21 febbraio 2020 ore: 14:46
Società

Se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due

Nelle domeniche precedenti, dopo aver ascoltato le beatitudini e l’esortazione ad essere sale della terra e luce del mondo, il capitolo quinto di Matteo, continua nell’indicare alcune antitesi. Dopo le prime sei, nel brano che leggiamo oggi, si aggiungono due grandi specificazioni rispetto all’antica legge ebraica

Con queste due antitesi si arriva a uno dei punti centrali della “novità evangelica”. La prima novità riguarda la legge del taglione “occhio per occhio, dente per dente”; la seconda novità “ama i tuoi nemici”.
Il livello di risposta diventa altissimo, perché le indicazioni del Vangelo superano la razionalità umana di una convivenza civile e si innalzano in un piano che solo una grande fede può suggerire.
La regola aurea della fede è già espressa nel libro del Levitico: «Siate santi, perché io, il Signore, Vostro Dio, sono santo. Attribuita Dio, la santità significa trascendenza, perfezione, grado supremo di separatezza».
Nel libro del Levitico l’indicazione di amare il prossimo è riferito al “fratello”. Il popolo ebraico si riteneva un popolo “eletto”. Questa coscienza rispettava i confini dell’appartenenza a Israele. Si escludevano quanti non fossero Ebrei. Ugualmente farà Maometto con l’Islam. Sono prediletti coloro che sono appartenenti alla propria religione. Si differenziano così le categorie degli “stranieri” per gli Ebrei, dei “pagani” per quanto non erano nati o diventati mussulmani.
Il cristianesimo non farà più distinzioni. Assume il concetto di Dio come “creatore dell’universo “ e come “padre”. Le distinzioni nel mondo scompaiono.
E’ uno dei motivi per l’accettazione della fede cristiana per chiunque sia nel mondo: senza distinzioni di nascita, di ceto, di età, di salute.
Un respiro universale che farà diventare la fede cristiana possibile per qualsiasi cultura, in qualsiasi età, in ogni luogo..

Per questo motivo il  salmo 102 può cantare:

«Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono».  

Dall’appellativo di Padre, attribuito a Dio, scaturisce la condizione di figli dello stesso Padre e quindi di fratelli e di sorelle per ogni creatura umana.
Da questa visione – e solo da questa – è possibile comprendere le indicazioni suggerite dal brano di Matteo.

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

E ancora:

«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». 

La radice di queste indicazioni è data nel finale dell’espressione: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». 
La base del messaggio rimane Dio come Padre che si comporta nei confronti delle creature umane come tale. Prevale non la razionalità umana, ma piuttosto l’atteggiamento paterno che vede, anche nel nemico, un proprio “figlio”.

E’ certamente difficile impostare le relazioni con chi è accanto (magari ostile) in regime di fratellanza. Ma così agisce Dio, anche quando è offeso, dimenticato, bestemmiato. Perdona perché vuol bene. Solo una fede molto matura può arrivare ad accogliere il messaggio evangelico.
Tutte le volte che il richiamo morale indica accoglienza, perdono, aiuto il riferimento è all’agire di Dio. Non si tratta di esagerazioni, ma della fonte primaria della fede, senza la quale sono sufficienti le risposte razionali che non possono accogliere le indicazioni di Cristo. I riferimenti si rifaranno ai costumi, alle leggi civili, alla gestione della cosa pubblica: tutti elementi utili, lontani però dalle indicazioni del Maestro.


23 Febbraio 2020 – Anno A
VII Domenica del Tempo ordinario
(1ª lett.: Lv 19, 1-2. 17-18 - 2ª lett.: 1 Cor 3, 16-23 – Vangelo: Mt 5, 38-48)