2 ottobre 2020 ore: 12:15
Società

Ciò che è vero, nobile e amabile, sia oggetto dei vostri pensieri

La liturgia di oggi pone l’attenzione, con il simbolo della vigna, al rapporto tra Dio e il suo popolo
Il Vangelo è di una crudezza unica. Parla di omicidi, prima degli operai della vigna, poi del Figlio unico, mandato da “un signore”, possessore della vigna. La parabola è stata interpretata nel tempo, come avversione nei confronti del popolo ebraico.

Contro il popolo ebraico?

Il padrone della vigna sarebbe identificato, con Dio, gli operai della vigna con il popolo ebraico, il figlio del padrone con Gesù stesso.
I segni di questa interpretazione sarebbero gli interlocutori “capi dei sacerdoti e anziani del popolo”.
La vigna, anche grazie al brano di Isaia riferito come simbolo usato dalle scritture, raffigurerebbe il popolo di Israele. Si aggiunga il fatto che la parabola sarebbe stata raccontata durante il viaggio verso Gerusalemme alla vigilia della sua morte.
La tradizione storica, almeno per alcuni periodi, suggerisce l’ostilità dei cristiani nei confronti degli ebrei: la dimostrazione evidente sarebbe la creazione dei “ghetti” che, nella storia, sono stati creati nelle maggiori città dell’Europa, con la persecuzione terminata, in maniera drammatica, sotto il nazismo.
Fino a poco tempo fa, nella preghiera del Venerdì santo, si invocava Dio contro i “perfidi ebrei”.
Una contraddizione evidente tra il messaggio evangelico che fa appello alla fratellanza e alla misericordia e il violento rifiuto dei cristiani nei confronti degli ebrei.
Una ferita che, stenta ancora oggi, ad essere sanata.
Con la contraddizione evidenziata dal riferimento delle Sacre scritture sia dagli ebrei che dai cristiani, almeno per il Vecchio Testamento.

Una questione, ancora oggi presente, anche se attenuata dagli sforzi recenti di un dialogo ecumenico, iniziati da Giovanni Paolo. Il 7 giugno 1979 egli si recò in  visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, rendendo omaggio alle vittime dell'Olocausto, e il 13 aprile 1987, primo papa nella storia, fu ospite della sinagoga di Roma dove fu accolto da rab. Elio Toaff e dalla comunità ebraica di Roma. Il gesto darà adito a un dialogo più rispettoso e fraterno tra le comunità ebraiche e quelle cattoliche.
Comunque si rimane impressionati dalla violenza della parabola, anche se termina con il riferimento alla “pietra scartata” divenuta pietra d’angolo, annesso al termine della parabola. Difficile pensare a un Dio che uccide.

Contro i ricchi possidenti?

C’è chi suggerisce un’interpretazione diversa della parabola: sarebbe da collocare all’interno della situazione economica-sociale, al tempo di Gesù. Era costume che alcuni grandi possessori di terre, lontani dalle loro proprietà, dessero in affitto dei terreni. Gli affittuari non erano in grado di pagare data il peso degli affitti: da qui la ribellione nei confronti dei ricchi padroni.
E’ una spiegazione che ha le sue ragioni, anche se assolutamente minoritaria rispetto alle interpretazioni comuni.
Infine c’è chi vede nella parabola una proiezione apocalittica della storia: alla fine dei tempi sarà Dio che giudicherà le azioni umane: condannando chi ha prodotto ingiustizia, chi si è ribellato con la morte altrui, senza ottenere pace e giustizia.

La pietra scartata

Gli insegnamenti della parabola possono essere recepiti dalla finale della parabola: “E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

E’ il richiamo a tutto l’insegnamento di Cristo e alla lezione da trarre dalla sua vita. Sulla giustizia il messaggio del Nazareno è stato improntato a verità: non è stato un messaggio politico, né sociale. Ha posto i suoi ascoltatori di fronte a Dio. In questa visione rimane preminente l’umiltà. Di fronte a Dio non si può essere arroganti. E’ un non senso. Tutti sperimentano i limiti dell’esistenza umana: superbia, cupidigia, aggressività non hanno senso.

Il secondo grande insegnamento è la fratellanza. Il progetto di Dio è una grande famiglia umana e non solo, ma la visione del mondo suggerita da rispetto e amicizia. Ogni atteggiamento non consono a questo ideale non è cristiano. Non è possibile giudicare, condannare, privilegiare, separare.

Il terzo grande riferimento è quanto ci aspetta dopo la morte. Le vite di ognuno si ricongiungono a Dio dal quale sono nate. Un disegno grandioso che ha posto gli esseri limitati viventi sulla terra verso un ideale definitivo dove saranno raggiunte giustizia e pace. La pietra scartata sta a dimostrare come sia facile non distinguere il bene dal male; come i limiti umani possono stravolgere verità.

Il brano della Lettera ai Filippesi è una conclusione adatta alla riflessione di oggi.

“Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica.
E il Dio della pace sarà con voi!”

E’ l’augurio migliore che si possa suggerire a ogni cristiano.

 

4 Ottobre 2020 - ANNO A
XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
(1 lett. Is 5,1-7 - 2 lett. Fil 4,6-9- Vangelo Mt 21,33-43)