7 gennaio 2021 ore: 15:04
Società

I primi trent’anni di Gesù: un dialogo intenso con sua madre

Dopo la festa dell’Epifania (la presentazione del neonato Gesù al mondo, con la presenza dei Magi), la Chiesa procede al ricordo del suo battesimo

I primi trent’anni

Con il battesimo di Gesù sono trascorsi trent’anni circa: tempo di cui non sappiamo nulla. Eppure la domanda rimane. Come avrà trascorso la sua giovinezza e la sua maturità? Quando e come ha deciso di intraprendere la missione dell’annuncio del “nuovo regno”’?
Da ciò che sappiamo della vita pubblica, è possibile immaginare come sia vissuto. I racconti dei Vangeli lasciano traccia delle sue attenzioni.

Sono stati notati “il dolore e la gioia di una donna nel dare alla luce un bambino; l'autonomia della quale gode un giovane, e la stato di dipendenza nel quale versa invece una persona anziana; il clima di aspet­tativa che precede il giorno delle nozze; il diritto dell'operaio di ricevere il salario che gli è dovuto per il suo la­voro, la sua fatica e, prima, l'attesa d'essere assunto a giornata; la condizione dei servi e delle donne o la miseria di chi è costretto a chiedere elemosina e il lusso di chi abita nei palazzi; i giochi dei ragazzi sulla piazza; le inimicizie tra vicini; i gesti quotidiani di una donna che  macina il grano, impasta la farina o rattoppa un vestito; il desiderio di non mancare al dovere dell'ospitalità nei confronti di un amico potendo contare sull'aiuto di un altro amico; il senso della stanchezza e dell'oppressione, il bisogno di sollievo, la paura, il timore per il domani.

Le differenti disposizioni d'animo dei bambini e degli adulti, il sorgere del sole, la pioggia, il mutare dei giorni e del tempo; la semina, i primi germogli e il raccolto, i frutti, lo straripare dei fiumi e il soffiare dei venti, una chioccia che protegge i suoi pulcini, le pecore e i lupi, i passeri, i buoi e gli asini, le serpi.”

Il dialogo con sua madre

Molti di questi riferimenti si trovano nelle parabole. Racconti che, partendo da vicende di tutti i giorni, innescano un insegnamento morale e spirituale. Linguaggio alla portata di tutti perché a conoscenza di chi ascolta con un insegnamento immediato: in alcuni casi spiegato.
La vita quotidiana di Nazzareno si è svolta in un villaggio palestinese, lavorando da carpentiere, con qualche pellegrinaggio al tempio a Gerusalemme.
Avrà avuto un dialogo intenso con sua madre. Nei racconti dell’infanzia Luca ci fa sapere che Maria “conservava tutto nel suo cuore”. Era naturale che madre e figlio parlassero. La madre sarà rimasta perplessa sulle intenzioni di questo suo figlio speciale. Ma anche incantata perché aveva dei propositi che andavano oltre la legge, con uno sguardo aperto, incoraggiante e nuovo.
Avrà raccomandato di essere attento ai possibili suoi nemici. Avevano autorità, contavano e soprattutto si credevano osservanti, quasi perfetti: alcuni più tradizionalisti, altri agguerriti, intenti a liberare Israele dal dominio romano.
Nel tempo il Nazzareno maturerà l’idea che un Dio vero non poteva scendere a dimensioni di rivalsa e di punizioni: sentimenti pure comprensibili nella psicologia umana, ma non accettabili da un Dio di giustizia e verità. Maturerà un’altra visione di Dio che libererà definitivamente dalla descrizione troppo umana della divinità.
Una seconda riflessione l’ha portato sicuramente a riflette sull’interpretazione della legge.
Avrà pensato che era inutile fare un elenco di tutte le prescrizioni, alcune delle quali non proprio utili. Era giusto raggruppare il tutto nella legge che sarà chiamata “la regola aurea”: ama Dio e ama il prossimo.
Le riflessioni saranno state accompagnate da una preghiera costante, da bravo fedele. Avrà pregato tre volte al giorno come imponeva la legge ebraica: al mattino, al pomeriggio, alla sera.
Una terza attenzione sul Tempio: Dio non poteva abitare in un solo luogo, ma è presente nel cuore di tutti. Basta invocarlo perché lui, con lo Spirito, risponderà illuminando, confortando e, se necessario, anche, rimproverando.
I pensieri saranno stati elaborati a lungo; quasi macerati dentro di sé, nella consapevolezza di non tradire la religiosità, senza diventare schiavo di dettagli umani.

Figlio di Dio

Non sappiamo se la scintilla che abbia fatto scattare la missione del Signore, sia stata la predicazione del Battista. Sicuramente aveva stima del suo parente, impressionato da fascino delle sue parole e dalla coerenza della vita.

Gli evangelisti, quando sono in difficoltà, immettono l’intervento divino:

“E venne una voce dai cieli, che diceva: 'questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto'” (Mt 3,17). Marco e Luca scrivono invece “Tu sei il mio Figlio, il prediletto, in te mi sono compiaciuto”. La differenza è stata notata perché nella prima dizione si utilizza la terza persona e, con riferimento a Gesù è detto nel quale; nelle altre due versioni c’è invece il riconoscimento a Nazzareno di essere “figlio di Dio”.
Sarà una lunghissima discussione per capire che significa esattamente essere “figlio di Dio”.
Il battesimo è un impegno che mette in comunicazione con il Dio cristiano. Un legame che durerà per tutta la vita, presupponendo fedeltà, partecipazione e approfondimento.

La Lettera di San Giovanni sintetizza bene: "In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede."


10 Gennaio 2021 – Anno B
Battesimo di Gesù
(1ª lett.: Is 55, 1-11 - 2ª lett.: 1Gv 5,1-9 – Vangelo: Mc 1,7-11)