27 aprile 2022 ore: 17:06
Società

"Hai mutato il mio lamento in danza"

di Vinicio Albanesi
La prima lettura ci mostra la determinazione di Pietro di fronte alla contestazione che il sommo sacerdote gli pone. La dichiarazione dell’Apostolo è netta, coraggiosa e integra nella fede al Salvatore. «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».

La sfera delle anime

La professione di Pietro, fin dall’inizio offre il contenuto della nuova missione. Esprime la divinità di Cristo che è riconosciuto dai suoi discepoli come il riferimento centrale della fede. Ma aggiunge i termini di conversione e perdono.
In altre parole conferma ciò il Maestro si era sforzato di spiegare. La sua opera è esclusivamente religiosa; i discepoli hanno finalmente compreso che la regalità del Signore non ha nulla a che vedere con il potere politico e amministrativo dei popoli. Egli ha svelato il volto di Dio e, con la sua sottomissione, ha svolto l’opera di perdono e di redenzione.
Questa impostazione, nel tempo - date le caratteristiche dell’umanità - si è a tal punto trasformata fino a creare addirittura l’impero cristiano.
Sicuramente pensando di dover difendere la fede; in realtà oltrepassando la missione indicata dal salvatore. Ciò ha procurato una mistura che - non ci sia meraviglia - ha indebolito la fede.
La prospettiva religiosa è direttamente riferita alla sfera delle anime. E’ vero che ha conseguenze nella vita pratica. Ciò che conta però è non perdere la finalità della religiosità. Significa non dimenticare che la vita delle creature, ma anche dell’intera natura, deve tendere a pensare e ad agire come Dio che, con le parole del Messia, è un padre misericordioso, paziente che vuole bene alle sua creature.
Le testimonianze del Libro degli Atti sottolineano anche la forza della fede espressa. Le flagellazioni inflitte ai primi discepoli, per ordine del Sommo sacerdote, sono le prime avvisaglie del martirio che ha accompagnato la vita della Chiesa che ancora oggi celebra chi dona la vita per non rinunciare alla fede nel Signore Gesù.

Per questo coloro che hanno espresso la fede canteranno:

«Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!».
Hai mutato il mio lamento in danza.
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre».

Attenzione e devozione

Il brano del Vangelo di Giovanni è difficile: si sovrappongono diversi quadri, con altrettanti messaggi: l’apparizione di Gesù risorto, la pesca miracolosa, la professione di fede, l’affidamento alla missione.
E’ l’ultimo capitolo del Vangelo: è pieno di simbolismi che però hanno una realtà nella vita della Chiesa che sta nascendo.
Sono due le linee guida: la prima è che il Signore è sempre presente presso la comunità dei credenti. Non debbono aver timore. Per riconoscerlo occorre attenzione e devozione. La comunità nascente avrà un riferimento. E’ l’Apostolo Pietro che, garantirà nel tempo, l’unità della Chiesa.
Da allora oggi ci riferiamo al Papato che garantisce questa unità. Un primato che significa servizio, guida, ortodossia.
Spesso cadiamo nell’esplicitare piccoli dettagli sulle vite dei Pontefici. E’ vero che ciascuno ha le proprie caratteristiche personali, la propria indole e visione. Abbiamo avuto la fortuna di aver vissuto la storia del Papato molto preziosa e unitaria: da Giovanni XXIII a Paolo VI, a Giovanni Paolo primo e secondo, a Benedetto XVI e infine a Francesco.
Ognuno ha offerto il suo contributo. Papa Giovanni convocando il Concilio ecumenico; Paolo VI raccogliendo le indicazione del Concilio, Giovanni Paolo I, in trentatré giorni,  facendo apparire la sua dolcezza, Giovanni Paolo II affrontando la difesa della Chiesa contro la sua emarginazione; Benedetto XVI offrendo una possibile sintesi tra ragione e fede; infine Papa Francesco richiamando ad una Chiesa unita, umile, al servizio di tutti.
Un tempo nel quale il mondo si è trasformato e ognuno ha costruito un pezzo della storia della Chiesa per renderla presente e viva nei pensieri e nella storia dell’umanità.
Dovremmo con responsabilità e con saggezza apprendere quanto hanno costruito per il bene di tutta la comunità cristiana nel mondo. Le loro parole, i loro viaggi hanno affiancato e rinforzato la fede dei credenti nei vari continenti.
Una benedizione che aiuta ogni cristiano a perseguire la strada della salvezza.
E’ l’autentico bene a cui ogni battezzato è chiamato a rispondere. Hanno affrontato problemi e anche responsabilità della non retta gestione delle azioni di persone di Chiesa.
Hanno avuto coraggio, costanza e illuminazione. Solo con la grazia del Signore si può reggere responsabilità di essere unità nella Chiesa. Né è giusto dimenticare il bene fatto, per opinioni a volte discordanti sul pensiero dei Pontefici.
L’organizzazione della Chiesa è complessa: nei vari continenti ogni Chiesa ha le sue caratteristiche e le proprie tradizioni e storie. Metterle insieme esige una visione generale che non sempre si è in grado di conoscere e comprendere. Questo non significa che non possano esserci discordanze nelle linee pastorali.
La indizione del Sinodo da parte di Papa Francesco è il tentativo di coinvolgere tutti i cristiani in un ascolto e in un percorso che coinvolga tutti fedeli nel momento storico presente, caratterizzato da grandi movimenti.


1° Maggio 2022 – Anno C
III Domenica di Pasqua
(1ª lett. Is 50,4-7 - 2ª lett.: Fil 2,6-11 –  Vangelo:  Lc  22,14-23,56)