8 aprile 2017 ore: 12:00
Economia

Povertà. Caritas Rimini: nel 2016 aiutate 6.676 persone, aumentano gli over50

Mancino (Caritas Rimini): “Aumentano gli italiani, le famiglie di origine straniera da anni sul territorio, i profughi, i pensionati malati e soli”. Tra gli immigrati, calano romeni e ucraini e aumentano marocchini, senegalese e albanesi. “Mancano strumenti di supporto alle famiglie”
Povertà. Spiccioli

RIMINI - Le scosse nel Centro Italia, i continui sbarchi dei profughi, la caduta del governo, gli effetti della crisi economica. “Un quadro instabile, che costringe tante persone ad abbandonare la propria terra e a spostarsi in cerca di lavoro e pace”: esordisce così, Isabella Mancino, responsabile dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana di Rimini presentando il Rapporto sulle povertà 2016. Sono 6.776 le persone incontrate da tutti i centri presenti in diocesi (1.909 quelle ascoltate dalla Caritas diocesana): se si contano tutti i familiari si arriva a oltre 16 mila persone, di cui 3.316 minori, in situazione di disagio economico. Nel 2016 è aumentato il numero delle persone in condizioni di povertà (61,3 per cento); aumentano gli uomini, che hanno raggiunto il 52,5 per cento. Cresce anche la presenza degli italiani (2.383), arrivati al 35,2 per cento con una differenza percentuale del 92,6 per cento rispetto al 2010: tra questi si registra un aumento degli over50. Tra gli italiani i residenti solo il 63,2 per cento e tra il 46,3 per cento, segno che si tratta sempre più di povertà che colpiscono il territorio e non persone solo di passaggio. Tra gli immigrati (4.340) calano i romeni (passando dal 12,7 per cento del 2015 al 9,9 per cento del 2016) e gli ucraini (dal 6,9 al 6,2); aumentano i marocchini (dal 12,9 al 15,3), i senegalesi (dal 5,6 al 6,3) e gli albanesi (dal 5,9 al 6,1).

Come spiegato nel Rapporto, è aumentata la presenza di profughi (circa 280 giovani), portando con sé tutta una serie di problematiche: linguistiche, logistiche e psicologiche. Aumentano anche i senza dimora: sono 1.992 persone, pari al 29,4 per cento del totale. Crescono anche gli italiani, che passano dal 33 al 37 per cento. “I dati mostrano una situazione in continuo mutamento rispetto agli anni passati – spiega Mancino –. Perché se da un lato persistono situazioni di persone e famiglie intrappolate nella povertà da quando è scoppiata la crisi economica, dall’altro assistiamo a nuovi volti che si accomunano a questa condizione. Colpiscono le storie di italiani sopra i 50 anni che hanno perso il lavoro e non riescono più a entrare nel mondo occupazionale; le famiglie di origine straniera residenti sul nostro territorio da oltre vent’anni che non sanno come affrontare la quotidianità; i giovani profughi che, ottenuto il permesso di soggiorno, non sanno dove andare; le famiglie che avevano investito comprando casa e ora non sanno dove andare perché è stata messa all’asta; i pensionati malati e soli che non arrivano a fine mese”. Un andamento, questo, confermato anche dai dati raccolti da enti diversi, tra cui la Croce Rossa, l’associazione Papa Giovanni XXIII, l’associazione Opera Sant’Antonio, gli sportelli sociali, l’associazione Rumori Sinistri.

Nel 2016 sono aumentati i pasti erogati dalle mense (Caritas diocesana, Caritas interparrocchiale di Riccione e Caritas di Cattolica), per un totale di 130.500 pasti. Ai consueti pacchi viveri si sono aggiunte le “borse della spesa” effettuate dall’Emporio solidale di Rimini, per un totale di 20.600 interventi di tipo alimentare. Diverse Caritas hanno stretto accordi con alcuni supermercati per integrare i pacchi viveri con ulteriori alimenti, attraverso buoni spesa, per un totale di 4.250 euro. Complessivamente sono stati donati quasi 150 mila euro per far fronte a canoni d’affitto, bollette e spese sanitarie. La Caritas diocesana e la Caritas di Cattolica hanno accolto complessivamente 706 persone, per un totale di 11.398 notti. Insieme con la Caritas interparrocchiale di Riccione hanno offerto 11.239 docce a 944 persone. Lo scorso anno sono stati donati alle famiglie in difficoltà circa 10 mila capi d’abbigliamento.

Il Rapporto mette l’accento sui progetti più recenti partiti proprio per fare fronte a queste nuove forme di povertà. Come il Fondo per il lavoro, nato nel 2013 anni fa per rispondere ai numeri della disoccupazione. In 3 anni ha esaminato oltre 600 richieste di occupazione da parte di persone che vivono in situazioni di disagio economico, ha permesso 97 assunzioni (di cui 22 a tempo indeterminato), in 56 aziende. Come l’#EmporioRimini, nato nel giugno del 2016, in soli 6 mesi ha sostenuto 363 famiglie, per un totale di 1100 assistiti (di cui 427 minori), attraverso 2.238 spese. O come il progetto “Parrocchia accogliente”, che ha permesso l’inserimento di 24 profughi in 12 realtà parrocchiali.

“Per comprendere meglio le situazioni di povertà nelle famiglie nelle quali sono presenti familiari con problemi di salute, per sapere se esse si sentissero sufficientemente supportate dai servizi e dalle realtà locali, abbiamo svolto una ricerca su 160 famiglie riminesi, per un totale di 505 persone di cui 241 con problemi di salute”. Cosa è emerso? Il lavoro è il problema principale: solo in 4 famiglie su 160 tutti i componenti lavorano; in 26 casi una persona ha dovuto rinunciare al lavoro per assistere il familiare malato; tra le persone con problemi di salute solo 21 su 241 hanno un lavoro; le borse di lavoro sono soluzioni precarie. I problemi economici, poi, sono spesso legati al fatto che le pensioni di invalidità sono insufficienti o inesistenti nel caso in cui la percentuale sia al di sotto di 75 punti: “Questo implica che le persone con problemi di salute non solo vivono la sofferenza di essere malate, ma anche il disagio di non avere un adeguato sussidio economico”. Per quanto riguarda la casa, solo il 41 per cento riesce a sostenere le spese relative all’abitazione. Altro problema è quello della solitudine: il 58 per cento delle famiglie non ha un sostegno da familiari e amici e gli unici aiuti che ricevono arrivano da Caritas e parrocchie. “Proprio rispetto al tema della solitudine emerge che mancano strumenti di supporto alle famiglie. Tutti questi risultati meritano una riflessione profonda: è necessario pensare a nuovi progetti che prevedano un maggior coinvolgimento di tutta la cittadinanza”. (Ambra Notari)

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