10 marzo 2017 ore: 15:41
Economia

Legge povertà. Per il Cnca un passo avanti, ma “esterrefatti” dai tagli al sociale

Italia in forte ritardo rispetto all’Europa e alla crisi, mentre le risorse restano ancora insufficienti. Pesano i tagli ad altri fondi sociali. Don Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza: “Preoccupati: sempre più amministrazioni comunali vedono i marginali come minaccia”
Povertà. Mano con soldi

ROMA -  L’approvazione della legge delega sulla povertà è un passo avanti rispetto al passato, ma le risorse sono insufficienti. Questo il commento don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) sull’approvazione della delega ieri al Senato, mentre si attendono i decreti da parte del governo e il Piano nazionale contro la povertà promesso dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “E’ vero che per la prima volta nel nostro paese viene approntato uno strumento strutturale per contrastare la povertà estrema - dichiara Zappolini -. Bisogna, però, ricordare che, in Europa, l’Italia era un’eccezione. Quasi tutti i paesi dell’Unione europea hanno da tempo uno strumento del genere nel proprio ordinamento. Il ddl povertà, dunque, copre una mancanza storica, che si è avvertita ancor più in questi dieci anni di crisi”. Lo stanziamento previsto dalla delega, però, non soddisfa le aspettative del terzo settore. “E’ largamente al di sotto di quanto sarebbe necessario – aggiunge Zappolini -: servirebbero, infatti, almeno sette miliardi di euro solo per coprire le povertà più dure. Abbiamo visto che, se si vuole, i soldi si trovano”.

Il merito di questo successo, inoltre, secondo Zappolini, “va anche alle tante organizzazioni riunite nell’Alleanza contro la povertà, di cui la nostra Federazione fa parte, che hanno avanzato proposte dettagliate e realistiche per raggiungere questo obiettivo”. Intanto, se da un lato c’è da gioire per un traguardo, sono ancora i tagli al sociale a smorzare gli entusiasmi. “Lascia esterrefatti che lo stanziamento per il fondo contro la povertà sia stato realizzato, di fatto, anche sottraendo risorse al Fondo nazionale per le politiche sociali e al Fondo per le non autosufficienze – afferma Zappolini -. Si sono tolti soldi ai poveri per darli a quegli stessi poveri. Non comprendiamo il senso di decisioni che incideranno negativamente sulla qualità e la quantità dei servizi integrati per le persone e le comunità proprio nel momento in cui il governo vorrebbe mandare ai cittadini, e in particolare a quelli in maggiore difficoltà, un segnale di attenzione ai loro bisogni fondamentali”.

A preoccupare, però, è il clima generale che si è creato nei confronti di quanti vivono nella marginalità. E quel che accade nella Capitale, secondo Zappolini, è uno dei campanelli d’allarme. “Siamo molto preoccupati per il clima complessivo nei riguardi delle persone più marginali – spiega -. L’annunciato provvedimento del Comune di Roma contro chi rovista nei cassonetti è solo l’ultima cattiva notizia di una tendenza in atto in tutto il paese. I poteri concessi ai sindaci di emettere ordinanze sui temi della cosiddetta ‘sicurezza urbana’ temiamo porterà  a non distinguere tra chi delinque realmente e chi invece è solo una persona ad alta marginalità o sfruttata sessualmente o lavorativamente, che in questo modo sarà sempre più allontanata dagli operatori sociali e che si guarderà bene anche dal chiedere aiuto alle forze dell'ordine per paura di essere multata o, peggio, arrestata. Si rischia di non colpire chi alimenta davvero la criminalità, ma solo i terminali ultimi, le vittime e chi vive in condizioni disperate”.

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