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23 maggio 2020 ore: 10:00
Famiglia

La scuola del quartiere, per tutti i bambini: "Qui amicizia e accoglienza"

di Marta Rovagna
Viaggio nel mondo delle paritarie. L'esperienza della scuola "Celestina Donati" di Roma. Insieme nelle classi i bambini del quartiere e quelli in affido che vivono nella casa famiglia delle suore Calasanziane: "Un posto per costruire e dare speranza"
"Amicizia, solidarietà, famiglia, cittadinanza attiva". Quando si sono visti chiedere i valori fondanti della propria realtà scolastica, gli alunni e i genitori della scuola paritaria “Suor Celestina Donati” di Roma hanno risposto così. Come molti altri, l'istituto - presenza storica nel quartiere Pineta Sacchetti di Roma (prima apertura datata 1927, con 12 bambine) - ha aderito alla campagna #NoiSiamoInvisibiliPerQuestoGoverno, lanciata nei giorni scorsi dalla Conferenza italiana superiori maggiori (Cism) e dall’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi), per mettere al centro dell'attenzione del governo la situazione delle scuole paritarie in questo periodo di emergenza sanitaria e di crisi economica. Una protesta che ha riportato l'attenzione sul mondo delle paritarie, parte integrante del sistema pubblico di istruzione, proprio nei giorni in cui nel decreto Rilancio (anche in seguito all'iniziativa di mobilitazione) venivano stanziati 150 milioni di euro.

La scuola "Suor Celestina Donati", che ha tre classi dell'Infanzia e cinque della Primaria, chiede da anni ai genitori rette quasi simboliche (si parte da 50 euro al mese). “L'idea -  spiega suor Giuliana Benigni, coordinatrice didattica della realtà romana – è quella di permettere a qualsiasi famiglia lo desideri di poter iscrivere i propri figli presso la nostra scuola: gli unici limiti e paletti che mettiamo sono il numero di iscritti, che deve rispettare le normative ministeriali sul numero massimo di alunni per classe”. Si arriva per passaparola alla scuola delle Calasanziane, si rimane perchè si trova un clima di amicizia e familiare.
 
Il video preparato nei giorni scorsi dalle classi dell'Istituto Suor Celestina Donati

Alla vista, sorpassato il grande cancello verde, si apre un grande cortile curato, rose e fiori sempre ben ordinati; il complesso storico della scuola è situato proprio davanti all'entrata principale, a sinistra c'è la cappella della comunità, a destra il complesso scolastico, dietro la struttura un grandissimo giardino con un campo di pattinaggio, giochi, un piccolo campo sportivo, un teatro, una palestra coperta e un angolo per la preghiera. La scuola vive una doppia realtà, ben conosciuta nel quartiere: al suo interno infatti è presente un servizio residenziale di accoglienza per minori, che frequentano anch'essi la scuola. Nelle classi dunque studiano insieme i bambini del quartiere e quelli accolti nella "casa famiglia". Se quest'ultima, come detto, è attiva da quasi un secolo, la scuola accoglie i bambini del quartiere dal 1962: sessant'anni che l'hanno fatta diventare una realtà di incontro e di integrazione tra la comunità di accoglienza e chi abita nella zona. Un incontro che è un'occasione di arricchimento e di crescita per i bambini, le famiglie, il quartiere intero.
 
È così da sempre – sottolinea suor Giuliana -. Sono arrivata qui nel 1995 e questo luogo ci permette ogni giorno di vivere il nostro carisma, quello che la nostra fondatrice Madre Celestina Donati attuò a Firenze (dove ha sede la casa generalizia della congregazione delle Calasanziane): l'accoglienza e la cura dei bambini a tutto tondo. Ciò avviene non solo perché la scuola è piccola (e quindi gli educatori sono impegnati in un lavoro non esclusivamente didattico e di potenziamento cognitivo ma anche di crescita complessiva e cura di ogni dettaglio dell'alunno), ma anche perché il team dei docenti (in gran parte laici) è unito e coeso e lavora con grande motivazione al comune progetto educativo”. Negli anni, l'accoglienza dei minori in difficoltà si è aperta a diversi tipi di fragilità: fino alla seconda guerra mondiale questo era principalmente il rifugio dei figli dei detenuti. “Oggi accogliamo presso la nostra casa famiglia bambini che ci vengono temporaneamente affidati perché impossibilitati a vivere nel proprio contesto familiare a causa di situazioni di forte disagio. La scuola ha voluto negli anni cogliere le esigenze del quartiere, rispondendo alle mutate esigenze socio-culturali, modulando i servizi offerti in base alle istanze socio-educative, ma tenendo sempre al centro della propria missione l’attenzione alla crescita integrale di ogni bambino e la costruzione di un clima familiare. La scuola è una chiave vincente per ricostruire e dare speranza a questi bambini: pian piano si riavvicinano ad una realtà  che, a causa delle difficoltà familiari, era spesso trascurata e poco amata, per fare così delle esperienze di successo”. 

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La sinergia con le famiglie del quartiere negli anni è aumentata, anche perché le porte della casa sono sempre aperte. “Viviamo questo periodo di chiusura per l'emergenza sanitaria  - racconta suor Giuliana -  come un evento del tutto eccezionale: la scuola di solito è aperta mattina e pomeriggio per attività scolastiche ed extrascolastiche (sport, corsi di musica e arte) e nel corso dell'anno vengono organizzate diverse feste con tutte le famiglie della scuola”. Due all'anno sono dedicate alla raccolta fondi organizzata della onlus AMICAL (Amici delle missioni calasanziane), associazione, che condivide il carisma calasanziano e collabora con la comunità, “nata da un gruppo di genitori della scuola per sostenere le missioni Calasanziane nei paesi più svantaggiati. Attualmente segue e finanzia vari progetti in Africa e America Latina”. Perché "cittadinanza attiva" non è solo crescere buoni cittadini in Italia, ma renderli aperti e responsabili verso il mondo intero. Un centro educativo come questo, dove si incontrano e collaborano servizi e realtà differenti richiede particolare impegno e cura nella gestione e nell’organizzazione, ma può essere un ‘laboratorio’ di civiltà e di socialità.
 
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