13 dicembre 2018 ore: 11:26
Immigrazione

Dl sicurezza, don Albanesi: "Prosegue l’ostilità nei confronti degli stranieri"

"Un mondo opulento che, in difficoltà, si chiude in se stesso, pieno di rancore, di rabbia fino ad arrivare alla cattiveria". Don Albanesi commenta il dl sicurezza focalizzando l'attenzione alla situazione sociale del paese. La logica "è rendere estremamente difficile l’accoglienza in Italia"

"Il Decreto sicurezza è stato approvato il 28 novembre di quest’anno, diventato legge (L. 132/2018) dopo la terza lettura alla Camera dei Deputati e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2018, n. 281. Contiene una serie di disposizioni, con l’obiettivo centrale contro l’immigrazione, oltre ad altre misure di 'sicurezza'". Inizia così il commento di don Vinicio Albanesi (presidente della Comunità di Capodarco) pubblicato su SettimanaNews, in occasione dell’approvazione del Dl Sicurezza.

Dopo aver elencato cosa prevede il decreto per quanto riguarda, nello specifico, gli stranieri, don Albanesi prosegue: "Queste misure contro l’immigrazione rappresentano il proseguimento dell’ostilità nei confronti degli stranieri. Ostilità iniziata già con il governo Gentiloni con l’accordo in Libia (ministro Minniti) per impedire -che i profughi dell’Africa si imbarcassero verso l’Europa. Era continuata con la campagna diffamatoria contro le navi di salvataggio gestite da Onlus, accusandole di agire per lucro, rafforzata recentemente introducendo il dubbio che i vestiti indossati dai profughi potessero essere causa di malattia. Una campagna ossessiva, così da ottenere i risultati della diminuzione degli sbarchi in Italia. La logica politica di questi passaggi è rendere estremamente difficile l’accoglienza in Italia. Se ne è fatto portavoce il Ministro dell’Interno, sicuro di raccogliere ampi consensi nella coalizione di governo (anche se imponendo la fiducia alla Camera e al Senato) e nella popolazione. A proposito di quest’ultima, il 52° rapporto del Censis, pubblicato pochi giorni fa, dichiara che il nostro è un 'Paese incattivito, più povero e più anziano, che trova il capro espiatorio dei propri guai negli immigrati. Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive'.

"L’attenzione alla situazione sociale del nostro paese - sottolinea - fa emergere due dati preoccupanti: le disuguaglianze e l’invecchiamento. La mancanza di prospettive fa il resto. La debolezza della politica consiste nel non dettare (e tanto meno realizzare) prospettive di lungo periodo. In quella specie di “contratto” tra Lega e 5stelle si gestisce il presente, come d’altra parte era avvenuto con i precedenti governi. Il dubbio – atroce – è se si tratta di una crisi passeggera o di un vero proprio decadimento. Se dalla società civile non emerge alcun “sogno”, nel prossimo tempo le relazioni sociali diventeranno più crudeli. I fenomeni delittuosi emergenti – suicidi, omicidi, femminicidi, furti, corruzione – indicano la frantumazione della convivenza a livelli preoccupanti. Una sciatteria che non è solo materiale. Saltate le indicazioni educative della scuola, delle famiglie, delle istituzioni, dilagheranno pressappochismi e ruberie. Con l’aggravante che è invalso il beneplacito per chi riesce a sopravvivere meglio degli altri. Nonostante le leggi difensive, i popoli poveri continueranno a bussare alla porta, con conseguenze portatrici di morti e di sofferenze".

"Anche la Chiesa, nella sua pastorale, è dispersa. Sembra sottrarsi alle dinamiche sociali, nonostante i continui e pertinenti richiami di papa Francesco. Si ritira in se stessa, appellando alla tradizione, oppure creando “circoli magici”, dimenticando il mondo. Eppure la via maestra rimane la stessa: quell’amore di Dio e del prossimo che è la regola aurea del cristianesimo. Fa notare un teologo: 'Cristo vivrà in noi tanto quanto noi sposteremo il centro della nostra vita dall’ego al Sé' (T. Halik, Voglio che tu sia – L’amore dell’altro e il Dio cristiano, Vita e pensiero, Milano, 2017). L’indicazione dell’amore di Dio e del prossimo ha un’unica via di uscita; non rinchiudersi nel narcisismo che impedisce di incontrare Dio e chi è accanto, dove c’è spazio per il trascendente e per il vicino, compreso il perdono. La descrizione della crisi non vuole essere apocalittica, ma aiuta a comprendere che cosa sta attraversando il nostro mondo. Un mondo opulento che, in difficoltà, si chiude in se stesso, pieno di rancore, di rabbia fino ad arrivare alla cattiveria. Chi ha buoni sentimenti e fede in Cristo deve resistere non negando le proprie convinzioni, anche se appartiene a minoranze senza ascolti".

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