28 gennaio 2021 ore: 16:15
Società

Essere profeta raccontando la verità

Dopo il brano che abbiamo ascoltato domenica scorsa sul tema della conversione, il Vangelo di Marco annuncia l’inizio della missione di Gesù. La località è Cafarnao, una cittadina sul lago di Tiberiade, lontana una cinquantina di chilometri da Nazaret. Il tema è l’essere profeta

Nel linguaggio odierno essere profeta fa pensare alla predizione del futuro. Nel linguaggio biblico è colui che si dedica alla causa di Dio e parla a suo nome, raccontando la verità. La storia di Israele e piena di profeti, a cominciare da Giona, Osea, Amos, Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele. Altri sono meno noti; comunque sono intervenuti nella storia di Israele a raccontare la verità e rimettere in sesto comportamenti e deviazioni.
Gesù viene annoverato tra i profeti. Con il dettaglio che immetterà nuove visioni nella religiosità giudaica. Talmente nuove da essere rifiutato e addirittura condannato.
In questo senso la figura di Gesù è in linea con la solitudine e la sofferenza di altri profeti che si sentono perseguitati e soli.

Celebre lo sfogo di Geremia, spinto dallo spirito, sottoposto a cattiveria e costretto alla solitudine:

«Mi hai sedotto, Signore, ed io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me. Quando parlo, devo gridare, devo proclamare: “Violenza! oppressione!” Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno. Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più a lui, non parlerò più in suo nome!” Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo».(Ger.20,7-9).

La caratteristica del profeta è di cercare la verità in rapporto alla verità di Dio. Il profeta ha una profondissima religiosità che gli permette, secondo la fede, di comprendere che cosa Dio suggerisce, a cui si aggiunge  il coraggio di esprimere ciò che è importante per la vita dei giusti.
Non a caso si citano spesso i “falsi profeti”: quanti non perseguono le vie del Signore, appropriandosi del titolo di profeta, ma orientano a forze e tendenze che allontanano da Dio, invece che avvicinarlo.
La funzione profetica è indispensabile in una comunità religiosa: ha la capacità di riportare a verità il messaggio divino, a prescindere delle circostanze, dalle consuetudini, dal torpore o addirittura dalle deviazioni che anche nella fede si possono verificare.
Il linguaggio profetico non è sempre di immediata comprensione: in qualche modo suggerisce cambiamenti, nuove prospettive; intuisce quanto nel comune sentire non è percepito. Da qui le incomprensioni, le solitudini e anche la sofferenza e l’ingiustizia.
La stessa autorità religiosa, a volte stenta ad ascoltare le parole del profeta, perché essa è tagliente, diretta, non ha remore, né timore della gerarchia. Non a caso, solo a distanza di anni si riconosce la verità del profeta, magari quando egli è già morto.

Il salmo 94 si raccomanda di ascoltare la voce del Signore, soprattutto quella profetica:

«Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce».

Il nuovo profeta

Il brano di Marco sottolinea la missione profetica del Nazzareno. Il luogo è la sinagoga. Gesù commenta le scritture e chi lo conosce si meraviglia: «In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi».
Gli scribi erano i saggi che interpretavano le scritture: una categoria di persone molto influenti. In parole oggi comprensibili potrebbero essere chiamati “i teologi”: coloro che, interpretando correttamente la scritture ,offrivano spiegazioni e indicazioni di condotta.
Gesù si distacca da queste categorie, perché suggerisce verità “nuove” e non soltanto spiegazioni. E’ il primo monito che l’evangelista suggerisce. Il nuovo profeta è qualcosa di più che un semplice profeta: è portatore di novità, pur essendo e dichiarandosi fedele alla dottrina giudaica.
Non a caso nel brano si fa cenno a un uomo particolare che grida: «posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Non sappiamo se e come l’avvenimento si sia verificato. L’evangelista l’ha incluso per esprimere (siamo all’inizio del Vangelo) chi è Gesù e che cosa è venuto ad annunciare.
E’ l’anticipazione di una dottrina nuova: presagio delle discussioni e delle tensioni che si verificheranno nella vita di Gesù e delle comunità cristiane in rapporto alle relazioni tra giudaismo e cristianesimo.


31 Gennaio 2021 – Anno B
IV Domenica del tempo ordinario
(1ª lett.: Gn 3,1-5.10 - 2ª lett.: 1Cor 7,29-31  – Vangelo: Mc 1,14-20)