14 febbraio 2020 ore: 10:54
Società

Aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge

Dopo le beatitudini e la prospettiva di essere “sale della terra e luce del mondo”, l’evangelista Matteo, nel suo discorso riportato al capitolo quinto del suo Vangelo, entra nel dettaglio della spiritualità del Maestro

La prima indicazione è netta e, anche polemica: «io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.»
Questa indicazione, posta all’inizio del Vangelo, fa capire la novità del messaggio.
Gli scribi costituivano i “teologi e i moralisti” al tempo di Gesù. Erano gli interpreti della legge e sminuzzavano dettagliatamente tutti i passaggi della Scrittura, tramutandoli in precetti. Di fatto avevano introdotto la serie di casistiche a cui i pii israeliti dovevano attenersi: 613 regole (248 precetti, 345 proibizioni).
Dopo la deportazione di Babilonia assumono l’incarico di essere i veri interpreti della legge: avevano influenza nei tribunali, con i giudici, assumendo il titolo di maestri. Insieme agli scribi, i farisei costituiscono un movimento politico-religioso di grande influenza nella vita di Israele. Insistevano sulla loro prassi ortodossa (preghiera, elemosina, penitenza) per dimostrare la loro fedeltà alla legge. Un crescente senso di superiorità nei confronti delle nazioni pagane e idolatre che li circondavano divenne una delle loro principali caratteristiche. Veniva insegnato loro insistentemente a distinguersi dai propri vicini.

Scribi e farisei

Gesù li osteggia in maniera chiara e diretta. L’evangelista Luca racconta la parabola del pubblicano e del fariseo con queste parole: «Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». (Lc 18, 9-14)
L’insistenza di Gesù dal distaccarsi dagli atteggiamenti degli scribi e dei farisei è comprensibile per la nuova religione che parla con sincerità a Dio, nel profondo dell’anima.
Proseguendo nel testo sono evidenziate sei antitesi, introdotte dalla formula. Vi è stato detto, ma “io vi dico”.

Vecchia e nuova legge
Le antitesi riguardano il non uccidere, non desiderare la donna d’altro, non sposare la donna ripudiata, non giurare, non rispondete occhio per occhio, amare i vostri nemici.
Le indicazioni del Signore non sono in contrasto con la legge antica, ma l’approfondiscono nello schema della sincerità e della verità.
In questi passaggi – altri ne seguiranno – si comprende la novità del futuro cristianesimo e la distinzione con la religiosità ebraica, origine del cristianesimo, ma anche il completamento.
A ben riflettere le puntualizzazioni del Signore sono anche logiche: guardano alla capacità di essere leali nei confronti di Dio, di se stessi, degli altri.
In queste antitesi si fonda la spiritualità cristiana. Con una chiarezza che, difficilmente si può attutire.
Il riferimento alle beatitudini diventa così esplicito, con dettagli che chiariscono, senza ombra di dubbio, la nuova morale cristiana.
Sintetizzando molto si può affermare che il riferimento primo nella vita di ogni creatura è Dio stesso. Egli è giusto, amorevole, leale, sincero.
Tratta tutti in parità, vuole bene, indica la perfezione: “siate perfetti come è perfetto il padre mio” suggerisce Gesù.
L’umanità pensata e offerta da Cristo prevede il rispetto del creatore, la familiarità tra le persone, la difesa del creato, il perdono come strumento di riscatto e di perfezione.

Insegnami e dammi intelligenza

Comprensibili e anche tenere le parole del salmo 118:
«Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore.»

Nelle parole del salmo sono significativi i dettagli “insegnami” e “dammi intelligenza”, termini che indicano di cercare in continuazione le applicazioni concrete e pratiche della via indicata dalle indicazioni di Gesù. Come per dire: non essendo facile seguire il pensiero di Dio è necessario un accompagno da chiedere e da seguire.


16 Febbraio 2020 – Anno A
VII Domenica del Tempo ordinario
(1ª lettura: Sir 15, 15-20 - 2ª lettura: 1 Cor 2, 6-10 – Vangelo: Mt 5, 17-37)