19 giugno 2020 ore: 15:41
Società

I capelli del vostro capo sono tutti contati

Il tema proposto da questa domenica è serio e grave. Dalla prima lettura, al brano di San Paolo e poi al Vangelo di Marco, sono posti alla comune attenzione la paura e la morte

Il brano dell’evangelista ripete per ben tre volte: “non abbiate paura”. Invece la morte, come fatto grave di interruzione della vita, fa paura. Le fantasie per dopo la morte, nel tempo, hanno immaginato il nulla, il fuoco della Geenna, addirittura, a consolazione, la reincarnazione. Immaginazioni che hanno tentato di dare una risposta al mistero della morte.
Razionalmente la morte è un fatto naturale. C’è un inizio e una fine. Le persone hanno una finestra entro la quale condurre la propria vita. Con un andamento che inizia esplosivo in termini di crescita (la nascita), un periodo di maturazione (l’età adulta) e un deperimento immerso nel tempo che annuncia la fine.
I messaggi religiosi della religiosità ebraica e, a seguire, quella cristiana, offrono una prospettiva che va oltre la morte.
La caratteristica del messaggio cristiano è che Dio è presente dalla nascita alla morte. Non solo in termini vitali, ma addirittura di conoscenza. Tale presenza, oltrepassa il tempo e si proietta nell’eternità.
Nella vita sono molti i misteri che intervengono nell’esistenza di ognuno: tali misteri saranno rivelati perché dopo la morte arriverà l’illuminazione che svelerà tutti i misteri.
Il salmo 68, con parole poetiche, esprime il dramma della solitudine e dell’angoscia e la richiesta di vicinanza da parte di Dio.

“Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi.”

Non potranno prevalere

E’ una preghiera appassionata a cui fa eco la lamentazione del profeta Geremia, perseguitato e lasciato solo, con la minaccia di morire:

“Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!”

La situazione indicata dal profeta si aggrava perché, la probabile morte è frutto di persecuzione. Un elemento nuovo che si aggiunge al fatto naturale del fine vita, in presenza di un male morale che procura una morte ingiusta.
La morte dunque non è solo evento naturale, ma può essere conseguenza della cattiveria umana.
In ambedue le circostanze l’invocazione è a Dio che risponde “Non abbiate paura!”. Una risposta che diventa certezza solo a fronte di a una fortissima fiducia nel Dio al quale si crede.

I capelli del vostro capo sono tutti contati

Il brano di Matteo, vuole rispondere al mistero della morte, sia quella naturale che quella procurata con la persecuzione. Ritorna l’esortazione a non avere paura, perché Dio è presente e vigila sulla vita delle sue creature. Nello stile ebraico, per affermare l’idea di questa presenza, Matteo ricorre a riferimenti della vita quotidiana: anche la vita di due passeri e il numero dei capelli sono conosciuti da Dio; tanto più è alta l’attenzione alle sue creature.
Da qui l’esortazione a “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.”
Il chiaro riferimento è alla propria fede che può essere proclamata, senza rinchiudersi nella dimensione di un’esistenza attenta solo alle leggi naturali della vita.
Un salto di qualità che, in parole semplici si può tradurre: vivete con fede, proclamando la verità, senza il timore di chi potrebbe perseguitarvi.
E’ l’indicazione seguita prima di tutto da Cristo, come ricorda San Paolo nella lettera ai Romani, ma anche da tutti i cristiani che vivono con l’attenzione non solo alla dimensione fisica, ma anche a quella spirituale.
Un’esortazione che avvalora la dignità del significato dell’esistenza, perché offre il significato pieno del vivere che non è soltanto sopravvivenza fisica ma progetto pieno di significati spirituali e morali.


21 Giugno 2020 – Anno B
XII Domenica del tempo ordinario
(1ª lett.: Ger 20, 10-13 - 2ª lett.: Rm 5,12-15; Vangelo; Mt 10, 26-33)

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