13 marzo 2024 ore: 14:50
Società

Adesione del cuore

Il brano del Profeta Geremia, nello stile proprio dei profeti, immagina quale deve essere il rapporto tra i fedeli e il proprio Dio. Non è più un vincolo valido per regole e precetti, ma per la relazione che si instaura tra il credente e Dio stesso...

Il brano del Profeta Geremia, nello stile proprio dei profeti, immagina quale deve essere il rapporto tra i fedeli e il proprio Dio. Non è più un vincolo valido per regole e precetti, ma per la relazione che si instaura tra il credente e Dio stesso: «Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l'un l'altro, dicendo: "Conoscete il Signore", perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande - oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato».

Adesione del cuore

Sono due le indicazioni del  brano. La prima descrive il distacco tra regole e accettazione della fede. Non è l’osservanza dei precetti la fonte della fede, ma l’adesione del cuore.
Questa impostazione presuppone che l’adesione alla religiosità è convinta perché soddisfa le attese dei grandi problemi che ogni essere umano sente di dover risolvere. Sono molte le domande poste, soprattutto in età adulta, della propria e altrui vita.
Appellare a Dio significa riconoscere e soprattutto accogliere i misteri che fin dalla nascita ci circondano. Dio, pur non rivelando i misteri, è la fonte alla quale ci appelliamo, non rivendicando verità che nessuno al mondo potrà mai rivelarci. E’ un affidamento totale e finale, anche nelle condizioni di limite e imperfezioni che viviamo: «poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato».
L’affidamento è possibile perché il Dio che ascolta è benevolo, paziente e misericordioso. Un grande consolazione perché allontana timori e severità.

Il chicco di grano

Nella storia di Gesù l’atteggiamento di Dio è esplicitato dal Signore Gesù. Egli viene a mostrare, con la sua vita, la salvezza dell’umanità: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
In queste parole è indicata la strada da percorrere. L’umanità commette errori: chi potrà salvarla? Gesù mostra che, attraverso il pentimento e l’umiltà è possibile tornare al bene.
Una strada che presuppone sacrificio, dolore e anche la morte. Gesù stesso sente la pesantezza di questo percorso fatto di fatica e di umiliazioni.
Sono da ricordare i molti martiri, celebri, ma anche anonimi che accettano di morire, pur di non tradire la fede professata.
Sacerdoti, catechisti, semplici cristiani e cristiane muoiono per non tradire la fede professata.
Sono molte le persecuzioni contro la Chiesa. Sono da allineare anche per quei martiri, che pur non interessando la fede religiosa, immolano la propria vita per un ideale.
In questi giorni sono da ricordare quanti hanno offerto la vita nelle guerre di Palestina e di Ucraina. Combattono e muoiono per un ideale che ritengono degno della propria esistenza.
Il pensiero si allarga a tutti i martiri che, nel mondo, combattono per un ideale di giustizia e di fede.
Dimostrano una coerenza autentica, senza paura, pur conoscendo la possibilità della propria morte.
Chi non è nelle circostanze così drammatiche, commette comunque errori e tradimenti.
E’ possibile unirsi al canto di David che chiese perdono per l’ingiustizia compiuta.

«Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno».

Il canto chiede perdono, ma invoca Dio perché conceda il «cuore nuovo» con il suo santo spirito.
Conferma quanto la Lettera agli Ebrei proclama per Gesù: «Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono».
Ritorna il chicco di grano che deve morire e la fatica del rinnovamento del cuore per essere lontani dal male.

17 Marzo 2024 – Anno B
V Domenica di Quaresima
(1ª lettur.: Ger 31,31-34 – Salmo 50 (51) - 2ª lett.: Eb 5,7-9 – Vangelo: Gv 12,20-33)