9 marzo 2017 ore: 15:29
Economia

Lotta alla povertà, le proposte delle Acli per riformare il sistema di welfare

Garantire a tutti i cittadini i Lea, armonizzare le azioni promosse dalle realtà locali a favore degli più poveri, creare una rete di sostegno tra pubblico e privato e puntare sulla formazione continua per i lavoratori: le priorità per riformare il welfare secondo l'organizzazione
Welfare e non profit. Mani con scritta SOCIALE - SITO NUOVO

ROMA - Garantire a tutti i cittadini i Livelli Essenziali di assistenza, armonizzare le azioni promosse dalle realtà locali a favore degli più poveri, creare una rete di sostegno tra pubblico e privato e puntare sulla formazione continua per tutti i lavoratori. Sono queste le proposte messe in campo dalle Acli durante il convegno “Sotto lo stesso welfare”, tenutosi questa mattina a Roma. Le Acli hanno chiesto al Governo di impegnare 7,1 miliardi di euro in 4 anni in un piano di contrasto alla povertà.

“In Italia esistono welfare locali caotici e disorganizzati. La Svezia spende meno di noi per la spesa sociale: questo significa che c’è un problema di retribuzione delle risorse”, ha spiegato Antonio Russo, consigliere di presidenza nazionale Acli. “Le Acli chiedono una loro armonizzazione e di rilanciare al più presto una collaborazione tra pubblico e privato per rendere più efficiente il sistema di welfare”.

La lotta alla povertà va combattuta anche attraverso la formazione: “Occorre prendersi cura dei lavoratori che perdono il lavoro e che vanno formati e accompagnati durante l’intero arco della loro vita. Chiediamo che ci sia un solido sistema di formazione professionale, in grado di rispondere ai fabbisogni di persone di diverse età”.

Secondo le Acli esiste un sistema di welfare a macchia di leopardo: “Bisogna recuperare quanto di buono esiste: va corretto e non cancellato. Dobbiamo tornare a parlare di territorio e della legge 328/2000, che ha fatto della programmazione locale (Piani di Zona), un punto di forza. Occorre costruire un sistema di welfare dei comuni e delle comunità”, continua Russo. “Serve individuare i livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps), che hanno lo scopo di garantire su tutto il territorio nazionale diritti sociali e civili inalienabili”.

Non bisogna dimenticare le nuove generazioni formate anche da ragazzi di origine straniera: “Il parlamento deve allargare il perimetro della cittadinanza”. Nel nostro Paese ci sono 5 milioni di stranieri, di cui un milione è cittadino italiano di fatto ma non di diritto. “È doveroso riconoscere ai bambini e ai ragazzi di origine straniera nati in Italia la cittadinanza e offrire ai migranti, residenti da più di 5 anni nel nostro Paese, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nel consiglio comunale di residenza”.

Al convegno è intervenuto anche Giovanni Battista Sgritta, professore di sociologia all’Università La Sapienza di Roma. “I nuovi poveri in Italia sono persone che lavorano. Non basta più avere una occupazione per scongiurare il rischio di povertà. In questo contesto, dobbiamo ricordare che nel nostro Paese la figura femminile è stata massacrata: le donne raggiungono titoli di studio superiori agli uomini, lavorano e si occupano degli anziani e della famiglia. Eppure ancora non esistono servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia”.

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