21 febbraio 2019 ore: 11:52
Società

Redattore sociale, don Albanesi: "Agenzia oggi ancora più necessaria"

Don Vinicio Albanesi ricorda il percorso che, a partire dall'esperienza della Comunità di Capodarco e dai primi seminari per giornalisti, ha portato alla nascita di un’agenzia di informazione sociale. "Continueremo ad occuparci di quanto può rendere la vita meno difficile e più felice, senza distinzioni di lingua, ceto, età e religione"
Vinicio Albanesi 2017

CAPODARCO DI FERMO - Il 21 Febbraio 2001 è nata  Redattore sociale, la nostra Agenzia di informazione sociale (on line, giornaliera, nazionale). L’idea arrivava da una citazione -  non ricordo dove l’abbia letta – che affermava che le nuove proposte non provengono dall’azione, ma dalle idee.

La nostra Comunità di Capodarco agiva già da oltre trent’anni: un’esperienza di condivisione molto partecipata e diffusa. Eravamo partiti dall’accoglienza per disabili; nel tempo si era allargata all’accoglienza di minori, di malati psichiatrici, di giovani tossicodipendenti. Erano stati abbattuti stereotipi, fino allora vigenti, sui fenomeni del disagio sociale. Negli anni ’80 era sorto il Coordinamento delle Comunità di accoglienza che raggruppava molte nuove esperienze attente soprattutto alla tossicodipendenza. Diverse scuole di pensiero orientavano tempi, metodi, strumenti per la liberazione dalla dipendenza.

Gli strumenti di comunicazione sociale (giornali, radio, tv) allora raccontavano soprattutto cronaca nera. Con linguaggi che oggi fanno rabbrividire. Bisognava offrire un aiuto a far conoscere il nostro mondo. Uno strumento capace di leggere, di accogliere e di dare risposte al disagio. 

Gli interlocutori, fin dall’inizio, furono i giornalisti: sia coloro che comunicavano notizie, sia coloro che le recepivano. Già da sette anni era iniziato, sempre a Capodarco, il seminario destinato a loro. Sono passati in Comunità oltre 7 mila giornalisti tra professionisti, pubblicisti, addetti stampa. I frutti si sono visti: linguaggi più appropriati, lettura delle cause, risposte nuove e vecchie. 

I fenomeni sociali, non solo devianti, nel tempo sono cambiati. E’ cambiato anche il modo di comunicare. Una cosa è certa: occorre seguire, entrare nei mondi della convivenza, saper scandagliare e suggerire risposte. Il clima oggi sembra oppositivo, rinchiuso nella difesa del proprio sopravvivere. Anche per questo l’Agenzia è ancora più necessaria. I fenomeni sociali si intrecciano e coinvolgono la popolazione tutta: dalle abitazioni al lavoro, dalla povertà al clima, dall’invecchiamento al futuro dei giovani dalla salute alla malattia. All’Agenzia interessa il benessere di tutti: materiale e immateriale, di vita vissuta e di pensiero, di sport e di cultura, di problemi immediati e di futuro. Non spetta ad un’agenzia prediligere soluzioni. Sicuramente si occupa e continuerà ad occuparsi di tutto quanto può rendere la vita meno difficile e più felice, senza distinzioni di lingua, di ceto, di età, di religione. Siamo convinti dell’utilità del nostro lavoro: una prospettiva che offre le ragioni per un impegno ancor più professionale e utile. 

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