16 ottobre 2020 ore: 15:12
Salute

I cristiani e il bene comune

La questione posta a Gesù dai farisei e dagli erodiani sui tributi da pagare ai Romani, in realtà pone la grande questione dei comportamenti del cristiano nei confronti dell’autorità statale e del bene comune

I cristiani e il bene comune

La discussione si rifà alla domanda: quale condotta debbono tenere i discepoli del Signore nei confronti della vita pubblica, di cui la politica, intesa come gestione del bene comune, è espressione? Le risposte nella storia sono stati molte, anche contraddittorie. I cristiani, fino alla pace di Costantino (anno 324) sono stati perseguitati, perché contrari all’idolatria dell’imperatore romano. Con la costituzione dell’impero originato da Carlo Magno, la Chiesa entra sempre più nella gestione della cosa pubblica, fino a costituire un proprio regno, affermando la dottrina che tra Pontefice e Imperatore, è il primo ad avere maggiore autorità.
Nei secoli, con la costituzione prima delle città libere e poi di singoli regni territoriali, la storia si avvia verso l’indipendenza dall’autorità della Chiesa, dirigendosi verso lo schema della nazione.

Con la rivoluzione francese, sorretta dalle correnti illuministiche, sorge lo Stato moderno, fino a giungere all’attuale modello chiamato democratico, nel quale ogni cittadino elegge i propri rappresentanti che provvederanno a gestire le cose comuni.
L’attuale assetto che nella maggior parte d’Europa si è affermato è il triplice gradino che compone l’autorità pubblica: Comuni, Regioni, Stato, organi ai quali sono affidate, con competenze diverse, le funzioni necessarie di governo della vita comune.
L’autorità giudiziaria è sottratta, non dappertutto per la verità, all’autorità statale.
Il cristiano, come cittadino, è chiamato a esprimere la propria adesione alle ipotesi politiche che, di volta in volta, vengono proposte.

La domanda posta a Gesù sui tributi, è attuale

La domanda dei farisei e degli erodiani posta a Gesù è pertinente. Se avesse risposto sì al pagamento dei tributi avrebbe tradito le attese che molti ebrei avevano in lui come Messia, salvatore dall’invasione straniera. Se avesse risposto no sarebbe incorso nella persecuzione che il dominio romano, soprattutto a proposito di tributi, avrebbe scatenato.
La risposta che offre il Signore riporta alla missione propria del Salvatore. Egli è venuto ad annunciare il Regno: a raccontare cioè chi fosse Dio e quali strade per conoscerlo e per seguirlo.

Nella pratica le condotte dei cristiani in politica sono state contraddittorie: da una parte la volontà di intervenire direttamente nella gestione della cosa pubblica, costituendo partiti con la sigla cristiana; dall’altra una scissione tra comportamenti personali e comportamenti pubblici.
Questo problema è stato affrontato anche a proposito delle beatitudini che il Vangelo di Matteo ha indicato ,suggerendo i comportamenti pratici che i cristiani sono chiamati a seguire.
Una prima corrente ha accolto le beatitudini (siate poveri, umili, misericordiosi, puri di cuore …) alla lettera. Nella storia della chiesa, dai primi monaci del deserto e, più tardi, i religiosi e le religiose hanno accolto alla lettera tali indicazioni.
Al contrario c’è stato chi (la dottrina luterana) ha affidato allo Stato le funzioni di azioni evangeliche. Infine c’è stato chi si è inserito, con una propria identità nella gestione della cosa pubblica (i partiti cristiani).
La risposta migliore è la coerenza del messaggio evangelico che si esplica sia nella vita privata che in quella pubblica. Da rifiutare le separazioni e contraddizioni tra cittadino e cristiano.

La dottrina sociale della Chiesa

L’orientamento della Chiesa sulla gestione del bene comune è stato ampiamente illustrato, soprattutto nei tempi moderni.
La dottrina cristiana tende a garantire una convivenza accogliente, pacifica, rispettosa dei diritti di tutti, con attenzione speciale a chi è ultimo e non raggiunge un insufficiente grado di benessere.
Chi agisce nella vita pubblica è chiamato a non tradire i principi di verità, di giustizia e di misericordia e di equità.
Esempi molto pertinenti sono stati offerti recentemente da Papa Bergoglio che ha avuto la forza e l’autorità di far emergere il rispetto del creato (Enciclica Laudato sì) e lo spirito di fratellanza (Enciclica Fratelli tutti), in un tempo nel quale prevalgono interessi di parte e mercantilismo senza limiti.
Il tutto espresso in clima di libertà e di democrazia. La capacità di essere incisivi dipende da cristiani convinti di salvaguardare e implementate valori di vita.
Altre strade non esistono: rinchiudersi in piccoli angoli di gruppi dove tutti sono cristiani non incide nella coscienza collettiva. Come non è pensabile un’imposizione religiosa, senza il rispetto delle opinioni altrui (si pensi all’impostazione statale della legge coranica negli Stati arabi).
L’uguaglianza e il rispetto delle opinioni è indubbiamente un valore da non rinunciare; in questa libertà si esercita la dialettica delle varie convinzioni e soluzioni.
Il Signore, nella sua sapienza e generosità, ha disposto quanto necessario ad una vita soddisfacente e significativa. La libertà di ogni discepolo sceglie le indicazioni del Signore..

Il cristiano può celebrare, a gran voce, la lode a Dio espressa dal Salmo:

“Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. 

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.”


18 Ottobre 2020 - ANNO A
XXIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO
(1 lett. Is 45,1.4-6 - 2 lett. 1Ts 1,1-5 - Vangelo Mt 22,15-21)