Immigrazione

Migranti e accoglienza, "mangiatoia" finita?

In diverse città italiane sono stati pubblicati i nuovi bandi per l’accoglienza, con le nuove disposizioni del Viminale. Si passa da 35 euro a 21, si tagliano i servizi. Cooperative in rivolta ricorrono al Tar. E alcune si tirano fuori: “Così non lavoriamo”. A rischio 18mila posti di lavoro
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 "La pacchia è finita. Chi vedeva l'immigrazione come una mangiatoia da oggi è a dieta". Lo diceva sorridente il ministro dell’Interno Matteo Salvini, presentando nel novembre scorso, al Viminale il nuovo capitolato sull’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo. Al centro del pacchetto, trasmesso alle prefetture, il taglio netto dei fondi e dei servizi per l’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo. I 35 euro pro capite pro die si riducono da un minimo di 19 euro, per i grandi centri di accoglienza, a un massimo di 26 euro per i piccoli centri. Nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) vengono meno i corsi di italiano e altri servizi di assistenza, assicurati solo a chi ha avuto il riconoscimento della protezione internazionale e viene accolto nei Siproimi (ex centri Sprar). Ma come sono stati accolti i nuovi bandi, pubblicati dalle prefetture? Cosa sta succedendo nel mondo dell’accoglienza? Redattore sociale ha analizzato la situazione in diverse città italiane, dove non sono mancati ricorsi al tribunale amministrativo per chiedere lo stop del nuovo capitolato, reo di non assicurare standard minimi di qualità. Molte cooperative si sono ritirate e annunciano battaglia.