11 luglio 2019 ore: 10:08
Immigrazione

Migranti, ruspe in azione nel ghetto di Foggia

Operazione in corso nel ghetto di Borgo Mezzanone, a pochi chilometri dal capoluogo pugliese. Si tratta del quarto intervento nel giro di pochi mesi. Protestano le associazioni: "Le azioni di forza senza alternative reali amplificano lo sfruttamento"
Alessandro Tricarico Migranti - Ghetto Borgo Mezzanone Foggia 1

FOGGIA - Smantellare definitivamente le baracche in cui vivono i migranti o che sono state trasformate in luoghi di ritrovo o intrattenimento. Per questo, da stamane e per tutta la giornata, saranno in azione le ruspe nel ghetto di Borgo Mezzanone, a pochi chilometri da Foggia. A coordinare l'operazione è la procura dauna. L'insediamento è nato accanto al Centro per richiedenti asilo e, nell'ambito della operazione 'Law and Humanity', è oggetto di intervento per la quarta volta. A febbraio e marzo scorsi furono demolite 21 baracche trasformate in negozi, case di appuntamenti, discoteca e in un locale per parrucchiere. Ad aprile, poi, furono buttate giù quelle in cui vivevano immigrati, per lo più nordafricani.

Preoccupate le associazioni del foggiano, riunitesi in una rete nel marzo scorso. “Riteniamo che azioni di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate - spiegano in una nota - aggravino la condizione delle persone esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità sociale, discriminazione, sfruttamento e precarietà. Queste azioni non incidono in alcun modo sulla presenza dei ghetti ed anzi, rafforzano la catena dello sfruttamento e acuiscono le fragilità di cui questo territorio già strutturalmente soffre”. 

Tante le realtà che hanno aderito all’appello: Africa United, Aiims, Arci Foggia, l’Arcidiocesi Foggia Bovino, Asgi, diverse Caritas diocesane della provincia di Foggia, il Centro interculturale Baobab - sotto la stessa ombra, la cooperativa Arcobaleno, la Flai Cgil, l’associazione Fratelli della stazione, Idorenin, Intersos, la cooperativa sociale Iris, Medu, la cooperativa Medtraining, la Comunità Oasi 2 San Francesco, il Presidio Caritas Regione Puglia, Solidaunia e l’Ufficio Migrantes della diocesi Foggia. “Queste azioni di forza, rappresentano solo una soluzione fittizia che non argina lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, né offre soluzioni concrete per l’accoglienza dignitosa dei lavoratori stagionali e per il diritto all’abitare della popolazione stanziale - continua la nota -. Da diversi decenni, sul territorio della provincia di Foggia vivono, ormai stabilmente, alcune migliaia di uomini e donne, principalmente negli insediamenti informali diffusi in tutta la provincia. Le soluzioni finora attuate dalle istituzioni, sono risultate del tutto inefficaci perché estemporanee, rispondenti ad una logica meramente emergenziale e prive di qualunque soluzione alternativa di lungo termine. Per tali ragioni ci opponiamo ad operazioni che agiscono semplicemente sulla rimozione degli aspetti più visibili dello sfruttamento agricolo, senza agire sulle cause che attengono l’intero sistema produttivo e non risolvono la problematica abitativa”.
 
Secondo quanto si legge nella nota, le istituzioni “si sono mostrate poco disponibili alla costruzione di percorsi partecipati sia con l’associazionismo che con le comunità migranti - continua il testo -, si sono mostrate poco attente ai bisogni e alle problematiche del territorio, nonostante le associazioni scriventi abbiano chiaramente espresso perplessità e dubbi sulla concreta efficacia delle azioni frammentarie ed emergenziali finora proposte dalle istituzioni. Pur nella consapevolezza dell’insostenibilità delle condizioni di vita all’interno degli insediamenti informali e senza sottovalutare il rischio di incendi e nuovi morti, manifestiamo la nostra ferma opposizione ad azioni di sgombero che non tengano assolutamente conto dei diritti delle persone e dei lavoratori e non agiscano sulle cause del fenomeno”. 
 
La rete delle associazioni, intanto, ha elaborato un documento di proposte che sarà reso pubblico e discusso durante il prossimo Consiglio Territoriale per l’immigrazione. “Le soluzioni sul piano abitativo esistono - aggiunge la nota -: ristrutturazione di alloggi su beni pubblici o in disponibilità pubblica, recupero ed autorecupero di immobili abbandonati e di aree a rischio di spopolamento, promozione di azioni finalizzate a favorire gli affitti e il cohousing.  Solo un’adeguata pianificazione di un’azione complessiva su diversi piani interconnessi, finalizzata all’inclusione sociale, abitativa e lavorativa dei migranti può tutelare la dignità e i diritti delle persone e dei lavoratori, nonché favorire lo sviluppo dell’economia locale”. Secondo la rete, le azioni da intraprendere “non sono sgomberi o trasferimenti delle persone come fossero merce - conclude la nota -, senza alcuna considerazione delle situazioni di vulnerabilità, ma il contrasto al sistema di sfruttamento sul quale si regge l’intera filiera del lavoro agricolo e non solo.  Di questo siamo fortemente convinti: le azioni di forza senza alternative reali amplificano lo stato di sfruttamento”.
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