16 gennaio 2021 ore: 18:00
Disabilità

“PSICOdizioRADIO”: il dizionario per parlare (in modo corretto) di salute mentale

Con l’aiuto dei redattori di Psicoradio proviamo a diffondere maggiore consapevolezza sulle parole che riguardano la salute mentale. Brevi pillole da ascoltare, con un dizionario dalla A alla Z sul disagio psichico. Eccoci alla lettera G di Guaritore

BOLOGNA - A come Atti mancati, B come Bullismo, C come Contenzione... e poi agorafobia, tricotillomania, peladofobia, dismorfofobia, ma anche depressione, raptus e zoomania. Tornano i podcast della Psicoradio, radio di Bologna fatta da pazienti psichiatrici, che dopo “le Finestre” lancia un nuovo format: uno Psicodizionario, o meglio lo “PSICOdizioRADIO”, brevi pillole audio per raccontare il significato di alcune parole che hanno a che fare con il mondo della psiche, termini usati e abusati, scientifici o inventati, accurati o stereotipati.

“Nella vita quotidiana ci imbattiamo spesso in termini che evocano il mondo della psiche; a volte strani, spesso generici, altre volte troppo specialistici – scrive la redazione di Psicoradio –.  Ci sono diagnosi, come depressione, nevrosi o schizofrenia, che sono evase dal campo ristretto della salute mentale, e oggi sono sulla bocca di tutti, utilizzate in modo superficiale per indicare comportamenti e stati d’animo. Altri termini, come matto, pazzo, handicappato, sono usati spesso per offendere. Del significato di alcuni termini, poi, abbiamo solo idee vaghe e a volte inquietanti, ma non vogliamo ammetterlo. E infine ci sono parole che vorremmo sentire più spesso quando si parla di salute mentale: empatia, indipendenza, sensibilità, lavoro, diritti”.

L’obiettivo di questa serie di podcast è quella di diffondere maggiore consapevolezza sulle parole che riguardano la salute mentale, attraverso brevi pillole di comunicazione e cultura realizzate da persone “esperte per esperienza”, pazienti psichiatrici che sul tema del disagio psichico riflettono ormai da anni, sempre con un occhio giornalistico.

G come Guaritore

Chi è un guaritore? E come viene visto nelle culture di diversi paesi? La lettera G è l’iniziale di “guaritore”: in Occidente il termine viene usato spesso in senso dispregiativo, per persone di dubbio sapere, quando non veri e propri ciarlatani. In altre culture invece il guaritore ha un ruolo molto importante. È un mediatore con la divinità, e grazie a questa mediazione può portare la guarigione, scrive l’etnopsichiatra e antropologo Roberto Beneduce nel suo Breve dizionario di etnopsichiatria. Nella biografia del guaritore c’è spesso una vicenda di grande sofferenza, interpretata come prova della sua capacità di guarire perché testimonianza di una sua vicinanza alla morte e delle sorgenti divine del suo potere terapeutico. Faustin Afatrack, di cultura Bantu e immigrato in Italia dall’Africa centrale, fondatore di una radio per migranti, ricorda il padre guaritore e l’importanza del rituale: “Quando mio padre riceveva un paziente non poteva farlo sempre e dovunque, tutto doveva essere nella condizione giusta. Lui diceva che è il primo impatto che guarisce al 40 per cento. E il rituale è molto importante”.

Tutto lo "PSICODizioRADIO" dalla A alla Z

Riascolta tutte le puntate dello "PSICODizioRADIO" di Psicoradio.

A come Atti mancanti

“Ho dimenticato ancora una volta il badge per entrare in ufficio”. “Lo conosco benissimo, ma non ricordo mai il nome”. “Mi sono chiusa di nuovo fuori di casa”. Nella prima puntata dello “PSICOdizioRADIO”, i redattori raccontano dimenticanze, lapsus, “errori” di memoria che sono alla base di questi nostri piccoli slittamenti della ragione. Questi “atti mancati” però non mancano mai nell’obiettivo di rivelarci aspetti del nostro inconscio, se solo ci fermiamo ad analizzarli, magari con qualche aiuto. Già alla fine dell’’800 Freud aveva iniziato ad occuparsi dei meccanismi psichici che stanno alla base del fatto che, per esempio, non si riesca a ricordare qualcosa che sarebbe invece normale ricordare: così è nato il suo notissimo“Psicopatologia della vita quotidiana”, che Psicoradio ha saccheggiato per questa puntata. Ma forse la considerazione più notevole sta nell’introduzione di questo vecchio libro di Freud: nelle persone cosiddette “normali” funzionano – in misura molto più limitata e circoscritta, e con meno conseguenze per la vita – gli stessi processi che danno luogo a sintomatologie più gravi in persone con disturbi psichici diagnosticati. Insomma, è una questione di gradi, non ci sono barriere divisorie, e le modalità di funzionamento dell’apparato psichico sono identiche nel nevrotico e in ciascuno di noi, anche di chi vuole considerarsi “normale”.

B come Bullismo

“Hanno cominciato a spintonarmi all’uscita da scuola: io cadevo e ad ogni caduta erano risate. Quelle risate me le porto ancora dentro e per molto tempo le ho interpretate come l’unico giudizio che gli altri potessero avere di me”. La lettera B dello “PSICOdizioRADIO” è l’iniziale di “bullismo”: una prevaricazione nei confronti di un coetaneo, che scava nell’identità della persona che la riceve. Il ripetersi degli episodi, la perdita dei contatti con gli amici, la perdita di autostima, si intrecciano in una spirale che si autoalimenta nella solitudine e nell’insicurezza, che in alcuni casi può sfociare anche nel suicidio della vittima. In questa puntata, ascoltiamo alcune ragazze che hanno subito bullismo molti anni fa: dopo averci riflettuto a lungo, hanno cercato di superare i traumi, a volte con un aiuto psicologico. “È la dimostrazione come non si possano liquidare gli episodi di bullismo come ragazzate – scrivono i redattori della Psicoradio –. Gli occhi vanno tenuti sempre aperti, e le orecchie pronte all’ascolto di grida d’aiuto che spesso, proprio a causa della spirale in cui i ragazzi cadono, rischiano di diventare sempre più flebili”.

C come Contenzione

Si scrive “contenzione”, si legge “legare”. Nella nuova puntata dello “PSICOdizioRADIO”, i redattori della Psicoradio di Bologna parlano di questo particolare atto, che nasce con l’obiettivo di limitare i movimenti di un individuo. A parlare è Giovanna Del Giudice, psichiatra, che in tutta la sua carriera si è sempre battuta contro questa pratica, che di fatto “viola il diritto costituzionale al libero movimento”. Del Giudice descrive alcuni dei molteplici modi che si usano per bloccare le persone. Di solito si pensa che la contenzione consista solamente nel legare una persona al letto: questo però è solo il “più classico dei metodi”, quello usato spesso per gli anziani, si dice per timore che possano cadere o farsi male. La verità però è che si impedisce il movimento, e quindi si agisce contro la libertà, anche nei reparti con le porte chiuse, con le finestre sbarrate, con i giardini inaccessibili. Per Giovanna Del Giudice il giudizio è netto: “Legare è illegale ed è una violenza. Bisogna saperlo e bisogna dirlo”. Secondo i redattori della Psicoradio, quindi, “nessun medico che decida di legare può ritenersi assolto. In tutti i settori, e nella salute mentale in particolare, è compito del medico e di tutti coloro che si prendono cura del malato riuscire a capire il dolore della persona, mettere in campo tutte capacità relazionali per impedire che chi sta male si faccia del male e faccia del male. Al dolore non è possibile rispondere con la violenza”.

D come Disturbo di personalità borderline

Esistono sensibilità forti, patologiche. Ci sono persone che è come se avessero uno strato di pelle più sottile delle altre: spesso vogliono attenzione, vogliono piacere, sono molto seduttive, ma rischiano di esporsi troppo alle delusioni e basta uno sguardo per colpirle, per farle stare male. E a volte si fanno male da sole. Nella quarta puntata dello “PSICOdizioRADIO”, i redattori della Psicoradio parlano del disturbo di personalità borderline e intervistano la psichiatra Maria Grazia Beltrami, che coordina un progetto sui disturbi di personalità per l’Ausl di Bologna in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna. Beltrami descrive ciò che sente chi soffre di questo disturbo: una patologia che denota una grandissima sensibilità, dalla quale si può guarire, e che in Italia non viene mai diagnosticata prima dei 18 anni, per essere certi che non si tratti di un periodo transitorio di crescita.

E come Empatia

Cosa succede quando una persona che dovrebbe prendersi cura di te, che dovrebbe accoglierti, ti tratta con estrema freddezza? Umberto Galimberti, nel Dizionario di psicologia, descrive l'empatia come la “capacità di immedesimarsi in un'altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d'animo”. Ma quanto è difficile mettersi nei panni di qualcun altro? Comprenderne il dolore? In questa puntata dello “PSICOdizioRADIO”, i redattori della Psicoradio raccontano il proprio rapporto con questa particolare emozione. Per alcuni l'empatia che si è creata con alcune persone era solo illusoria: è successo a Vincenzo, con un suo ex professore di università, e a Gian Maria nel suo rapporto con una psicologa. Barbara, ha invece avuto la fortuna di incontrare un’infermiera empatica e comprensiva, che l'ha aiutata in un momento molto difficile. Coltivare l’empatia dovrebbe essere al centro del rapporto tra paziente e curante. Per lo psichiatra e psicanalista Eugenio Borgna, la relazione tra i due non si può trovare nella diagnosi né nella cura in sé, ma nell’atteggiamento di ascolto della sofferenza, un’esperienza che accomuna tutti gli esseri umani.

F come Film

Tensione, eccitazione, terrore: la visione dello stesso film può suscitare negli spettatori le più differenti reazioni psicologiche. In questa puntata i redattori della Psicoradio raccontano il proprio rapporto con il mondo del cinema. A partire da Dogville di Lars Von Trier, che ha provocato emozioni forti e molto contrastanti: una risata catartica quasi isterica, un senso di oppressione che si è sciolto in un pianto, il desiderio impellente di andarsene a metà film. Dai primi anni del Novecento, gli effetti del cinema sono stati indagati dalla psicologia, che intuiva la capacità delle immagini filmiche di creare connessioni con l’inconscio dello spettatore. Dall’altro lato, molti registi hanno saccheggiato la psicanalisi per le loro sceneggiature. Del resto, cinema e psicoanalisi sono nati praticamente insieme, a fine Ottocento, e da allora sono cresciuti intrecciandosi in una relazione molto profonda: non a caso, Hollywood è sempre stata definita “La fabbrica dei sogni”.

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