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1 dicembre 2016 ore: 11:28
Disabilità

Nuovi Lea, le 6 criticità secondo Fondazione promozione sociale e Csa

Nell'audizione in commissione Affari sociali alla Camera, le due organizzazioni hanno depositato un documento. Chiedono una legge per l'introduzione dei nuovi livelli e lanciano l'allarme per indifferibilità delle prestazioni e possibile “discriminazione dei non autsufficienti”. Chiedono inoltre riconoscimento delle prestazioni domiciliari “Informali” e annunciano ricorsi, se il decreto non sarà modificato

ROMA – I nuovi Lea non devono peggiorare le condizioni di accesso ed erogazione delle prestazioni (domiciliari, residenziali o semiresidenziali che siano) per le persone non autosufficienti: ' questo, in sintesi, l'appello lanciato lunedì dalla Fondazione promozione sociale, durante l'audizione alla commissione Affari sociali della Camera. Nel documento, depositato insieme a Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base, esprime la propria preoccupazione per le “gravissime disposizioni del documento stesso che, così formulate, negano a un rilevante numero di cittadini (non solo anziani malati non autosufficienti, ma tutte le persone autosufficienti) prestazioni sanitarie fondamentali per la loro salute e per rispondere alla loro indifferibile esigenza di prestazioni sanitarie e sociosanitarie prioritariamente domiciliari, semi-residenziali e residenziali”. Sono sei, nel dettaglio, le preoccupazioni riportate nel testo, firmato da Maria Grazia Breda, Andrea Ciattaglia, Giuseppe D’Angelo e Francesco Santanera. 

Necessità di una legge per l’introduzione dei nuovi Lea. Visto che “ lo schema di decreto prevede disposizioni che incidono sui diritti vigenti ed esigibili delle persone, non solo anziani, malate croniche non autosufficienti con disposizioni che non possono essere definite semplici modifiche del testo attualmente in vigore dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, è necessario – osservano le due organizzazioni - che i nuovi Lea siano definiti con apposito disegno di legge dedicato e sottoposto quindi al vaglio del Parlamento”.

Indifferibilità delle prestazioni. “La questione in assoluto più grave della bozza dei nuovi Lea riguarda la mancata considerazione della indifferibilità (cioè l'assoluta non rinviabilità) degli interventi sanitari e socio-sanitari per tutte le persone malate non autosufficienti. Tale gravissima mancata considerazione, insieme alle disposizioni che vincolano l’accesso alle prestazioni alla 'valutazione multidimensionale' - costituisce un elemento di discriminazione dei pazienti non autosufficienti”. Le organizzazioni chiedono quindi che “lo schema dei nuovi Lea sia emendato radicalmente per tenere conto delle esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili delle persone non autosufficienti e per annullare qualsiasi strumento di valutazione della condizione clinica del malato che sia utilizzato per decretare, illegittimamente, l’accesso o la negazione delle cure”.

Prestazioni domiciliari “informali”. Altra grave lacuna dei nuovi Lea sarebbe, per le due organizzazioni, “l'assoluta mancanza di riferimento alle prestazioni domiciliari cosiddette “informali”, prestate volontariamente da familiari in modo diretto o tramite terze persone”. Prestazioni che hanno a tutti gli effetti “rilievo sanitario, poiché intervengono direttamente sulla condizione di cura della patologia/tutela della salute della persona non autosufficiente”. La proposta è quindi che il 50% di tali prestazioni sia “a carico del Servizio sanitario nazionale, quale rimborso delle spese vive sostenute dai familiari (direttamente o tramite terze persone) per la cure della persona non autosufficiente a domicilio”. Più precisamente, si chiede che “venga integrata la dicitura 'assistenza tutelare professionale', prevedendo 'un contributo forfettario per le prestazioni di assistenza informale fornite dai familiari 24 ore su 24, sia direttamente che mediante l’aiuto di terzi, con il 50% del costo a carico del Servizio sanitario nazionale”.

Quota delle prestazioni non coperta dal Servizio sanitario nazionale. Il quarto punto critico del decreto è il mancato “riferimento alla competenza al pagamento e alla ripartizione della quota delle prestazioni socio-sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, salvo l’indicazione, ripetuta al fondo di ogni articolo della sezione socio-sanitarie in cui si afferma che le prestazioni sono integrate da interventi sociali in relazione agli esiti della valutazione multidimensionale”. La richiesta è quindi che questa indicazione sia precisata attraverso le relative tabelle.

Unità valutative. Le organizzazioni giudicano poi “illegittimo” il riferimento alle Unità valutative multidimensionali come strumenti di negazione delle prestazioni sanitarie. Infatti, “le disposizioni che introducono lo strumento della valutazione multidimensionale come strumento di accesso alla alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie sono discriminanti nei confronti delle persone malate non autosufficienti, poiché nei confronti di nessun altro malato viene utilizzato uno strumento di valutazione della condizione clinica - unita, in modo del tutto assurdo, a quella economico-patrimoniale - per la valutazione della sua idoneità o meno alle cure.

Ricorsi. L'ultima voce del documento riguarda i ricorsi. “Stante l'attuale testo dello schema dei nuovi Lea e le illegittimità sopra illustrate – annunciano le due organizzazioni - qualora il testo stesso non dovesse subire radicali variazioni le associazioni del Csa, Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base annunciano fin d'ora il loro ricorso all'Autorità giudiziaria amministrativa competente”.

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