono richieste di buon senso, abbiamo fiducia che saranno ascoltate”.

Arci e Acli: “Si rischia un colpo fatale”. “Il settore no profit è allo stremo a causa dell’emergenza Covid-19 e molti circoli rischiano davvero di non riaprire più. Per questo chiediamo che nella Legge di Bilancio venga cancellato l’art. 108 che prevede l’assoggettamento al regime commerciale delle attività di migliaia di associazioni no profit ed enti che svolgono attività fondamentali per la cittadinanza. Moltissime di loro, già duramente colpite dalla crisi della pandemia, rischiano di non riaprire più o di perdere la qualifica di ente del Terzo settore”. Così Arci e Acli in una nota congiunta sulla legge di Bilancio in discussione in Parlamento.
“Stiamo ancora lottando per ricevere, all’interno dei decreti Ristori, degli aiuti che siano destinati davvero a tutti gli enti del mondo no profit e non comprendiamo il senso di una norma che comporterebbe ulteriori adempimenti burocratici e un appesantimento del carico fiscale”.
“Ci auguriamo che nei prossimi incontri con esponenti del Governo e del Parlamento vengano ascoltate le nostre ragioni e riconosciuto il ruolo fondamentale dell’associazionismo”.

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