14 dicembre 2016 ore: 15:04
Disabilità

"Dopo di noi", 9 milioni per il Lazio. Quale futuro per le case famiglia?

Dopo la recente approvazione del decreto attuativo della legge sul “dopo di noi”, non è chiaro come si tradurrà concretamente. Il coordinamento “Casa al plurale” è soddisfatto, “purché ci siano le reali risorse per far funzionare la norma. Come saranno stanziati i fondi e che fine faranno le persone disabili che abitano nella attuali case famiglia?”
Dopo di noi, ragazzo disabile con amico al tramonto - SITO NUOVO

ROMA – La norma c'è, i soldi anche: la legge sul "Dopo di noi" è stata approvata e recentemente è stato firmato anche il decreto attuativo. Per la regione Lazio sono stati stanziati, per il 2016, circa 9 milioni di euro: la cifra più alta dopo la Lombardia. Ora, “le centinaia di persone con disabilità, che vivono nelle case famiglia di Roma, si augurano che Babbo Natale per loro stia preparando un vero pacco dono e non un pacco”.
E' quanto riferisce il coordinamento Casa al plurale, che pone una serie di domande, manifestando una certa perplessità. “Se da un lato, per la prima volta, si parla di 'budget di progetto' e di 'vestito su misura' da cucire sulla persona con disabilità, d’altra parte ancora non è sufficientemente chiaro come tutto ciò si possa tradurre sul piano delle reali esigenze che si devono affrontare ogni giorno per garantire, come dice la legge, 'la più ampia partecipazione possibile della persona con disabilità grave, tenendo conto dei suoi desideri, aspettative e preferenze' – osserva il Coordinamento - C’è tanta soddisfazione per una norma in cui la salute è intesa come benessere della persona da raggiungere attraverso una serie di azioni sociali - come appunto l’“abitare”- e stabilisce un tetto massimo al numero di persone da accogliere nelle strutture, purché però ci siano le reali risorse umane ed economiche per farla funzionare”. 

Di qui gli interrogativi posti dal coordinamento: “Con quali regole saranno stanziati i fondi e che fine faranno le case attuali, ma soprattutto le persone con disabilità che vi abitano? Ha idea il Governo di quanto costi un intervento a favore di persone con disabilità 'grave' (la legge si rivolge esclusivamente a loro) attraverso una casa che ospita quattro persone, ipotizzando oltre al responsabile anche due operatori in turno? O pensiamo di lasciare quattro persone con disabilità complessa da sole con un unico operatore?”

La nuova legge, osserva ancora Casa al plurale, “prevede regole nettamente diverse da quelle attualmente in vigore in Regione e al Comune”. In particolare, il comune di Roma “attualmente stanzia per le case famiglia la metà di quel che servirebbe”, ricorda Casa al plurale, che recentemente ha realizzato lo Studio sui costi standard delle comunità di accoglienza. Lì emergeva che, per le persone con disabilità in casa famiglia, il comune di Roma stanza 15 milioni di euro, contro i 60 milioni stanziati dal comune di Torino. “Al momento a Roma ci sono 400 persone in lista di attesa – ricorda il coordinamento -. A Torino nessuno. Inoltre, se dovessimo usare solo i soldi stanziati dal Comune, un operatore sociale guadagnerebbe 3,86 euro netti per ogni ora lavorata. Per non parlare delle rette per i minori: in questo caso, il compenso sarebbe pari a 1,54 euro”. 

E' in questo contesto problematico che si colloca la Legge sul dopo di noi, suscitando attesa e speranze in chi vive questa realtà ogni giorni. Come Salvatore, “che vive con i genitori anziani ed è in lista di attesa da 5 anni – racconta Casa al plurale - Cosa riceverà da questo Natale? Sarà accolto in casa famiglia?”. Per Salvatore e per tanti come lui, “occorre che regione Lazio e comune di Roma facciano subito la loro parte – conclude Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al plurale - affinché sia un vero dono e non un 'pacco' vuoto: le normative non sono sufficientemente chiare e non sapremo come andrà a finire, finché la legge non sarà trasformata in direttive regionali e comunali”. Di qui la richiesta che sia fissato un calendario di “incontri operativi, in cui declinare l’attuazione della legge nel territorio del Lazio. Le case famiglia, per alcune situazioni, rappresentano la risposta giusta alla domanda sul 'dopo di noi', ma in questo momento, senza i fondi necessari alla loro gestione, stentano a funzionare. Con poche risorse si produce segregazione e non integrazione”.

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