5 novembre 2020 ore: 11:49
Società

"Penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto"

La liturgia di questa domenica si avvia a celebrare le ultime settimane dell’anno liturgico, in attesa dell’inizio del nuovo anno, con il tempo dell’Avvento, periodo preparatorio al Natale che verrà

Radiosa e indefettibile

Il riferimento della prima lettura è di una perspicacia che è insieme intuizione e dolcezza. Un brano decisamente consolatorio perché, da una parte offre sicurezza sugli orientamenti della vita, dall’altro enuncia verità indispensabili a vivere una vita onesta e significativa.

I passaggi sono chiari ed evocativi: “La sapienza è radiosa e indefettibile,
facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.”
E’ un invito chiaro e soave verso la verità, indispensabile a guidare la vita. Occorre cercarla perché, senza di essa, il senso della vita si perde nella semplice sopravvivenza dello scorrere del tempo: “Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.”
L’attenzione è posta sulla naturalità della ricerca della verità: offre, in compenso il significato necessario a vivere un’esistenza degna.
Infine la sapienza si scopre facilmente nel fluire del tempo: “Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.”

Il brano dice che è facilmente individuabile ciò che è saggezza per la vita. E’ sotto gli occhi di ogni vivente. Occorre un piccolo sforzo perché sia compresa.
Rimane la domanda che cosa significa, per i testi sacri, la sapienza. Per gli Ebrei erano le scritture: i libri che indicavano la storia di Israele e il significato delle vicende vissute in rapporto a Dio: nella ricerca del vero Dio, contro gli idoli, nel seguire i suoi profeti, nell’interpretare adeguatamente le vicende storiche che avevano accompagnato i figli di Israele nella loro terra, per poter vivere finalmente in pace e in prosperità.

Con la venuta di Cristo, con i racconti delle sue opere e delle sue parole, lasciate scritte dai suoi discepoli, i cristiani possono aderire alla fede in Gesù, sicuri di aver trovato quella sapienza che direttamente si esplicita nel rivelare il volto di Dio e nel seguire quanto, per mezzo di Cristo, ha rivelato.
In questo senso la sapienza equivale a fede, perché diventa adesione alla strada religiosa indicata dai Vangeli.
Questa sapienza si incontra e si scontra con altre “sapienze”; possono essere culturali, economiche, sociali che indicano, a loro volta, orientamenti per la vita.
Sicuramente in ogni vita umana è indispensabile un indirizzo che orienti i vari comportamenti. Anche quando si afferma il puro agnosticismo, di fatto si segue una sapienza di cui si è convinti.
Il problema reale è che spesso manca l’unità della visione della vita, perché si scoprono e seguono spezzoni di sapienza che non garantiscono il filo necessario ad essere coerenti nella propria esistenza.

Le nostre lampade si spengono

La parabola delle dieci ragazze che aspettano lo sposo è stata interpretata in vario modo nelle riflessioni religiose. Un primo approccio si orienta a sottolineare il clima di fine del mondo che i cristiani si aspettavano con la venuta di Cristo (il ritardo dello sposo); una seconda interpretazione si orienta alla non sufficiente previsione di chi partecipa alla festa delle nozze. Infine c’è chi vede nella parabola l’invito a non concentrarsi su quando e come arriverà la fine, ma semplicemente a tenersi pronti, perché nessuno sa quando arriverà la fine.
Quest’ultima interpretazione è quella più adatta alla nostra cultura. Nessuno oggi si azzarda a dire che cosa avverrà nel proseguo del tempo alla vita sulla terra. Sono diventati pressanti gli inviti a tutelare l’equilibrio dell’ambiente, messo in pericolo non da leggi della natura, ma dai comportamenti umani.
La prima lezione è di essere attenti, con i propri comportamenti, a riequilibrare le condizioni della natura. La seconda lezione indica che occorre agire, senza aspettare o, peggio ancora, misconoscere i pericoli che incombono sul mondo.
La lezione si può spostare anche alla vita privata: nessuno conosce i modi e i tempi della propria vita. E’ cosa migliore seguire regole e comportamenti consoni alla saggezza e alla sapienza che il Cristo ci ha offerto.
La consolazione viene dalla certezza che si può incontrare e seguire la filosofia della vita che permette di vivere serenamente, senza paura,  per la propria fine.

E bello recitare il brano del salmo 62 (63)

“Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca..

Nel mio giaciglio di te mi ricordo,
penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.”

E’ la certezza di Dio che benedice, protegge e accoglie senza dimenticare nessuno.


8 Novembre 2020 - ANNO A
XXXII Domenica Tempo ordinario
(1 lett. Sap 6,12-16 - 2 lett. 1Ts 4,13-18 - Vangelo Mt 25,1-13)