4 gennaio 2021 ore: 18:00
Società

Scienza e trascendenza: due mondi inconciliabili?

Si conosce bene la scena dei re Magi. Appare come un racconto innocente e anche grazioso. Per alcuni versi addirittura suona come una favola

Il brano di Isaia è pieno di gioia e di speranza:

«Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te… Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.»

E’ lo splendore di un’epoca d’oro, durante la quale il popolo di Israele sarà al centro del mondo.

Non di meno il salmo 71:

«I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.»

San Paolo, riporta a verità evangelica l’evento della nascita di Gesù; parla del mistero rivelato: «le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.»
A ben leggere l’avvenimento, le riflessioni portano a esaminare domande profonde poste dall’episodio.
Il racconto  fa emergere prima di tutto la discordanza tra la semplicità e la complessità dell’evento.
Dal quadretto narrato da Luca la scena si svolge alla periferia dell’impero, con la nascita di un bambino di una semplice famigliola di Nazaret. Nulla di speciale perché gli interlocutori sono dei pastori del luogo, oltre i genitori del neonato. Alla scena però intervengono dei personaggi importanti e sconosciuti che finiscono con l’adorare quel bambino, offrendo beni preziosi, indirizzati a quell’evento dal re, con la guida di una stella.

La rivelazione chi sia quel bambino è piena di mistero e di domande. In altra parte del Vangelo si dirà che «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore».
La scena pone anche il dilemma della confluenza tra scienza e trascendenza. Da una parte un fenomeno naturale come la nascita di una creatura e dall’altra  l’intervento di personaggi di scienza che “adorano” la creatura.
Un dilemma che oggi forse più di ieri interroga le coscienze. Sono due mondi inconciliabili? La religione è solo fiducia non fondata su dati sperimentali a differenza della scienza che è sostanzialmente sperimentazione. L’uomo è complesso a tal punto da essere un corpo dotato di spirito che apre le intelligenze ad altri mondi non verificabili con elementi organici.
Sicuramente ogni individuo, pur avendo le stesse basi chimiche e fisiche della specie, ha una personalità che lo porta a pensare, ad agire, a comportarsi in maniera unica, così da essere in relazione con chiunque incontra, perché non esiste un clone della sua personalità.

Nel racconto dell’epifania si parla molto di luce: la luce ha il corrispettivo nelle tenebre. Con la luce esiste la vita, con le tenebre si spegne ogni possibilità di esistenza. Nella quotidianità si ripete all’infinito la scelta tra la luce e le tenebre. Scelte personali e, a volte inspiegabili, che offrono la radice della libertà. Un elemento unico affidato agli esseri umani che vivono con leggi della natura (nascita, crescita, alimenti, condizioni atmosferiche e culturali) che però hanno, anche se limitatamente, possibilità di scegliere quale via scegliere.

Non a caso, nell’episodio dell’Epifania, è presente la scelta fondamentale tra la vita e la morte.
Alla nascita si Gesù si contrappone la strage degli innocenti. A un bambino nato si risponde con la morte di molti altri bambini.
La riflessione si allarga alle sorti dell’umanità. Non tutti i bambini nati sopravviveranno: non fatti nascere, morti per carestie, fame, malattie. La volontà umana ritorna prepotente perché la nascita e la sopravvivenza di creature concepite e nate dipendono da atteggiamenti umani. Alcuni dovuti a scelte singole, altri a comportamenti collettivi.

Infine la nascita di Gesù dice che c’è stata accoglienza: non sempre le  creature nate sono accolte adeguatamente. Alcune sono soppresse, altre dimenticate, altre lasciate morire. Altre infine curate nei dettagli.
L’epifania interroga profondamente sul significato della vita: soprattutto perché affronta l’atto iniziale della nascita di Gesù; speciale, ma pur sempre creatura umana.


6 Gennaio 2021 – Anno B
Epifania del Signore
(1ª lett.: Is 60,1-6 - 2ª lett.: Ef 3,2-5.5-6 – Vangelo: Mt 2,1-12)