29 maggio 2020 ore: 17:11
Società

"Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima"

La festa di Pentecoste è celebrata dopo cinquanta giorni dalla festa di Pasqua, spostata alla domenica, con la soppressione delle feste intrasettimanali. E’ la festa dello Spirito santo
Lo Spirito viene simboleggiato nelle scritture come vento impetuoso, faville di fuoco oppure come vento, soffio di brezza, addirittura come colomba. La Bibbia fa spesso riferimento allo “spirito di Dio”. Alla presenza di Dio si fa riferimento nella creazione, nella salvezza del popolo, nelle parole dei profeti.

Nel quarto Vangelo lo Spirito viene identificato come persona. Il Signore Gesù è morto, ma ha promesso la sua presenza con l’invio dello Spirito. Una presenza rispettosa, umile, ma sicura. Per questo motivo è chiamato come consolatore, difensore, suggeritore nella vita dei cristiani e della Chiesa.

Nell’inno di Pentecoste si fa esplicito riferimento alle caratteristiche dello Spirito.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

L’inno viene attribuito al monaco Rabàno Mauro, che vive a Fulda negli anni di metà dell’800. Diventerà poi Vescovo di Magonza.
Le parole poetiche riescono a narrare la forza di conversione, di aiuto, di consolazione e di stimolo da parte di Dio.

Un vento che si abbatte impetuoso

I brani proposti raccontano del duplice volto della presenza dello spirito nelle nascenti comunità cristiane: forza prorompente negli Atti degli Apostoli e “soffio” nel Vangelo di Giovanni.
Queste due immagini, rapportate alla vita della Chiesa, descrivono come “la conversione” può avvenire. La conversione è l’accettazione della proposta evangelica. A volte questa conversione è improvvisa, come un lampo.

L’esempio, descritto dagli Atti degli Apostoli è quello di San Paolo a Damasco:

«In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me».  (Atti 26,12-18)

Soffiò e disse loro

Il Vangelo di Giovanni racconta l’invio dello Spirito e la missione affidata ai discepoli, con parole suadenti:

«Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Ambedue le esperienze sono possibili anche all’interno della stessa esistenza. Momenti particolari nei quali la mente si illumina e comprende messaggi, inviti prima ignorati. Oppure una lunga meditazione porta ad essere coscienti di dare una svolta significativa alla propria religiosità.
Sicuramente la presenza dello Spirito si fa sentire: indica strade, sollecita risposte. A volte offre una direzione diversa ai propri orientamenti.
Per essere efficace la presenza dello Spirito ha bisogno di silenzio, di meditazione, di capacità di riflettere non soltanto sui singoli gesti della vita quotidiana, quanto delle sintesi necessarie a indicare strade sicure e confortevoli per la propria esistenza.
Senza paura di dover registrare sconfitte e contraddizioni. I verbi “sanare, raddrizzare, pulire” dell’inno fanno riferimento esplicito ai “peccati”.
Essere contraddittori è una condizione quasi naturale alla compresenza del corpo e dello spirito: scelte continue e dai risultati incerti.
Lo scopo finale è la “gioia eterna”: quella felicità ricercata per tutta la vita e goduta solo a tratti, in piccoli spezzoni di esistenza, nella speranza della gloria finale.

31 Maggio 2020 – Anno A
Pentecoste
(1ª lett.: At 2, 1-11- 2ª lett.: 1 Cor 12, 3b-7. 12-13 – Vangelo Gv 20, 19-23 )