21 agosto 2020 ore: 12:37
Società

Colui che rivela il volto di Dio ​

Oggi la liturgia offre uno dei testi che fondano contemporaneamente la fede in Cristo e la missione affidata alla comunità dei credenti che, nel tempo, diventerà la Chiesa di Dio. Il riferimento a Pietro indicherà nei secoli, il primato del Vescovo di Roma, ora chiamato Papato
Testi dunque pieni di significato: inteso, suggerito e accolto come stabile nella storia ecclesiale.
Il primo passaggio è la fiducia concessa a Gesù. Alla domanda che “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
L’evangelista Matteo pone il fondamento della fede in Cristo. Simbolicamente si può dire che così inizia l’adesione del popolo cristiano. Alle primo risposte che paragonano il Signore a Giovanni Battista o ad altri profeti, Pietro risponde in modo esplicito: tu sei il Messia inviato da Dio.

Cristo racconta Dio

La figura di Cristo è il fondamento di ogni fede cristiana. Il Nazareno è stato interpretato, lungo i secoli, in molti modi: profeta di religione, taumaturgo, maestro di dottrina, liberatore dalla schiavitù.
In realtà la figura di Gesù, da come ci viene narrata dai Vangeli e da tutto il nuovo Testamento, è colui che rivela il volto di Dio, per una speciale unità che lo lega a Dio stesso.
Sono pressoché infinite le interpretazioni sulla sua figura. Sicuramente due verità sono imprescindibili: egli parla di Dio e non si occupa dei problemi politici, sociali, culturali della sua terra. Il punto cardine dell’insegnamento del Maestro rimane Dio. Nella tradizione ebraica egli costruisce la descrizione del volto di Dio. La caratteristica che lo contraddistingue è il suo essere uomo e contemporaneamente appartenere alla dimensione divina.
Nasce, vive, parla con linguaggio umano, legato al suo tempo, ma offre una visione di Dio che è particolare. I tratti della religiosità cristiana sono caratteristici di un Dio presente, misericordioso, attento alle vicende delle creature, nel rispetto delle libertà di cui godono quelle stesse creature.
Il suo linguaggio è comprensibile, spesso suggerito sotto forma di parabole, con tutte le caratteristiche che lo legano alla sua terra, al suo tempo, ai suoi costumi.
Ma il suo linguaggio attraversa i secoli perché lo scopo finale del suo operare è rivelare chi è Dio.
L’autorità gli viene dall’essere Figlio di Dio: un modo di esprimere la sua appartenenza alla sostanza di Dio. E’ dunque più che un profeta che parla a nome di Dio. Appartiene alla dimensione divina, espressa con il concetto di figliolanza capace di dare significato a questa unità. Non sappiamo, nella sostanza, che cosa significa essere “figlio”. Certamente esprime continuità e contemporaneamente distinzione da Dio Padre.
Entriamo nell’immenso mistero della Trinità: un Dio che si esprime come Padre, Figlio e Spirito Santo.
Con grande balzo di interpretazione si può immaginare l’unità di ogni creatura umana che ha intelligenza, volontà, sentimenti.
Pur essendo unità la creatura umana esprime creatività, scelte libere confacenti alla sua volontà e la sfera dei sentimenti con le caratteristiche dell’amore e dei sentimenti.
Un modo, forse azzardato, per accostarsi al grande mistero della Trinità che si esprime come Padre, Figlio e Spirito Santo.

La comunità dei credenti

La seconda indicazione del brano di Matteo è sulla creazione della Comunità. Cristo sa bene che la sua presenza nel mondo è limitata: prima di morire affida agli apostoli la missione di continuare la sua opera.
Nasce la Chiesa: l’interpretazione della posizione affidata a Pietro, è stata interpretata, lungo la storia, come una funzione di primariato. Interpretazione che è stata negata dalla Chiesa orientale e da quella luterana, tutt’ora convinte della collegialità di quanti (vescovi) sono chiamati a guidare la Chiesa.
Al di là della guida, la comunità cristiana è formata da persone le quali credono nel mistero di Cristo e a lui si affidano.
Seguono le sue indicazioni, con l’attenzione alla sostanza degli insegnamenti, più che ai dettagli delle sue parole.
La spiritualità dei cristiani che formano la Chiesa ha dunque due riferimenti molto chiari e solidi. La dimensione dell’essere discepoli del Signore è sicuramente l’ambito spirituale. Un ambito che non esclude la dimensione terrena, ma la illumina e la orienta verso Dio. L’atra sicurezza è che la composizione dell’organizzazione ecclesiastica è a servizio di una comunità credente e orante.
Si tratta di un percorso difficile, ma non esiste altra strada che dia senso all’essere Chiesa. E’ pur sempre una comunità composta da esseri umani, sia nei suoi battezzati che nelle sue guide, lo scopo finale rimane l’unione a Dio, chiamato salvezza delle anime.

23 Agosto 2020 – Anno A
XXI Domenica Tempo ordinario
(1ª lett.: Is 22,19-23 - 2ª lett.: Rm 11,33-36  – Vangelo: Mt 16,13-20)