22 marzo 2017 ore: 13:07
Economia

Una nuova stagione di lotta alla povertà: le proposte della Fondazione Zancan

Una distribuzione più equa delle risorse, insieme a una valutazione del beneficio, nell’ottica di un welfare generativo. È questa l’idea di fondo del Rapporto 2017 sulla lotta alla povertà redatto dalla Fondazione Emanuela Zancan onlus di Padova, edito da Il Mulino e presentato ieri a Padova
povertà, piedi, ciabatte - SITO NUOVO

Una distribuzione più equa delle risorse, insieme a una valutazione del beneficio, nell’ottica di un welfare generativo. È questa l’idea di fondo del Rapporto 2017 sulla lotta alla povertà redatto dalla Fondazione Emanuela Zancan onlus di Padova, edito da Il Mulino e presentato ieri a Padova. 

Il testo, intitolato “Poveri e così non sia”, suggerisce di superare l’immobilismo tecnico e politico con alcune proposte che “entrano nel merito di come si potrebbe aprire una nuova stagione della programmazione sociale, per lottare contro la povertà in modi efficaci, con i poveri, valorizzando le capacità di ogni persona”, come scrive il presidente della Fondazione Zancan, Cesare Dosi, nella presentazione.

Due le strategie, complementari fra loro. Innanzitutto la concentrazione sui potenziali di diverso utilizzo delle risorse, con scelte coraggiose e di riconversione della spesa assistenziale. Il problema, infatti, non sarebbe tanto la mancanza di fondi per il sostegno sociale, quanto la loro forma di utilizzo. Ogni anno in Italia si impegnano circa 50 miliardi di euro per misure strutturali come pensioni assistenziali, assegni familiari, interventi socio assistenziali a livello locale a cui vanno aggiunti i fondi messi a disposizione per interventi a tempo o sperimentali, sui quali, tuttavia, manca una verifica del beneficio. Per questo il testo propone il passaggio dalle erogazioni a pioggia a una misura unica, governabile, tracciabile e trasparente.

Ma il controllo delle risorse non basta: servirebbe anche convertire parte dei trasferimenti in servizi per le persone e le famiglie, con modalità analoghe a quelle utilizzate negli accordi di welfare aziendale. Nel caso degli assegni familiari, per esempio, viene proposta la destinazione di una parte (circa un miliardo e mezzo su sei) per facilitare l’accesso ai servizi 0-3, con la costituzione di un “fondo prima infanzia” solidale che permetterebbe di gestire 200 mila nuovi posti nido, dando lavoro a circa 40mila donne, con l’effetto di calmierare anche i costi di accesso al servizio.

Con queste premesse, secondo lo studio, almeno la metà dell’attuale costo dell’assistenza sociale – circa 25 miliardi – potrebbe essere gradualmente trasformata in spesa capace di rendimento e rigenerazione, valorizzando l’incontro tra diritti e doveri.

Un piano di lotta alla povertà, quello proposto dalla Fondazione Zancan, che implica un sostanziale cambiamento culturale e di mentalità. Le azioni proposte andrebbero dunque collocate all’interno di una pianificazione di almeno dieci anni, per passare dall’ideazione alla modellizzazione delle soluzioni, all’implementazione vera e propria. 

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