2 luglio 2015 ore: 11:13
Disabilità

"Io ho una persona con autismo in famiglia": il gruppo riapre, ma non per tutti

Dopo uno scambio di critiche e repliche e un acceso confronto tra i vari membri, riapre il gruppo Facebook che, in questi anni, ha raccolto circa 6 mila iscritti. Ma non tutti potranno iscriversi: obbligatoria l'iscrizione gratuita all'associazione Operautismo
pagina fb di Io ho una persona con autismo in famiglia
pagina fb di Io ho una persona con autismo in famiglia

ROMA – Dalle ceneri di un gruppo, possono nascerne cento: se ogni fine è sempre un nuovo inizio, il caso del gruppo Facebook “Io ho una persona con autismo in famiglia” è certamente emblematico. Rimossi, uno dopo l'altro, gli oltre 6 mila membri del gruppo, annunciata l'imminente chiusura per diatribe interne e, soprattutto, critiche e accuse rivolte a uno degli amministratori, le discussioni e i confronti, spesso molto accesi, si sono susseguiti per giorni.

Gruppi "nati dalle ceneri"
Oggi, però, di gruppi con questo nome ne esistono addirittura cinque: tre di questi sono letteralmente “nati dalle ceneri”, cioè per tenere insieme e non mandare dispersi i contatti, le informazioni e le relazioni che in questi anni si erano creati tra le famiglie “con autismo”. Almeno uno di questi, “Io ho una persona con autismo in famiglia Reloaded”, non nasconde una chiave profondamente critica nei confronti di Fantaguzzi, accusato di aver strumentalizzato i problemi delle famiglie e di aver anteposto i propri interessi personali a quelli del gruppo. 

Il nuovo gruppo e Operautismo
L'ultimo nato, invece, apparentemente identico al gruppo “defunto”, porta esattamente lo stesso nome e, come immagine del profilo, espone la fotografia di Fantaguzzi. Suo è il primo post, di alcuni giorni fa, con la profonda novità introdotta in questa “fase due”: “Per accedere al gruppo 'Io ho una persona con autismo in famiglia' è necessario iscriversi gratuitamente all'associazione OPERAUTISMO”. E vengono forniti i moduli necessari per procedere. Segue la lista delle regole, le stesse di sempre: vietato parlare di terapie, perché “siamo genitori e non medici”; vietato fare pubblicità, anche la pubblicazione degli eventi “deve essere vagliata dagli amministratori”; infine, “il rispetto fra gli iscritti è essenziale quindi non verranno tollerati post o commenti offensivi o allusivi di nessun tipo”. Molto simile, quindi, al gruppo precedente, ma profondamente diverso, con questo vincilo dell'iscrizione alla onlus fondata dallo stesso Fantaguzzi, che spiega: “La chiusura era la soluzione drastica per fare pulizia e mettere nuove regole per l'ammissione. Quindi fuori tutti e poi dentro solo chi ha voglia di fare. Nasce Operautismo e si genera un nuovo tipo di gruppo, con tanto di firma dello statuto: si tratta di un passaggio necessario per verificare l'identità di ogni iscritto a tutela di tutti inoltre così possiamo attivarci in modo molto più personalizzato”. -

Quel “senso di smarrimento” ingiustificato
Una decisione, questa, che non manca di suscitare critiche, sopratutto da parte di chi, nei confronti di Fantaguzzi e della sua gestione del gruppo, è sempre stato piuttosto diffidente. Come Imma Faravolo, tra i primi a contestare l'utilizzo dei dati da parte di Fantaguzzi e, in generale, “la sua gestione personalistica del gruppo e dell'aiuto che pretendeva di offrire – ci spiega – Purtroppo, famiglie come le nostre sono sempre in cerca di soluzioni e speranze e disposte, in molti casi, a gettarsi con fiducia tra le braccia di chiunque prometta aiuto. Temo che con questo gruppo sia avvenuto un po' questo: ci si è affidati a chi prometteva grandi cose e poi, con la chiusura del gruppo, tanti si sono addirittura sentiti 'smarriti'. Ma esistono tanti gruppi come questo, solo che lavorano dietro le quinte, in silenzio, concretamente, senza mettere in mostra tutto quello che fanno. Queste famiglie, poi, sono facili prede di illusori carichi di promesse: e non è affatto difficile strumentalizzare questo loro bisogno”. 

Viaggi della speranza e facili illusioni
Lo sa bene Imma, che “dopo aver perso la mia prima figlia, ho tentato in tutti i modi una cura per l'autismo di mio figlio, facendo viaggi della speranza, affidandomi a tanti ciarlatani e arrivando, per questo, a mettere in crisi anche la mia famiglia e il mio matrimoniol indebitandomi pesantemente e finendo sul lastrico. Poi, finalmente, ho capito che non bisogna credere a chi promette una soluzione. Ed è questa le lezione che, imparata sulla mia pelle, oggi voglio trasmettere a tutte le famiglie che affollano questi gruppi e si sentono smarrite quando restano senza: rendetevi autonomi, non affidatevi a nessuno e trovate, voi stessi, la strada per accettare e accogliere l'autismo”. Intanto, il neonato gruppo “Io ho una persona con autismo in famiglia” piace a 166 persone: è presto per dire se in tanti o in pochi si iscriveranno, accettando queste nuove condizioni. Ma la “social-solidarietà”, di certo non si spegne. (cl)

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