4 luglio 2019 ore: 10:19
Economia

In Eritrea crescono le violazioni dei diritti

Gli ultimi attacchi sono stati rivolti agli ospedali cattolici. Le Nazioni Unite pretendono con urgenza che "il Governo eritreo torni a permettere la libera scelta di espressione religiosa"
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In Eritrea è un crescendo di violazioni dei diritti. Gli ultimi episodi risalgono al mese scorso, quando le autorità hanno ordinato la chiusura e l’esproprio di tutti i centri sanitari gestiti dalla Chiesa cattolica, responsabile di una quarantina tra ospedali e scuole nelle aree agricole. Una mossa che segue a una richiesta di segno contrario, il 29 aprile scorso, da parte di quattro vescovi, che avevano cercato un confronto con le autorità per la ricerca di una soluzione comune nella lotta alla povertà. Il 13 giugno, sono poi stati imprigionati 5 anziani preti ortodossi. E il responsabile dei rapporti tra Nazioni Unite e Africa, Daniela Kravetz, ha denunciato che il 17 maggio "trenta cristiani sono stati arrestati durante un incontro di preghiera, mentre qualche giorno prima erano finiti in cella 141 fedeli, tra cui donne e bambini". E ora le Nazioni Unite pretendono con urgenza che "il Governo eritreo torni a permettere la libera scelta di espressione religiosa".

Servizio militare infinito. L’Eritrea ha ottenuto l’indipendenza dall’Etiopia, di fatto, nel 1991, dopo una guerra durata trent’anni. E nonostante la distensione con l’Etiopia, non sono terminate le violazioni dei diritti umani da parte del dittatore Isaias Afewerki, al potere dal 1991. Per i ragazzi, per esempio, il servizio militare comincia quando compiono 17 anni e può proseguire anche 30 anni. E chi cerca di rifiutarsi va incontro a violente ritorsioni di vario genere.

Documenti impossibili. Ottenere il passaporto è estremamente difficile in Eritrea. Per il cittadino qualunque, infatti, questo documento può essere ritirato al compimento dei 40 anni, nel caso delle donne, o dei 50, per gli uomini. Un ostacolo importante, dunque, per chi volesse provare ad andarsene dal paese.

Eritrei all’estero. Chi riesce a fuggire, comunque, deve guardarsi sempre le spalle dai propri connazionali, in alcuni casi incaricati di spiare e raccogliere informazioni su chi se ne va. Come denunciato nei giorni scorsi da Amnesty International, i paesi più pericolosi da questo punto di vista per i difensori dei diritti eritrei sono Kenya, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Svezia e Svizzera.

I contestati finanziamenti Ue. L’Unione europea ha in programma di sostenere la costruzione d’infrastrutture nella zona per far andare le merci dall’Etiopia al mare, quindi passando per l’Eritrea, con uno stanziamento di 312 milioni di euro. Una decisione che ha scatenato le critiche, tra gli altri, di Reportes sans frontières. Il responsabile in Africa, Cléa Kahn-Sriber, ha dichiarato che è «sbalorditivo che l’Unione europea sostenga il regime di Afeweki con tutti questi aiuti senza chiedere nulla in cambio in materia di diritti umani e libertà d’espressione. Il regime ha più giornalisti in carcere di qualsiasi altro paese africano».

L’articolo integrale di Renata Fontanelli, Eritrea in caduta libera sui diritti umani, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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