8 marzo 2016 ore: 10:30
Disabilità

Il lavoro di un'operatrice con i ragazzi autistici: "E' difficile, ma mi tiene viva"

8 MARZO. Francesca Ripaldi, romana, è specializzata in tecnica comportamentale Aba. “Mi affidano sempre i ragazzi più grossi. Grazie alla formazione che ho alle arti marziali che pratico riesco a governare le crisi, ma a volte è molto dura”. "Questo è un lavoro che richiede formazione, motivazione e tanta competenza"
Francesca Ripaldi insieme a Tommy Nicoletti

Francesca Ripaldi insieme a Tommy Nicoletti

Francesca Ripaldi insieme a Tommy Nicoletti
Francesca Ripaldi insieme a Tommy Nicoletti

ROMA – Non è esattamente un lavoro “per donne”, ma di fatto è un lavoro “delle donne”: a fianco dei ragazzi autistici, spesso grandi, forti e di tanto in tanto aggressivi, è più facile trovare “operatrici” piuttosto che “operatori”, ragazze più che ragazzi. Perché questo lavoro richiede – non c'è dubbio – una sensibilità e uno “spirito di sacrificio tipicamente femminile, ma spesso anche una forza fisica e un coraggio che sarebbe, teoricamente, più tipica del maschio. Lo sa bene Francesca Ripaldi, romana, tecnica comportamentale Aba ma anche unica donna maniscalco in Italia. “Sono piccola ma ho una grande forza fisica, faccio sport da sempre e pratico arti marziali: so contenere fisicamente le crisi che a volte i ragazzi con autismo hanno, conosco le tecniche e non mi spaventa il contatto: credo sia per questo che mi vengono affidati sempre i ragazzi più grossi”.

- Francesca è la prova vivente che i luoghi comuni difficilmente fotografano la realtà: esile non significa fragile, donna non significa debole. Minuta di statura, 44 anni e una figlia di 20, ha iniziato a lavorare dopo la separazione dal compagno. “Ho studiato veterinaria, ma mi sono arrangiata a fare i lavori più semplici, avevo bisogno di soldi per me e per mia figlia. Finché una mia amica, che mi conosce molto bene, mi ha indicato un corso per terapisti comportamentali: era un impegno serio, un anno di formazione, tutti i week-end dalla mattina alla sera, con tutta la settimana passata a lavorare. Ma a me le cose difficili sono sempre piaciute: e mi sono messa sotto”.

Francesca ama gli animali e “prima studiando l'autismo, poi incontrandolo nei ragazzi che seguo, ho ritrovato quello stesso aspetto istintivo: che non mi spaventa, quindi, perché so comprenderlo e governarlo”. E ha avuto subito l'occasione di dimostrarlo quando, completato il corso, “mi è stato affidato un caso difficilissimo: un ragazzo adottato, con un ritardo e una forma di autismo, che non era mai stato educato a fare nulla, ma sempre assecondato e viziato nelle sue richieste più assurde. Crescendo, era diventato alto e robusto, praticamente un armadio a quattro ante – scherza Francesca – e non era certo rassicurante vederlo durante una delle sue crisi. L'ho seguito per due anni, abbiamo svolto un bel programma, con orari, ritmi, attività e regole da rispettare: una vera per lui, abituato a fare tutto quello che voleva. Certo le crisi non mancavano”.

Francesca ricorda un giorno, in particolare. “Eravamo a piazza Bologna, e stavamo seguendo le tappe del nostro percorso. Lui però voleva cambiare programma, andare da un'altra parte, ma io ho tenuto il punto, perché con questi ragazzi bisogna essere fermi. A un certo punto, è scattata la crisi, la più brutta che avessi mai visto: ha iniziato a sbattersi la testa contro il muro, sulla piazza piena di gente. Io cercavo di fermarlo, gli tenevo la testa con le mani, così sembrava che fossi io a sbattergliela contro il muro. Un signore anziano che vide e malintese la scena si alzò dalla panchina e iniziò a prendermi a bastonate sulla schiena. Alla fine intervenne la polizia, fu chiamata la madre e il ragazzo fu riportato a casa. Pochi giorno dopo, mentre eravamo a tavola, schivai per miracolo una forchetta con cui stava per colpirmi in un occhio. Ecco, è questo il lavoro che faccio. E' difficile, ma mi tiene viva e a me piace”.

Francesca Ripaldi

Fino allo scorso anno, Francesca lavorava anche nelle scuole, come assistente per ragazzi disabili o autistici. “Lì pure la cooperativa mi affidava sempre i casi più difficili: i ragazzi più grossi, soprattutto. L'anno scorso ne seguivo uno che ogni tanto scappava in corridoio e si spogliava: ci voleva una gran forza per riprenderlo, rivestirlo e riaccompagnarlo in classe. Tutto questo, per 9 euro l'ora, perché la maggior parte dei soldi che arrivano dalla provincia se li tiene la cooperativa. Ho lasciato il lavoro a scuola, da quest'anno: mi sono imposta di non lavorare per meno di 10 euro l'ora. Questo è un lavoro che richiede formazione, motivazione tanta competenza: è assurdo che venga fatto da persone che si accontentano di 6 euro l'ora”. Così, da quest'anno Francesca segue i ragazzi soltanto a casa e li aiuta a crescere nell'autonomia, nella comunicazione e nel rispetto delle regole e dei programmi. “Seguo una ragazza e due ragazzi, tra cui Tommy, il figlio di Gianluca Nicoletti, che accompagno a ippoterapia una volta a settimana”.

Nel frattempo, però, è apprendista maniscalco: l'unica donna in Italia a svolgere quest'attività. “Anche questo è un lavoro fisicamente difficile, ma lo trovo molto stimolante e si guadagna bene – racconta – La mattina, prima di andare a lavorare, vado spesso fuori dall'ex mattatoio, dai cavalli delle Botticelle, quelli delle carrozzelle romane, per intenderci. Sto imparando in fretta e credo che potrebbe diventare un buon lavoro”. Ma se le chiedi di scegliere cosa farà “da grande”, se la “maniscalca” o la terapista, Francesca risponde sicura: “Tutti e due: perché una cosa sola rischia di annoiarmi. E con la noia, la motivazione viene meno”. (cl)

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