14 settembre 2017 ore: 14:29
Giustizia

Bambini in carcere, “favorire gli ingressi negli Icam per le mamme detenute"

Da Dap e magistratura di sorveglianza una marcia in più per far viaggiare a pieno regime gli istituti a custodia attenuata. Gli Icam in Italia sono cinque: la disponibilità nazionale complessiva è pari a 73 unità, sufficienti ad ospitare tutte le detenute madri con al seguito figli minori sotto i 6 anni
Carcere. Moglie e figlia fanno visita al detenuto

ROMA – Due giorni di incontri, confronto e dialogo aperto per eliminare le contraddizioni e le zone d’ombra della legge, con l’obiettivo comune di favorire l’accesso delle detenute con bambini al seguito negli Icam, gli istituti a custodia attenuata per le madri con figli sotto i 6 anni, e di far viaggiare questi reparti a pieno regime. Ai lati opposti dei tavoli, i vertici del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e i presidenti della Magistratura di sorveglianza, riuniti a Roma nella sede di Casal del Marmo. “Nel corso del dibattito – scrive il Dipartimento in una nota - sono state raggiunte soluzioni condivise e intese operative che presto daranno frutti visibili. A conclusione di un proficuo dibattito, nel rispetto delle prerogative e competenze di ciascuno, è stata auspicata la valorizzazione degli Icam al fine della migliore allocazione delle detenute madri, a tutela dell’interesse superiore dei minori e a garanzia della sicurezza pubblica”.

Sono 60, al 31 agosto 2017, i bambini rinchiusi in carcere insieme alle madri detenute (52, di cui 31 straniere e 21 italiane). 35 i piccoli delle donne straniere e 25 quelli italiani. Numeri ridottissimi, rispetto a quelli dell’intera popolazione carceraria (57.393, in preoccupante aumento). Ma non per questo meno importanti. Secondo i dati del ministero della Giustizia, i bambini sono ospitati in parte negli asili nido creati all’interno degli istituti di pena (per minori fino a 3 anni) e in parte negli Icam, gli Istituti a custodia attenuta per madri detenute con figli al seguito di età non superiore ai 6 anni. L’ultimo rilevamento registra 13 bambini in Piemonte, 4 in Campania (3 nell’Icam di Lauro e 1 nel nido di Avellino), 3 in Emilia Romagna, 16 nel Lazio (nel femminile di Rebibbia), 13 in Lombardia (4 a Bollate e 9 all’Icam di San Vittore), 1 in Puglia, 2 in Sicilia e 8 nel Veneto.

Dopo Milano (San Vittore), Torino, Senorbì Cagliari e Venezia, a giugno è stato inaugurato il quinto Icam, quello di Lauro, in provincia di Avellino, che con i suoi 35 posti ha proiettato la disponibilità nazionale complessiva a 73 unità, allo stato sufficienti ad ospitare tutte le detenute madri con al seguito figli minori sotto i 6 anni. “L’incontro di Roma – spiega il Presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna, Antonietta Fiorillo - ci ha consentito di chiarire una serie di aspetti su una normativa che non è limpidissima. Come, ad esempio, sull’inserimento negli Icam, tra la competenza della magistratura di sorveglianza e la possibilità per il dipartimento di assegnare. Abbiamo concordato che ci sono le due possibilità concorrenti ma che, al tempo stesso, non si sovrappongono. I posti negli Icam ci sono e questi istituti hanno senza dubbio una modalità di esecuzione della pena enormemente migliore rispetto agli altri, anche se esistono esempi di nidi in carcere che funzionano benissimo. Ma le modalità con cui è organizzato un Icam restano profondamente diverse. Per questo è necessario favorire l’accesso dei bambini in queste strutture”.

“Il senso dei due giorni di incontro è stato questo – racconta il Presidente Fiorillo -: un confronto che ci ha chiarito una serie di aspetti nel rispetto delle competenze, della professionalità e dei campi di intervento di ciascuno. L’obiettivo raggiunto è stato quello di eliminare le contraddizioni che ci potevano essere, per far sì che questi istituti vadano a pieno regime, sia perché sono state impegnate risorse importanti, sia perché tra l’eseguire la pena negli Icam ed eseguirla da un’altra parte, c’è una differenza notevole, soprattutto, naturalmente, nell’interesse primario del minore”.

Dall’esperienza detentiva negli Icam, la ricaduta che si registra nei confronti dei minori è esigua. "Per fortuna i numeri sono molto bassi – commenta il magistrato -, anche perché sono molte meno le donne detenute rispetto agli uomini. Ma si registra certamente una ricaduta positiva: laddove ci sono, è tutta un’altra cosa, l’ambiente è tutt’altro. Oltre al fatto che negli Icam non ci sono le divise, che ci sono sistemi di sicurezza non invasivi e che il bambino non si rende conto, o almeno non dovrebbe rendersi conto, della restrizione, se non in maniera molto limitata, ci sono numeri molto contenuti. Ed è naturale che davanti a numeri così ridotti, tutto quello che si può fare, si fa meglio: tutto ciò che aiuta a far sentire il bambino in una comunità anziché in un carcere è molto più semplice da organizzare in un istituto con piccoli numeri che in un istituto più grande, dove magari c’è anche il nido. Vediamo se si riesce, con questo nuovo impulso, a favorire gli ingressi. Che poi è il punto centrale”.

"Ci siamo lasciati con l’idea di ritrovarci, anche perché sono tantissime le situazioni su cui è bene confrontarsi - continua - . Sono stati due giorni intensi in cui abbiamo davvero ragionato a tutto campo. Ed è importante. Stiamo provando ad avere una comunicazione più fluida, più diretta. Ragioniamo da due punti di vista, ma l’obiettivo è comune. E, oggettivamente, in una situazione in cui spesso la legislazione è molto frammentata e magmatica, e ha sofferto in questi anni di sovrastrutturazioni e di inserimenti spesso non coordinati, parlarsi ha sempre un valore. Non si risolve tutto, ma sono i piccoli passi che poi fanno il risultato finale”.

“Ora bisognerà anche aspettare i decreti attuativi della delega: le commissioni stanno lavorando in tempi veloci, come ci è stato chiesto dal ministro, e c’è molto fermento. E’ necessario aspettare un attimo per capire cosa succederà, perché alcune cose su cui stiamo ragionando oggi, potrebbero essere superate. Resta il valore dell’incontro e dell’essersi dati appuntamento, anche se non a scadenza fissa. Parlarsi e confrontarsi con l’amministrazione per noi è assolutamente fondamentale perché abbiamo lo stesso obiettivo: garantire un’esecuzione della pena più coerente possibile con i dettami costituzionali”. (Teresa Valiani)

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