21 maggio 2020 ore: 11:45
Società

Comprendere a quale speranza siamo chiamati

Oggi la Chiesa celebra la festa dell’Ascensione, a quaranta giorni dalla Pasqua. I racconti di Luca negli Atti degli Apostoli, di san Paolo nella Lettera agli Efesini e del brano del Vangelo di Matteo convergono tutti e tre nel medesimo messaggio

Il Signore Gesù, morto sulla croce, è presente nei cieli. Ha rivelato, per mezzo delle sue parole e delle sue opere, il volto di Dio.
Le scritture lasciano alcuni messaggi: il Signore è veramente Figlio di Dio, per questo è nella gloria; il suo messaggio non riguarda le vicende umane che riguardano la Chiesa; la sua missione era comunicare la verità di Dio stesso; la missione dei discepoli è di comunicare a tutto il mondo la sua parola. La Chiesa nasce con l’impegno di predicare “il regno di Dio”.

L’Ascensione

Il racconto dell’Ascensione è tratto dalla tradizione delle Scritture. Altri personaggi, nel Vecchio Testamento, erano state attratti al cielo. Nelle Scritture il più celebre episodio è quello del profeta Elia. Per la verità anche tra i pagani, per alcuni imperatori si raccontava di aver subito la stessa sorte: per sottolineare la loro importanza e il perdurare nel tempo della loro sapienza. Un modo simbolico per sottolineare che rimarranno presenti nella storia dell’umanità, nonostante la loro morte.

L’evangelista Luca riprende il racconto interrotto nel suo Vangelo. Sottolinea, oltre l’ascensione, un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli.
Il tema è chiaramente indicato, “parlando delle cose riguardanti il Regno di Dio”. Il messaggio è dunque esclusivamente religioso: offrire la dimensione spirituale della vita. I discepoli, ancora non comprendono; hanno dubbi e pensano a un regno terrestre che riguarda la loro terra: “Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».

La missione dei discepoli è dunque ben delineata. Agiranno in nome di Cristo, comunicheranno il suo messaggio; saranno assistiti da Dio nella loro missione; una missione che riguarda non solo Israele, ma tutti “fino ai confini della terra”. Con queste parole è tracciata la nascita della Chiesa che rimarrà fedele, anche se con limiti, alla chiamata di Gesù.

In sintesi: la missione è divina, affidata da Gesù ai suoi discepoli, impegno che travalica i confini della Palestina, ma è destinata a tutte le genti. La Chiesa non dovrà occuparsi delle cose terrene, ma dovrà attenersi al tema del “regno di Dio”: la sfera che riguarda la fede, la salvezza, lo spirito, l’eternità, la visione di Dio.

Lo spirito di sapienza

San Paolo elabora già una teologia. Spiega cioè la missione religiosa dei cristiani.
“Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.”

Si parla di uno spirito che permetta di conoscere la speranza di una vita per godere di una gloria che riallaccia ogni creatura al Dio creatore e Padre. Un messaggio alto e sublime: la prospettiva è dare senso alla vita nella dimensione dell’eternità. Una visione che travalica le vicende umane, oramai tutte tese alla visione finale che solo Dio può concedere.

Il Salmo può cantare:

“Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.”

L’anello che congiunge Dio agli uomini è Cristo. Con parole ispirate San Paolo scrive: “Tutto infatti egli [Dio] ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.”
Una missione che travalica le vicende umane, ma tutta orientata alla dimensione spirituale, finale della storia. Purtroppo, nell’esperienza quotidiana della Chiesa, questa missione vien confusa con gli atteggiamenti e i comportamenti dei cristiani e della loro gerarchia in pochezze che il quotidiano richiede.
Addirittura nelle vicende cristiane si insinuano atteggiamenti peccaminosi, ben lontani da quella sapienza e da quella speranza che Cristo ha lasciato per la sua Chiesa. Un’attenzione che va ricordata per non perdersi in un’organizzazione che sarebbe semplicemente umanitaria, ma che tradirebbe il compito proprio dell’annuncio del Vangelo.

Essi però dubitarono

L’evangelista Matteo, riprende la scena dell’ascensione e ritorna sulla missione dei discepoli con parole esplicite: “Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Nel brano, alla missione affidata viene annotato un comportamento dei primi discepoli, con le parole “Ma essi dubitarono”. In quel dubbio si insinuano le contraddizioni dell’operato dei cristiani. Un dubbio che mescola la cose terrene con quelle celesti; gli interessi mondani con gli atteggiamenti spirituali.
Un rischio sempre presente anche per gli scopi più nobili di ogni missione. Forse il ricordo che la creatura umana è comunque limitata e può essere contraddittoria.

24 Maggio 2020 – Anno A
Ascensione
(1ª lett.: At 1,11 2ª lett.: Ef 1, 17-23 – Vangelo Gv 14, 15-21)