8 giugno 2019 ore: 10:00
Giustizia

Buco da 20 milioni di euro, il “mea culpa” dei Frati Minori

Dopo mesi di riserbo e la chiusura del processo al Tribunale di Milano, in cui erano imputati tre frati economi, il superiore provinciale della Lombardia, fra Mario Vaccari, rompe il silenzio. La scelta di denunciare tutto all'autorità giudiziaria è stata "una giusta azione di trasparenza"
Economia, tagli, soldi, euro, monete - SITO NUOVO

MILANO - "I beni a noi affidati sono 'pubblici' perché ci sono stati donati, per questo abbiamo ritenuto giusto e doveroso non tenere la vicenda confinata al nostro interno". Fra Mario Vaccari è il nuovo vicario della Provincia di Sant'Antonio dei Frati Minori (ex provincia Lombarda), uno dei tre enti dell'Ordine fondato da San Francesco al centro dello scandalo per il buco di almeno 20 milioni di euro nei loro bilanci. Erano stati proprio i nuovi superiori di questi tre enti (oltre alla ex provincia Lombardia, la Casa Generalizia e la Conferenza dei Ministri provinciali dei Frati Minori d'Italia-Compi) a denunciare nel 2015 all'autorità giudiziaria la sparizione di capitali.
Un buco causato dal fatto che, secondo l'accusa, gli economi dei tre enti (padre Giancarlo Lati, padre Renato Beretta e padre Clemente Moriggi) hanno affidato, dal 2005 al 2011, milioni di euro al broker Leonida Rossi (titolare di una società di import export di nome Anycom), che prometteva in cambio interessi annui del 10% o del 12%. Leonida Rossi si è suicidato il 27 novembre del 2015, nei giorni in cui la guardia di Finanza stava compiendo perquisizioni e sequestri. E il 17 maggio scorso il processo contro i tre economi si è chiuso perché i reati contestati sono caduti in prescrizione. I tre enti si erano costituiti parte civile, dopo essersi anche opposti ad una prima richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano a seguito del suicidio di Rossi. "Abbiamo pensato di affidarci con fiducia all’autorità giudiziaria sperando che attraverso la sua opera potesse esserci la comprensione di cosa fosse realmente successo -spiega fra Mario Vaccari-. È una giusta azione di trasparenza dovuta a chi rispetto a noi nutre un rapporto di stima e amicizia".

I vertici dell'Ordine in questi anni hanno tenuto uno stretto riserbo, in attesa che la verità emergesse tramite l'autorità giudiziaria. Ma ora con Redattore Sociale rompono il silenzio. "La vicenda ha provocato in noi dolore e sofferenza come si può immaginare -sottolinea fra Mario Vaccari-. Ha riguardato nostri confratelli e con rammarico ci siamo affidati alla giustizia penale per arrivare ad una comprensione più trasparente dell’intera vicenda. L’insegnamento colto è che l’amministrazione dei beni a noi affidati richiede capacità, attenzione nel rispetto delle norme canoniche cui siamo soggetti. Inoltre noi siamo religiosi e non uomini di finanza. Dovevamo quindi affidarci solo a operatori laici seri e preparati non certo a chi promette mirabolanti interessi come invece è purtroppo avvenuto in questo caso".

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanzia, i tre frati economi facevano arrivare i fondi a Leonida Rossi tramite conti svizzeri. Fondi che in piccola parte (circa 800 mila euro) sarebbero stati investiti in operazioni immobiliari in Etiopia e in Kenya per la costruzione di hotel di lusso. Il resto è finito in conti di società offshore panamensi e in diversi conti correnti italiani ed esteri. Leonida Rossi, tra l'altro, non aveva alcuna licenza per svolgere operazioni di brokeraggio, ma aveva messo in piedi "un'articolata architettura societaria e finanziaria", scrive nella richiesta di rinvio a giudizio il Giudice per le indagini preliminari (Gip) Maria Vicedomini, che gli era servita "per finanziare le proprie attività speculative estere". Nel 2014 i nuovi vertici dei tre enti si rendono conto che i conti non tornano, intuiscono che fondi milionari sono spariti. Per questo decidono di denunciare Leonida Rossi e "i soggetti che eventualmente abbiano con il medesimo concorso nel reato di appropriazione indebita". Nell'inchiesta finiscono così anche i frati economi degli anni precedenti (rimossi subito dai loro incarichi dai nuovi superiori). Significativo quanto scrive il Gip: i tre economi Lati, Beretta e Moriggi non solo "trasferirono al Rossi ingenti disponibilità economiche degli enti di appartenenza, violando regole interne dell'Ordine", ma "risultano essere stati tutti compartecipi del progetto criminoso realizzato attraverso i trasferimenti di fondi degli enti religiosi al Rossi ed altresì consapevoli che si trattasse di operazioni di pura speculazione". I frati imputati (e i loro superiori dell'epoca frate Francesco Bravi e mons. Carballo) non erano in buona fede, secondo il gip, perché erano "assiduamente impegnati a tenere l'assoluto riserbo nonché a distruggere e falsificare i supporti documentali atti a tracciare le operazioni di trasferimento di denaro".

Leonida Rossi è risultato intestatario solo di due case. Sui suoi conti correnti italiani e svizzeri sono rimasti poche migliaia di euro. Con la chiusura del processo rimangono senza risposta queste due domande: dove sono finiti i 20 milioni di euro? Chi si è arricchito con le donazioni dei fedeli ai Frati Minori? Per evitare che vicende di questo genere si ripetano, la Provincia Lombarda si è riorganizzata. "Innanzitutto abbiamo introdotto nei nostri Statuti interni la non cumulabilità della carica di Economo con quella di Rappresentante legale -spiega fra Mario Vaccari-. Inoltre abbiamo istituito un organismo di controllo (Consiglio per gli affari economici) in cui sono presenti frati esperti nelle materie economiche e laici fidati che possono aiutarci nel discernimento delle operazioni più importanti. Tale Consiglio ha anche il mandato di procedere a verifiche periodiche dei dati contabili e di bilancio. Abbiamo stilato un Regolamento che norma le procedure amministrative e le decisioni in materia patrimoniale. Per comporre tale Regolamento ci siamo avvalsi di esperti nel diritto civile e canonico. Il nostro Ordine e la Chiesa tutta stanno riflettendo sulla gestione del patrimonio dei beni ecclesiastici dando linee giuda per garantire una maggiore trasparenza e la sostenibilità delle opere". (dp)

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