9 marzo 2017 ore: 13:23
Economia

Povertà. Ranci Ortigosa: "Passo avanti, ma tagli al sociale campanello d’allarme"

Giornata storica per le politiche contro la povertà in Italia, ma le notizie dei tagli al welfare guastano la festa. Il commento di Emanuele Ranci Ortigosa, direttore scientifico dell'Istituto per la ricerca sociale. “Decreti attuativi stabiliscano cronoprogramma per incrementare beneficiari e servizi”
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ROMA - Da un lato l’ok definitivo in Senato alla legge delega per il contrasto alla povertà, dall’altro il taglio ai fondi sociali: nel welfare italiano c’è qualcosa che non funziona. A sollevare dubbi sulla coerenza dei provvedimenti del governo è Emanuele Ranci Ortigosa, direttore scientifico dell'Istituto per la ricerca sociale. In quella che qualcuno ha già definito come giornata storica per l’Italia, in quanto per la prima volta si dà mandato all’esecutivo di strutturare un intervento nazionale contro la povertà, la speranza di avere presto in vigore misure valide per contrastare il fenomeno viene incrinata dalle notizie dei tagli al sociale. Tuttavia, per Ortigosa, la giornata di oggi segna senza ombra di dubbio “un passo avanti rispetto al passato”, anche se ancora “insufficiente”.

L’iter conclusosi oggi in Senato, secondo Ortigosa, ha visto il testo della legge delega assottigliarsi nel tempo. “Eravamo partiti con una bozza decisamente più ampia come possibilità di revisione delle misure esistenti – spiega -. Poi, sia nel percorso interministeriale, che in quello parlamentare, sono stati stralciati dei pezzi. Si è ridotta, quindi, la portata di quella che poteva essere un inizio di riforma più complessiva del welfare sociale”. Per Ortigosa il testo “si è impoverito strada facendo”, ma allo stesso tempo ha anche guadagnato qualche aspetto positivo, come quello della configurazione dei livelli essenziali e dei servizi territoriali. “Lo sviluppo sul territorio dei servizi mostra dei primi passi significativi anche grazie ai fondi europei – aggiunge Ortigosa -, ma anche qui: o ci saranno risorse adeguate o si potrà dire che i territori dovranno fare i progetti e verificarne la loro attuazione, ma sappiamo che in molte parti del paese non sono assolutamente in grado di farlo”.

Per poter dare una lettura completa all’intervento contro la povertà, però, bisognerà attendere i decreti attuativi. “Il giudizio di merito serio verrà dato da ciò che seguirà – continua Ortigosa -. Saranno i fatti a dimostrare la consistenza di questo processo”. Intanto, il taglio ai fondi sociali non fa altro che confondere le idee su quello che verrà. “Tagliare i fondi sociali non è coerente con l’affidare progetti e livelli essenziali ai territori – spiega Ortigosa -. Tagliare questi fondi quando si sta per avviare progetti sulle famiglie in povertà è del tutto contraddittorio. Vuol dire enunciare cose senza dare risorse per farle ai territori, soprattutto nel Mezzogiorno. In questo modo, si creano ancora una volta situazioni di discriminazione e di non equità territoriale. Questo è un brutto campanello d’allarme”.

Su tutto il territorio nazionale, intanto, sono già partiti i primi finanziamenti del Pon Inclusione. Tuttavia, le preoccupazioni non mancano. “L’incremento delle risorse sui territori col Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) è stato possibile grazie ai fondi europei – continua Ortigosa -, ma non si tratta ancora di risorse stabilizzate e non sappiamo se per il futuro saranno ancora garantite. Dipenderà da quali saranno le future politiche europee. Benedetti i fondi europei che danno un po’ di ossigeno ai servizi, ma questo non è sufficiente”. Segnali positivi, inoltre, arrivano da alcune regioni, ma anche in questo caso, il rischio che gli interventi messi in moto possano svanire col turnover elettorale è sempre dietro l’angolo. “Che le regioni si attivino in questa direzione è del tutto positivo – commenta Ortigosa -. Se poi lo fanno alzando l’entità del contributo o estendendo la platea dei beneficiari questo rientra nelle scelte locali. Esperienze come quella dell’Emilia Romagna, della Puglia, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige le ritengo positive, tuttavia occorre che le regioni assumano questi impegni sapendo che devono continuare nel tempo. In passato abbiamo avuto interventi regionali, come in Campania, basati su fondi occasionali e morti rapidamente. Data la gravità del problema bisogna apprezzare questo intervento di supplenza. Un impegno importante anche come accumulo di esperienza”.

In realtà, per portare i servizi territoriali a poter “reggere un welfare innovato” non focalizzato solo sulla povertà, secondo Ortigosa servirebbero tra i 5 e i 6 miliardi. “Cifre estremamente lontane dagli attuali fondi sociali – spiega -, anche sommandoli alle risorse locali. Occorre un incremento sostanziale di risorse in questa direzione. Non parliamo di milioni, ma di miliardi. Tutto è graduale, poi. Nessuno immagina che si possa arrivare a queste cifre nel giro di uno o due anni, ma bisogna mettersi su un’altra lunghezza d’onda. Se restiamo sugli attuali fondi sociali e per di più sui tagli siamo assolutamente fuori strada”. Risorse aggiuntive che Ortigosa spera possano essere previste almeno sul fronte povertà. “Nei decreti attuativi è cruciale che ci sia un cronoprogramma di incrementi che estendano la platea dei beneficiari e l’entità del beneficio erogato per arrivare a coprire il problema della povertà assoluta. Affianco a questo, serve un’attenzione al contestuale sviluppo dei servizi con risorse proprie. L’intervento contro la povertà come livello essenziale non può essere solo un’integrazione economica. Deve essere anche analisi del problema, progettazione, supporto con misure di inserimento e altro ancora”. (ga)

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