23 settembre 2014 ore: 13:30
Disabilità

Autismo, mutuo aiuto retribuito: da un gruppo Facebook un'azienda di servizi

Dall'esperienza dei genitori nasce una cooperativa. "Portare a sistema quell’auto mutuo aiuto che abbiamo sperimentato con successo, prevedendo un rimborso per chi offre il proprio tempo”: Fantaguzzi, creatore del gruppo “Io ho una persona con autismo in famiglia”, racconta l’idea di un “nuovo welfare”
pagina fb di Io ho una persona con autismo in famiglia

ROMA – “Portare a sistema l’auto mutuo aiuto per l’autismo, dando vita a una vera e propria azienda: una cooperativa di utenti, per l’esattezza, che si uniscono per creare quello stesso servizio di cui hanno bisogno”: Enrico Maria Fantaguzzi, ideatore del gruppo Facebook “Io ho una persona con autismo in famiglia”, descrive così il progetto che ha elaborato insieme agli altri amministratori del gruppo e che in questi giorni sta lanciando e proponendo in rete. “L’idea – spiega – è quella di trasformare l’esperienza del gruppo, che sta andando molto bene, in una vera e propria azienda, che sia gestita direttamente da genitori e possa servire per mettere a punto servizi così come noi li vorremmo. Spesso infatti – spiega Fantaguzzi - riceviamo servizi che non servono e non riceviamo quelli di cui avremmo bisogno”. 

box  Il gruppo intanto ha superato, proprio in questi giorni, i 6 mila iscritti: “Ci aiutiamo l’un l’altro con ottimi risultati: in pochi mesi di vita abbiamo seguito con successo almeno 30 casi, offrendo a volte soluzioni molto semplici, come l’incontro tra genitori che, sullo stesso territorio, condividono problemi simili. Ultimamente, per esempio, abbiamo fatto incontrare due mamme di Modena, che ora si affidano i figli a vicenda, di tanto in tanto. E questa piccola novità ha cambiato positivamente e in profondità la loro vita. Ecco, l’idea è che tutto questo sia messo a sistema e abbia anche un valore economico. Ogni iscritto può ricevere aiuto, oppure può offrirlo. Chi lo riceve, pagherà una piccola somma a chi lo offre, mentre chi presta il proprio aiuto avrà un rimborso spese e una specie di ‘gettone di presenza’. Inoltre, pensiamo anche di sfruttare la nostra consistenza numerica per fare pressioni sulle aziende e gli esercizi commerciali per quel che riguarda gli acquisti standardizzati. Oppure, potremo assumere educatori ed esperi che sappiamo essere validi, per metterli a disposizione delle famiglie. Avremo una ventina di uffici, in tutte le regioni. E buona parte del lavoro, tra cui le riunioni, si svolgeranno on-line. Le idee sono tante, il lavoro non manca e le energie, a quanto pare, sono pronte per essere spese”. In tanti, infatti, hanno già risposto positivamente all’appello: “In due giorni, abbiamo ricevuto circa 300 adesioni virtuali, ma il numero è in continua crescita. Abbiamo calcolato che, per essere efficaci e sostenibili, dobbiamo contare almeno di 2 mila soci. E sappiamo bene di poter raggiungere questo obiettivo”. 

L’idea è senza precedenti, “ci siamo ispirati solo a noi e alla nostra esperienza, abbiamo capito che dovevamo generare qualcosa di diverso”. Quel qualcosa vorrebbe perfino diventare un possibile modello di welfare: credo che il welfare in futuro dovrà essere gestito direttamente dagli utenti, altrimenti continueremo a perderci in rami secchi e buttare tanti soldi”. (cl)

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