26 luglio 2019 ore: 10:14
Società

"Signore, il tuo amore è per sempre"

Il tema di questa domenica è la preghiera di impetrazione. Quella preghiera con la quale, rivolgendosi a Dio, si chiede a lui qualcosa. I due brani, quello della Genesi e quello di Luca, sono ben differenti

La preghiera di Abramo è rivolta a Dio per gli errori delle città di Sodoma e Gomorra, situate in Giordania, nella Valle del Sidim, nei pressi del Mar Morto.
L’episodio si sviluppa su due filoni: i peccati degli abitanti delle due città e la richiesta del perdono a Dio da parte di Abramo.
Nel testo di Luca si riporta l’atteggiamento migliore, suggerito da Gesù su modo di pregare: addirittura si suggeriscono le parole, solo leggermente diverse dal testo di Matteo.

Sterminerai il giusto con l’empio?

E’ posto nel Libro della Genesi, uno dei grandi temi che attanagliano il rapporto di Dio con le creature di fronte al male. E’ uno dei temi più spinosi della religiosità: come è possibile che Dio, Padre buono e misericordioso, possa permettere il male, anche a chi è innocente.
Eppure l’esperienza dice che il male colpisce anche i buoni, senza possibilità di spiegazione.
La prima risposta è che il male, la malattia, i dispiaceri non sono legati alla buona o cattiva condotta delle persone.
L’approccio più spontaneo direbbe che chi è buono deve essere premiato; il cattivo deve essere punito. E’ l’impostazione che percorre tutta la narrazione delle scritture prima di Gesù. Interpretazione che è rimasta anche presso i cristiani.
Il tentativo di spiegazione è altro: Dio ha concesso libertà al mondo creato, dotandolo di tutti gli strumenti necessari perché il mondo viva.
Il male è il limite insito nella creazione stessa. I limiti della natura risiedono nella stessa creazione. Tali limiti possono arrecare danno a prescindere dalla bontà delle persone: si pensi al terremoto o a un’ondazione.
In questi limiti la creatura è chiamata a vivere in pace, ma anche ad affrontare prove dolorose. Si può certamente chiedere a Dio di preservarci dal male, ma la risposta non è né sicura, né automatica. Le cause del male sono due: o dipendono dalla natura o dipendono dall’azione umana.
Il mondo non è luogo perfetto; è limitato, pieno di misteri e di contraddizioni. Il male che ne deriva può essere grande, improvviso e imprevedibile. Lo vive la creatura stessa nelle sue fragilità e nel suo invecchiamento.
Il male procurato dall’uomo è imputabile a lui stesso.

Dacci oggi il nostro pane

La preghiera suggerita da Gesù ha un’altra impronta. E’ rivolta a Dio chiamato padre e soprattutto ha l’impostazione chiara dell’affetto dell’orante al suo Dio. La prima parte della preghiera riferisce la devozione a Dio perché sia santificato il suo nome e venga il suo regno  – la versione di Matteo aggiunge; sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra -  per poi passare ai comportamenti umani, che hanno esigenze terrene (dacci oggi il nostro pane quotidiano) ma anche inadempienze spirituali ( rimetti a noi nostri debiti) per poi arrivare alla dichiarazione di aiuto: non abbandonarci nella tentazione.
Segue la parabola che è l’invito a persistere nella preghiera perché Dio ascolterà la sua creatura, come l’amico che  ha ottenuto il pane per i suoi ospiti.

Il brano termina con la sequela che tutti noi conosciamo:

«Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

E’ il legame spirituale che intercorre tra la creatura e il suo creatore che è Padre.

Il salmo conferma la fiducia nel proprio Dio.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Se cammino in mezzo al pericolo, tu mi ridoni vita;
contro la collera dei miei avversari stendi la tua mano.

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.


28 Luglio 2019  – Anno C
DOMENICA XVII DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura: Gn 18, 20-21. 23-32  – 2a Lettura: Col 2, 12-14  - Vangelo Lc 11, 1-13)