6 novembre 2017 ore: 12:48
Disabilità

Cinema e disabilità, la best practice arriva dall’Italia con “Ho amici in Paradiso”

Il film di Fabrizio Maria Cortese, realizzato in collaborazione con l’Opera Don Guanella di Roma e interpretato da attori con disabilità intellettiva, sbarca a Cuba, come esempio di inclusione, ma anche di riabilitazione
Ho amici in paradiso - Attori

ROMA – Inclusione e riabilitazione s’incontrano al cinema: a dimostrazione che un film può fare davvero bene. Ne è prova la pellicola “Ho amici in Paradiso”, girato da Maria Cortese, prodotto da Golden Hour Films con Rai Cinema e realizzato in collaborazione con l’Opera Don Guanella di Roma. Dall’Italia, la “best pratice” sbarcherà nei prossimi giorni addirittura a Cuba, dove sarà presentato, come modello d’inclusione ma anche di riabilitazione, al convegno “International NeuPsyco Congress”, in programma il dal 6 all’8 novembre L’Avana. A presentare il caso, interverrà Simonetta Magari, direttrice sanitaria dell' opera Don Guanella, insieme al regista del film. 

Il congresso prevede la presenza di 500 delegati, eccellenze della psichiatria mondiale, provenienti da Cuba, Stati Uniti, Inghilterra, Italia, Svizzera Messico, Malesia e altri paesi del mondo e il tema che sarà trattato verterà proprio sulla creatività e l'innovazione nelle neuroscienze e nella salute mentale. Il film di Cortese, interpretato anche da otto attori con disabilità intellettiva, è stato scelto come testimonianza dell'evoluzione del cinema nella psichiatria e grande opportunità per l'inclusione. 

“La convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità sottolinea l’importanza di favorire l‘inclusione sociale e la partecipazione – spiega Simonetta Magari - incoraggiando le persone con disabilità intellettiva a sviluppare l’autonomia e supportando la loro autodeterminazione.L’obiettivo di questo lavoro – aggiunge - è stato quello di dare accesso al mondo del cinema ad otto persone con disabilità intellettiva. Il regista ha curato per due anni laboratori di teatro con gli utenti del centro di riabilitazione Opera Don Guanella di Roma, selezionando, tra questi, gli attori per un lungometraggio. Grazie a questa esperienza – continua Magari - gli ospiti del centro hanno potuto esprimere se stessi e riversare le loro caratteristiche sui personaggi interpretati. Inoltre, la divulgazione di questa pellicola ha contribuito ad aumentare la consapevolezza pubblica per quanto riguarda la neurodiversità. Alla base di questo progetto vi è l’idea di un contagio positivo che produce un aumento del benessere psicofisico nelle persone neurotipiche e neurodiverse facendo si che l’inclusione diventi un processo bidirezionale. L’intenzione – conclude - è quella di portare bellezza nel mondo: una bellezza che unisca, che susciti amore verso il prossimo e che diventi veicolo per migliorare la qualità di vita”. 

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