26 febbraio 2015 ore: 13:11
Non profit

Palestina, Oxfam: "Serviranno 100 anni per ricostruire Gaza"

A sei mesi dal cessate il fuoco che ha posto fine all’operazione Protective Edge, l’allarme di Oxfam sugli effetti del blocco israeliano sulla ricostruzione nella Striscia. Ancora 100 mila gli sfollati, la metà sono bambini
Oxfam Gaza, sfollati 2

Gaza, sfollati. Foto: Oxfam

ROMA - "Senza la fine del blocco israeliano a Gaza ci vorrà oltre un secolo per completare la ricostruzione di case, scuole e ospedali". A sei mesi dal cessate il fuoco che ha messo fine all'operazione Protective Edge, Oxfam lancia l'allarme sulla disperata situazione in cui ancora versano gli 1,8 milioni di persone che vivono nella Striscia.
Le cause sono tristemente note e tra queste vi è la carenza e la progressiva riduzione delle quantità di materiali da costruzione in entrata a Gaza. "A farne le spese - sottolinea Oxfam - sono le circa 100 mila persone, di cui la metà bambini, che ancora sono costrette a vivere in rifugi e sistemazioni temporanee, mentre decine di migliaia di famiglie vivono in abitazioni gravemente danneggiate dai bombardamenti della scorsa estate".

L'embargo dell'area dura ormai da quasi otto anni ed ha determinato una situazione drammatica per la popolazione che vive all'interno della Striscia. Secondo Oxfam, che da tempo fornisce acqua potabile, voucher alimentari e cure mediche a migliaia di abitanti di Gaza, le cose non miglioreranno fino a che la comunità internazionale non prenderà provvedimenti. "Con meno dello 0,25% del materiale da costruzione essenziale arrivato a Gaza negli ultimi tre mesi, il processo di ricostruzione si è praticamente fermato. Ecco perché chiediamo alla comunità internazionale di attivarsi con urgenza, per mettere fine al blocco di Gaza".
Le organizzazioni umanitarie che lavorano nella regione hanno fornito alcune stime riguardo il materiale necessario alla ricostruzione dell'area: oltre 800 mila i carichi di camion di materiale da costruzione per rimettere in piedi case, scuole, ospedali e altre infrastrutture distrutte durante i ripetuti conflitti e gli anni di blocco. A gennaio, solamente 579 camion sono entrati a Gaza, ancora meno dei già pochi (795) entrati a dicembre.

"Solo con la fine del blocco di Gaza sarà possibile permettere alla popolazione di ricostruire la propria vita. – spiega Umiliana Grifoni, responsabile Ufficio Mediterraneo e Medioriente di Oxfam Italia - Le famiglie vivono da sei mesi in case senza soffitti, pareti o finestre. Molte abitazioni hanno solo sei ore di elettricità al giorno e non hanno acqua corrente. Ogni giorno che passa senza che abbia inizio la ricostruzione, aumentano i rischi per la vita stessa delle persone. E’ inaccettabile che la comunità internazionale abbandoni la popolazione di Gaza nel momento di maggior bisogno".

Negoziati fermi. A preoccupare è anche la totale mancanza di progressi a livello diplomatico. A differenza di quanto previsto dopo il cessate il fuoco, infatti, non si registrano passi avanti nei negoziati per trovare una soluzione a lungo termine alla crisi di Gaza. "Israele e Autorità palestinese - sottolinea Oxfam - devono attivarsi per accelerare una soluzione pacifica, inclusa la fine del blocco di Gaza che rimane attivo e continua ad avere un impatto devastante sull’economia e gli abitanti dell'area". Le tensioni all’interno del governo di unità palestinese inoltre non accennano a diminuire, complicando ulteriormente il quadro di riferimento.  "A causa del blocco sulla Striscia - conclude l'organizzazione - lo scorso anno le esportazioni di prodotti agricoli sono crollate al 2,7% rispetto al livello registrato prima dell’imposizione delle restrizioni. Pesca e agricoltura – settori vitali per l’economia di Gaza – sono in ginocchio a causa del divieto di pesca fino a oltre sei miglia nautiche dalla costa e di accesso ai terreni più fertili, perché nell’impedire la circolazione delle merci, si è limitata quella delle persone, con il risultato che Gaza continua a essere separata dalla Cisgiordania e la maggior parte delle persone non può lasciare la Striscia. Anche il confine con l’Egitto è rimasto chiuso per gran parte degli ultimi due mesi, impedendo a migliaia di persone di viaggiare".

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